3. Orlando Magic
Jeff Weltman e John Hammond (no, non quel John Hammond) hanno avuto coraggio a premere il bottone dell’autodistruzione di una squadra che non è mai riuscita a essere quel che avrebbe potuto.
Gli infortuni di Jonathan Isaac e Markelle Fultz hanno perlomeno facilitato le cose ma pesano come pietre sul domani dei Magic, che però smantellando il nucleo Nikola Vucevic, Aaron Gordon e Evan Fournier hanno ottenuto forse il massimo possibile.
Forse Fournier sarebbe valso qualcosa di più lo scorso anno, ma Orlando ci ha cavato comunque una trade exception da 17 milioni di dollari, non male. Per Gordon sono arrivati Gary Harris (buon giocatore che potrebbe ritrovarsi, ma comunque di passaggio), tutto il talento grezzo di RJ Hampton e una prima scelta futura, quella del 2025 leggermente protetta (1-5). Per Vucevic il progetto di recupero Wendell Carter Jr e soprattutto due prime scelte, la 2021 (protetta 1-4: sarà di Orlando e potrebbe anche essere nelle prime 15) e quella del 2023 con analoghe protezioni.
I Magic ci hanno guadagnato poi spazio e minuti per Chuma Okeke, Cole Anthony e Mo Bamba (yessir). Nessuno tra questi è la star del futuro, né Markelle Fultz convince davvero nel ruolo di point guard titolare di una buona squadra NBA. Orlando non ha esattamente fatto faville al draft negli ultimi anni (nel 2018, anno di Bamba con la numero 6, seguirono Shai Gilgeous-Alexander e Michael Porter Jr; nel 2017 Isaac precedette Bam Adebayo e Donovan Mitchell) e non si può permettere di sbagliare ancora.

