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Calipari alla conquista della NBA

di Raffaele Camerini
John Calipari Basket

John Calipari

Com’è possibile che il prodotto locale Derrick Rose all’età di 18 anni, invece che rimanere in Illinois dove ha dominato (insieme ad Evan Turner, ndr) qualsiasi campo da basket in parquet e non, va in uno sperduto college, quasi nemmeno mai nominato dai grandi appeal televisivi?
La risposta è ovviamente il grande grigio, attuale coach di Kentucky, cui poggia il regale sederone sin dal 2009 proprio dopo Rose e Memphis. John Vincent Calipari non è un coach qualunque. Non si sforza neanche di esserlo, per carità.
Da UMass chiamano Rick Pitino un giorno: “Scusi signor Pitino, qui ci sarebbe sto ragazzo che finora faceva l’assistente a Pittsburgh, si chiama John Calipari. Ecco, dovrei assumerlo. Che ne pensa lei?”.
Risposta positiva.
“Perfetto, solo che ci mancherebbero 5000 dollari per finalizzare il tutto. Ci può aiutare lei, signor Pitino?”
“Certo, ve li mando.”
Assegno firmato, carriera che decolla e Derrick, o il funambolo che ahimè era, prende il diretto per Memphis. Ma non è il solo: indifferentemente dallo stemma che si staglia sull’abito firmato (e firmato bene), Calipari ha sempre più talento di tutti in squadra, il che si traduce in scelte alte al Draft con Calipari che siede a tutti i tavoli nella Green Room. Nel quintetto degli Wildcats 2011 si stagliavano John Wall, DeMarcus Cousins, Eric Bledsoe e Daniel Orton, tutti scelti al primo giro, John Wall prima di tutti. Derrick Rose, Karl Anthony Towns e Anthony Davis anche loro presi prima di tutti. Si va avanti con Michael Kidd-Gilchrist, Terrence Jones, Doron Lamb e Marquis Teague. A Massachussets a portato in auge un talento difensivo come Marcus Camby e a Memphis non ha solo portato D-Rose ma anche Tyreke Evans e DaJuan Wagner, che ai tempi doveva essere il nuovo Iverson (le carte le aveva tutte). In più mettete Nerlens Noel, Devin Booker, Julius Randle, Willie Cauley-Stein, Brandon Knight e Patrick Patterson. Tutti giocatori stabili nel proprio sistema NBA.

METODO

La domanda che appare ovvia, ossia come ci riesce ad avere così tanto talento, potrebbe non essere la più giusta da fare. Se letta candidamente, ovvero come fa a tirare fuori tutto questo talento, è sicuramente la domanda sbagliata. Bravo nelle negoziazioni? Nell’essere persuasivo? Sicuramente. Dice poco, ma è normale. Rispondiamo alla domanda spostandoci in New Jersey: c’è un bel locale, veramente carino, frequentato spessissimo dai giocatori della NBA. Il tizio che sta alla porta, si chiama Wesley e di professione fa il buttafuori, si vede sfrecciare di fronte una sera si e l’altra pure queste Maserati in pelliccia di visone. E’ un tipo socievole, molto alla mano e riesce a fare breccia in tantissimi giocatori attendenti del locale. Prende i numeri e li mette in rubrica. Dopo un po’ di tempo riesce a diventare una specie di “migliore amico”: “Ti serve questo? Ci penso io.” accrescendo sempre di più la fiducia che questi giocatori nutrono per lui.
La notizia si sparge a macchia d’olio fintanto non diventa l’uomo di fiducia di Calipari.
“Hai visto che bravo quel giocatore?”
“Molto bravo, Coach!” e strizzatina d’occhio. Wesley va dal giocatore e cerca di convincerlo che essere allenato da un coach NBA, in un programma vincente, è quello che fa punti per il suo futuro NBA.
Ed è tutto legale in quanto Calipari non coinvolge assolutamente l’università che lo effigia. Si tratta semplicemente di un amico di amici che da il proprio parere.
E a Kentucky ci vanno in tanti, quel parere è ascoltato continuativamente, tanto che Calipari è diventato talmente potente all’interno del College Basketball che non ha alcun bisogno di fare un passo avanti tra i professionisti (Passo che peraltro ha fatto con fortune alterne) qualificandosi come uno dei Re incontrastati del sommerso NBA, non essendoci neppure dentro. Towns e Davis diverranno con ogni probabilità due Hall Of Famer, Rose probabilmente. E Calipari è riuscito ad averli, a crescerli e renderli quello che sono: delle superstar affermate, scelte con la prima assoluta. Stiamo parlando di un coach da NBA che domina il “mercato” o recruiting NCAA.
Quindi negli anni a venire, se volete sapere chi sarà la vostra prossima superstar preferita, guardate chi va dal grande grigio. Non rimarrete delusi.

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