Around the Garden: viaggio a Boston nella casa dei Celtics
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Around the Garden: Viaggio a Boston tra gioie, emozioni, dolori e tante soddisfazioni

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Around the Garden: Viaggio a Boston tra gioie, emozioni, dolori e tante soddisfazioni

Era l’inizio dello scorso ottobre quando cominciai a programmare il mio viaggio a Boston con la famiglia al seguito. Calendario (scolastico) alla mano, la settimana perfetta,per poter assistere a qualche partita di playoffs casalinga dei Celtics,sembrava proprio quella alla fine di Aprile.

Allora pareva quasi impossibile pensare ai Celtics fuori dalle prime due posizioni del seeding, tanto era l’hype nei confronti della squadra.
Sappiamo tutti come è andata la stagione, i Celtics hanno a malapena guadagnato il diritto del primo turno con il vantaggio in casa chiudendo al quarto posto della classifica della Eastern Conference. Sebbene il rischio di rimanere a mani vuote erano aumentate,c’era ancora la concreta possibilità di poter assistere ad un eventuale gara 5,oltre ad un improbabile gara 7,di una serie che ci vedeva si favoriti ma non così tanto da pensare ad uno sweep.
Già a marzo avevo iniziato a sondare il terreno presso i Celtics (usando le conoscenze fatte negli anni) per avere la (difficile) possibilità di assistere a gara 5 con un accredito stampa.
Grazie all’aiuto di Marco Tarantino e di NBAPassion e dell’ufficio che gestisce le relazioni pubbliche NBA in Italia (Connexia.com), quel sogno era miracolosamente diventato realtà all’improvviso verso la metà di Aprile proprio alle porte dell’inizio dei playoff.
Ottenuta infatti l’iscrizione necessaria al portale NBA per gli accrediti stampa, dopo qualche giorno di trepidante attesa, era arrivata anche la grande notizia che il mio sogno di assistere ad una gara playoffs da accreditato stampa era stato approvato con tanto di mail a seguito.
La gioia per il miracolo è stata presto sostituita prima dal timore che i Celtics riuscissero nell’impresa di chiudere la serie in 4 partire, poi dall’amarezza nel constatare che per la prima volta in 8 anni ci erano riusciti. Nella vita bisogna saper mettere da parte le delusioni e ripartire senza guardare troppo indietro, così mi sono immerso in un nuovo progetto, ovvero visitare il nuovissimo centro di allenamento situato alle porte di Boston.

VIAGGIO A BOSTON PARTE I: Il RED AUERBACH CENTER

Quello che sembrava uno scherzo, in confronto al farsi accreditare per una partita, era in realtà un’impresa molto più difficile e complicata da mille fattori, tra cui il ponte pasquale con le relative vacanze a rendere il tutto più difficile.
Gli uffici che gestiscono le relazioni pubbliche NBA hanno provato in più occasioni a mettermi nella ristretta lista dei media accreditati,ma niente da fare, la risposta che tornava indietro era sempre la stessa: “In questo periodo preferiamo aprire solo ai media che seguono abitualmente la squadra durante la stagione regolare”.
Essere a Boston, a pochi metri dal TD Garden e non poter vedere neanche una partita è stata una sofferenza clamorosa, quasi insopportabile, soprattutto in quelle serate in cui, passando lì davanti, vedevi il palazzo riempirsi per i Boston Bruins (ben 3 partite).
Ho cominciato allora a bussare a tutte le porte possibili, fino a quando una sera proprio a ridosso dell’ultimo allenamento,un amico (eroe) mi ha mandato un messaggio dicendomi che aveva parlato della mia situazione con l’ufficio PR dei Celtics, e che la squadra mi avrebbe accordato la possibilità di partecipare all’allenamento con tanto di visita al centro in veste di “osservatore”, ovvero senza la possibilità di porre domande dirette ai giocatori ma osservando l’allenamento o parte di esso con gli altri accrediti stampa.
Il venerdì, ultimo giorno prima del trasferimento a Milwaukee c’era infatti un allenamento di rifinitura perfetto per l’occasione.
Il viaggio da Boston per Brighton è abbastanza agevole (molto di più che quello per Waltham, vecchia sede di allenamento). Arrivato davanti alla sede dopo una breve camminata dalla stazione di Boston Landings, che si trova a poche centinaia di metri dal nuovissimo centro, l’emozione di trovarsi lì davanti e varcare l’ingresso già aveva ripagato le fatiche fatte per arrivare sino lì.
Passata l’emozione e rotto il ghiaccio dietro le quinte con i vari beat-writers che seguono abitualmente i Celtics e con i quali condividono una piacevole amicizia ormai da anni mi sono preparato meglio che potevo all’apertura delle porte 15 minuti dalla fine dello stesso.
Guardare da vicino Marcus Smart cercare di recuperare dall’infortunio al muscolo addominale obliquo sicuramente la cosa più interessante della giornata. Scatti esercizi di tiro per cercare di non perdere tutto quello che aveva accumulato in stagione, e nello stesso tempo testare il muscolo che lentamente cerca di ricucire lo strappo.

Il campo da allenamento dei Celtics è composto da due campi di gioco paralleli uno all’altro, così da poter avere tutti i giocatori separati a rifinire le cose che più interessano in caso di necessità. Così dopo aver guardato Smart ecco che l’occhio mi è caduto su Jayson Tatum e Kyrie Irving che scherzando si sfidavano al tiro dalla lunga distanza.

Dietro i 2 campi c’è localizzata una palestra altrettanto ampia e dotata di tutti gli attrezzi necessari al potenziamento dei giocatori, elemento essenziale nel basket moderno.
Nella parte superiore invece ci sono i vari uffici tra i quali spicca quello di Danny Ainge, che mentre lavora può sbirciare il lavoro dei suoi giocatori. Sempre al piano superiore oltre alla parte riservata alla stampa accreditata c’è una cucina con chef che seguono l’alimentazione dei giocatori, uno spazio relax e addirittura una nursery per i bambini dei giocatori.

Insomma, una struttura che non ha lasciato nulla al caso e che ha cercato di lanciarsi nel futuro di una franchigia che vuole essere non solo la storia ma anche l’ispirazione per le altre squadre della lega. Il mio viaggio nel sogno di poter essere a pochi passi dai giocatori nella fase di rifinitura si è chiuso con un giro all’interno della struttura, accompagnato dalla pr dei Celtics Heather Walker che mi ha raccontato un po’ di segreti che hanno accompagnato la creazione della struttura.
Questo non mi ha distolto dalla voglia di “rubare” qualche altro filmato di Tatum e Smart, così come di Jaylen Brown attorniato dai cronisti mentre parla del suo rispetto per John Havlicek, appena scomparso, e della sfida imminente a Giannis Antetokounmpo e ai suoi Bucks.
Terry-Rozier-intervista
Il mio viaggio a Boston non si è fermato a questa splendida avventura, oltre a far vivere l’atmosfera magica della città alla mia famiglia con le varie attrazioni turistiche: Centro città, Freedom Walk, Harvard con musei annessi, MIT e tour di Whale Watching.
Ci siamo anche calati nella realtà sportiva vivendo le emozioni dei Bruins lanciati nella corsa al titolo e l’immancabile partita dei Boston Red Sox nel mitico Fenway Park, lo stadio più antico della storia sportiva americana.

VIAGGIO A BOSTON PARTE II: IL BOSTON SPEAKS

L’appuntamento più importante di questo viaggio però era già programmato da tempo, ed era la partecipazione al “Boston Speaks”, al quale avevamo partecipato già lo scorso anno con una donazione, che abbiamo bissato quest’anno grazie ad una raccolta fondi mettendo all’asta la maglia di Gigi Datome. Il Boston Speaks è un evento organizzato per bambini che soffrono di autismo, un mini camp al quale ha partecipato anche Leon Powe, ex giocatore dei mitici Celtics Campioni NBA nel 2008, e che si prese il lusso di risultare decisivo nella vittoriosa gara 2 di quella finale contro i Los Angeles Lakers, segnando ben 21 punti in 15 minuti.
L’atmosfera famigliare al camp è stata un’altra gemma da portare nel libro dei ricordi di una città che non finirà mai di stupirmi, così come la spontanea generosità di queste persone nel cercare di rendere felici questi bambini a loro modi speciali.
Un sorriso strappato ad un bambino è una gioia da portare nel cuore.

Nicola Bogani
nicolabogani@gmail.com

Seguo i Celtics dal 2012 per CelticNation.com.Creatore del gruppo Facebook “Celtic Nation Italia 🇮🇹“, mi trovate anche su Twitter @NicolaBogani ....

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