Già da qualche giorno siamo immersi nelle NBA Finals 2017 tra Cleveland Cavaliers e Golden State Warriors. Al momento il confronto sembra essere impari. I californiani alla Oracle Arena paiono imbattibili e infallibili, portando a casa entrambi i referti rosa. Lo strapotere delle superstar dei Warriors ha letteralmente preso il sopravvento sui Cavs.
A Cleveland è mancato molto in queste due partite. LeBron James ci ha messo tutta la grinta e la passione per ottenere qualcosa di buono, ma non è stato sufficientemente supportato dai compagni di squadra.
In particolare è mancato l’uomo – assieme al nativo di Akron – più decisivo della franchigia nonché castigatore di Golden State nel 2016: Kyrie Irving .

Kyrie Irving e LeBron James
A scanso di equivoci, mettiamo immediatamente le cose in chiaro. Non stiamo dicendo – lungi da noi! – che le due sconfitte ad Oakland siano arrivate solo ed esclusivamente a causa delle brutte prestazioni di Kyrie Irving.
Ribadendo che il roster dei Golden State Warriors è completo, rabbioso e con un tasso di bravura infinitamente alto, occorre fare però una riflessione sul numero 2 dei Cleveland Cavaliers.
Innanzitutto, per rincuorare i tifosi dei Cavs, si può dire che sia un deja vù. Infatti, come successo nelle trionfali Finals 2016, Kyrie Irving i due appuntamenti inaugurali sul parquet della tana di Golden State, li aveva falliti rivelandosi più un fattore ‘disturbante’ per i suoi compagni piuttosto che d’aiuto alla causa.
Il ragazzo del ’92, nato a Melbourne, se consideriamo solo esclusivamente i punti realizzati, non è andato malissimo: in gara1 ne ha messi a segno 24, mentre in gara2 19. Quello che però preoccupa lo staff e, soprattutto, i supporters dei Cleveland Cavaliers è la gestione dei possessi e dei tiri da parte di Kyrie Irving.
Il talento proveniente da Duke è stato messo in difficoltà e ha sofferto la difesa asfissiante di Klay Thompson costruendo pessime azioni offensive e arrivando scarico e demoralizzato in difesa.
Non solo in attacco dunque, ma anche in ‘fase di non possesso’ è stato rivedibile: Stephen Curry ha potuto tirare svariate volte smarcato per via di brutte disattenzioni che alle Finals – e contro un tiratore eccezionale – non sono permesse.
Insomma, al momento, il Kyrie Irving delle scorse Finals, combattivo e determinato (oltreché determinante) è molto lontano e di quello attuale non ha nemmeno la parvenza.
Un po’ tutti – avversari compresi – si aspettano qualcosa di più per le due sfide alla Quicken Loans Arena di Cleveland. In Ohio, i campioni NBA in carica, saranno spinti dal proprio pubblico e chissà che Kyrie Irving non possa ritrovare il ritmo che finora gli è mancato. La serie è ancora molto lunga e nulla è compromesso. I Golden State Warriors sono in stato di grazia, mentre i Cavaliers – LeBron James a parte – sembrano capirci poco o nulla.
Se i ragazzi di coach Tyronn Lue vogliono avere delle speranze di ribaltare la serie e di tornare nella baia ancora in partita hanno bisogno di tutti, soprattutto di un leader e trascinatore come Kyrie Irving.
L’ambiente della Oracle Arena non ha di certo aiutato i Cavs ad entrare nella serie, ma davanti al proprio pubblico qualcosa può cambiare: a Kyrie Irving e agli altri poco incisivi (JR Smith o Tristan Thompson per citarne un paio) serve maggiore tranquillità e maggiore spinta dagli spalti.
In conclusione dunque, i Cleveland Cavaliers devo raddrizzare il tiro non solamente dal punto di vista tecnico, ma anche psicologico. Allora quale migliore occasione di gara 3 per farlo?

