Home NBA PlayoffsNBA Playoffs 2017Kyrie Irving, il fedelissimo scudiero di King James

Kyrie Irving, il fedelissimo scudiero di King James

di Alessandro Ranieri
Kyrie Irving

I due verdetti, a Est e Ovest, hanno ancora voluto che la finale mettesse, per la terza volte consecutiva, di fronte LeBron James contro Stephen Curry. L’anno scorso sappiamo come si è conclusa, e i Warriors sono affamati di vendicare quella pesante sconfitta. Arrivano da uno splendido momento di forma e imbattibilità, con 12 vittorie e 0 sconfitte, in questi playoff. L’ultima serie con gli Spurs ha dato chiara dimostrazione delle capacità fenomenali dei ragazzi di Steve Kerr: dall’altro lato, i Cavs hanno spazzato via a fatica i Celtics. Ovviamente, uomo copertina LeBron e spalla imprescindibile Kyrie Irving. La point guard di Cleveland  ha deciso le ultime Finals in gara 7, a Oakland. Una tripla impossibile ma che solo un giocatore di talento, come Irving, capace di rimanere concentrato nel momento decisivo della stagione. Da quel momento in poi è diventato un vero e proprio eroe per tutta la città. Ha regalato a Cleveland un titolo sportivo che mancava da più di 20 anni. Un’autentica impresa.

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Kyrie Irving in azione durante gara 7 delle Finals 2016

The clutch man

Non possiamo dimenticare la stoppata su Iguodala ad opera di James, da dove è nato il clutch shot di Irving, che ha messo fine alle speranze Golden State. Sul 3-1 Warriors, insieme al King, in gara 5 il numero 2 sfoderò una prestazione da 41 punti che riaccese la sua squadra, ormai pronta ad abbandonare il campo in modo drastico. Prima del ritorno di James in patria, Irving era considerato l’unico trascinatore della squadra in grado di rialzare una città sempre più afflitta nelle continue disfatte. Sembrava aver riacceso una luce che da tempo era stata spenta; il ritorno del figliol prodigo poi è stato un salto di qualità collettivo ma anche individuale per Uncle Drew. Giocatore formidabile nel palleggio, nel tiro da 3 e in penetrazioni fulminanti, si è sempre distino con queste abilità che hanno plasmato la sua identità. Mancava chi lo sostenesse tecnicamente e psicologicamente: James lo ha aiutato in maniera netta nella sua crescita, sotto ogni aspetto.

 

Giocate di qualità

Dopo la vittoria sorprendente del titolo, bisogna mantenere lo scettro di comandanti della lega. E chi c’è, tanto per cambiare, a contrastarli? Gli amati Warriors. Abbiamo avuto piena prova che le statistiche, sono solo dei numeri: alla fine vince chi ha più voglia e ci mette tutto se stesso per arrivare in cima. Curry e compagni hanno sfidato, in finale di Conference, gli Spurs di Gregg Popovich. L’allenatore di San Antonio, intervistato alla vigilia dell’incontro, rispose cosi a chi gli chiese quale fosse la strategia pensata per contrastare i vice-campioni in carica: “Pregare.” Purtroppo, neanche affidarsi alla religione ha frenato la forza della franchigia californiana. Un secco 4-0, chiaro messaggio ai finalisti che dovranno avere un impatto più che positivo per provare ad annientarli. Dall’altro lato, i Cavs arrivano da una serie ostica contro i Boston Celtics. Al timone dei propri compagni, LeBron James e Kyrie Irving  hanno spazzato via i verdi con prestazioni sopra la media; gara 2 visto il giocatore protagonista con 42 punti in 41 minuti di partita, di cui 21 nel solo terzo quarto. Roba per pochi. Questa serie, non ha fatto altro che confermare le qualità fenomenali del playmaker dei Cavs e una leadership importante. Cleveland è una squadra che ha accresciuto negli ultimi anni le proprie capacità, specialmente nella fase offensiva con una media di 120.7 punti a partita. Ma il punto critico su cui Tyronn Lue preme molto è la difesa in cui i Warriors sono ben radicati con una efficienza media di 99.1 punti subiti. Sulla baia c’è un Kevin Durant in più capace di fare la differenza come ha già ampiamente dimostrato. Lo scontro con Kyrie Irving  darà spettacolo e creerà scintille per chi avrà la meglio sul campo. Due giocatori necessari per entrambe le squadre, soprattutto per la capacità di tiro dall’arco e la velocità in isolamento.

 

Scintille o amore?

Un altro motivo, per Kyrie Irving di dare il meglio di sè sarà lo scontro a distanza con Mike Brown. Il rapporto, in cui il coach era a Cleveland, è sempre stato tempestoso dove ha provato a inalare nel ragazzo delle doti difensive ma lui era più orientato verso l’attacco. Qualche giorno fa, in una dichiarazione a The Undefeated, Brown ha affermato:

“Era uno di quei ragazzi con estremo talento, e quando se ne accorse, è diventato immarcabile.  Ha più abilità di qualunque altro nella Lega. Dovrebbe essere in una delle squadre Top dell’NBA”. 

Prove di riconciliazione o solo ammirazione? La risposta sarà nel campo, quando il fattore psicologico determinerà chi va in paradiso e chi va all’inferno.

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