4. C.J. McCollum

Damian Lillard è Portland, ai Blazers decide anche il colore delle maniglie delle porte ed è più amato in città di Ned Flanders, quando tra cento anni non ci sarà più a Portland compariranno targhe sui muri delle case che diranno “Il 7 maggio del 2034 Damian Lillard dormì qui”, come Garibaldi.
Discorso diverso per C.J. McCollum, che di Lillard è il sodale, il feldmaresciallo, l’alleato.
Il prodotto di Lehigh è anche di due anni più giovane di Lillard, e al contrario di Dame non ha mai giurato amore eterno a Portland (pur trovandosi benissimo). I Trail Blazers sono partiti in stagione con ambizioni, stanno tenendo botta nonostante una difesa ballerina ma come al solito la sfiga si è abbattuta su di loro con gli infortuni di Jusuf Nurkic e Zach Collins.
In passato diverse squadre hanno chiamato per chiedere informazioni su McCollum, e Neil Olshey non ha mai risposto. In questa stagione C.J. McCollum è partito fortissimo, ha già segnato due tiri pesantissimi per vincere due partite in rimonta ed è uno dei migliori closer della NBA. Squadre che fanno una fatica dannata a vincere in volata (I’m talking to you, Philadelphia 76ers) dovrebbero fare follie per uno come C.J., e al tempo stesso se una contender vera e magari meno perseguitata dalla iella dovesse farsi avanti, McCollum resisterebbe alle sirene?
Difficile da dire. Più facile però immaginare McCollum ai Sixers con Embiid (sorry, Ben), McCollum a Denver con Murray e Jokic, o McCollum a Brooklyn con Durant e Harden.

