Lamar Joseph Odom, giocatore che personalmente ho sempre amato, vincitore nel 2011 del premio Sixth Man of The
Year e vincitore di due titoli NBA entrambi con la maglia dei Lakers (2009-2010), analizzeremo oggi il suo apporto nell’annata 2007-08 in cui i lacustri arrivarono alle Finals anche per merito suo.
Giocatore scelto dai Clippers nel Draft NBA del 1999 come 4^ scelta assoluta, dà subito prova delle sue strabilianti doti
cestistiche, passa successivamente in Florida alla corte dei Miami Heat e dal 2004 sbarca nuovamente in quel di L.A.
sponda giallo-viola, nella stagione 2007-08 i Lakers trascinati da un ottimo Kobe Bryant e da Odom, Gasol e Ariza chiudono la
regular-season con il miglior record ad Ovest con lo stupefacente record di 57 vittorie e appena 25 sconfitte, superando gli Hornets di Chris Paul e gli Spurs di Duncan, entrambe con 56 vittorie.
Lamar disputò 77 partite partendo in tutte da titolare, giocando in media 38 minuti a gara, viaggiò su cifre importanti per un
comprimario, 14.2 punti di media conditi da 10.6 rimbalzi (la miglior media della sua carriera) e 3.5 assist, tirando col 52.5% dal campo.
Nella Eastern Conference, i Boston Celtics, reduci da una free-agency molto ghiotta, avevano rinforzato moltissimo il 
proprio roster, aggiungendo due pedine fondamentali come Ray Allen e Kevin Garnett, presi rispettivamente dai Sonics (franchigia oggi scomparsa) e dai Timberwolves, riuscendo così ad innalzare il proprio potenziale al livello di vera contender.
I Celtics in quella stagione riuscirono a fare ancora meglio dei Lakers e arrivano ai Playoffs con 66 vittorie nella regular-season (avete letto bene).
Nel primo turno dei Playoffs, Bryant e compagni affrontarono i Nuggets di Melo Anthony e Allen Iverson, ma non ebbero
alcuna difficoltà a rimandarli a casa con un netto 4-0, nelle semifinali di conference si trovarono di fronte agli Utah Jazz
reduci da un’ottima stagione (54 vittorie), ma anche qui non ci fu storia e i Lakers passarono il turno in 6 partite, arrivarono
così alle finali di conference pronti a scendere in campo contro una delle rivali di sempre ovvero gli Spurs, la serie arrivò fino a Gara 6 ma i losangelini si dimostrarono una squadra solida e riuscirono ad imporsi sui texani per 4-2.
Eccoci quindi al momento più atteso, quello delle Finals, da un lato Kobe, Gasol, Odom e Fisher, dall’altra Rondo, Sugar
Ray, Paul “The Truth” Pierce e KG, c’erano tutte le carte in tavola per dar vita ad una serie epica e così fù.
Lamar ebbe l’ingrato compito di difendere per tutta la serie contro Pierce e Garnett, riuscendo abbastanza bene a tenergli 
testa, i Celtics con la loro enorme chimica di squadra però, trovarono il giusto ritmo e fra circolazioni di palla e giochi fuori
dall’arco neutralizzarono i Lakers, soprattutto nell’ultimissima Gara 6, Ray Allen e KG salirono entrambi in cattedra realizzando 26 punti a testa e trascinarono alla vittoria per 131 a 92 i bianco-verdi, 17° titolo per la franchigia del Massachussets e giochi chiusi.
Odom in quei Playoffs scese in campo 21 volte, sempre in quintetto, e realizzò 14.3 punti a serata, catturò 10 rimbalzi e smistò 3 assist, sicuramente una delle sue migliori performance cestistiche nella post-season.
Ecco alcune azioni di quella emozionante Gara 6 al TD Garden:
per NBAPassion,
@LucaNikoNicolao


ter, riuscirono a passare il turno in 6 partite (4-2) e Pavlovic fece registrare il suo record di punti segnati nei Playoffs in Gara 2 con 17 punti a referto.
talento
male per la franchigia
Dwyane Wade, Walker





difensore con le sue braccia lunghe e la sua reattività, Prince condusse una buona stagione (la sua seconda in NBA), giocando tutte le 82 partite e partendo titolare in 80 di esse, la sua media realizzativa fù di 10.3 punti a partita, con quasi 5 rimbalzi e 2.3 assist.

povich c’era anche un altro grande giocatore, uno che fece della difesa il suo marchio di fabbrica, sto parlando di Bruce Bowen.
















ale per un veterano e diventa subito una pedina fondamentale nelle rotazioni della squadra.
giocare anche come ala grande nonostante i suoi 2.03 m e il suo dinamismo da ala piccola classica, resta due anni nel New Jersey segnando in media 8.1 punti e 3 rimbalzi.
probabile stella NBA a finire a giocare in Romania, queste sono domande alle quali nemmeno il genio di Javale McGee sarebbe
una qualsiasi cittadina italiana, una di queste squadre porta scritto sulla divisa Homenetmen Beirut e quel ragazzo poco più alto di 1.90m tutto un fascio di muscoli attira la mia attenzione, leggo bene il nome sulla maglia e vedo scritto McCants…quel cognome mi rimbalza subito alla mente ma mi dico – sicuramente sarà qualcuno con lo stesso cognome – e invece è proprio lui, Rashad McCants di North Carolina che giocava in NBA con la maglia dei T’Wolves.



ortare lui e la sua numerosa famiglia lontana dal ghetto texano in cui vivono.

nel roster per la Summer League ma dopo appena una ventina di giorni lo spediscono a Houston in una trade a tre.