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Oklahoma City Thunder: la cenerentola di questa NBA 19/20

di Enrico Paterniti

La scorsa stagione gli Oklahoma City Thunder l’avevano conclusa con 49 vittorie per ottenere la sesta posizione nella Western Conference. Quest’anno il record è di 25-19, sono settimi ad ovest e gli Spurs (nono posto) sono a 6 vittorie di distacco. Se ad inizio anno le quotazioni di Las Vegas davano i Thunder fuori dalla post-season con un Under/Over  di vittorie fissato a 32.5, adesso il team dell’Oklahoma è proiettato a ben 46 W. Le trade estive avevano dunque distorto il reale impatto che i Thunder avrebbero potuto avere in un’attuale Western Conference meno agguerrita e competitiva degli scorsi anni. Era da tempo difatti che non si vedeva un team come i Memphis Grizzlies, con più sconfitte che vittorie (record di 20-23), come ottava potenza nella possibile griglia dei playoff.

Vari fattori hanno permesso alla corazzata di Billy Donovan di giocare un basket pulito e vincente, che ama lottare e vincere partite sofferte. L’aggiunta di un leader come Chris Paul, la versatilità di un sempre utile Danilo Gallinari, la spregiudicatezza e l’alta potenzialità di una futura stella quale Shai Gilgeous-Alexander, la prepotenza fisica e la sagacia agonistica di Steven Adams, la dinamicità e l’imprevedibilità di Dennis Schröder. Ad Oklahoma si sorride nel presente e si cerca di osservare il futuro con fiducia. Una situazione che nessun’altra squadra NBA può vantare in questo momento, ovvero un processo di ricostruzione abbinato ad una comoda passerella per i playoff. Il tutto può essere ottenuto senza pressioni e richieste specifiche, ma con pacatezza e serenità, due ingredienti che non si scrutavano dagli albori della franchigia stessa (anno 2008-09). Per questo è possibile definire gli Oklahoma City Thunder, una vera e propria cenerentola della NBA.

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Il nuovo leader dell’Oklahoma: Chris Paul

CHRIS PAUL NON E’ FINITO

La percezione che Chris Paul avesse ormai fatto il suo tempo è sostanzialmente venuta meno. Varie critiche erano stategli intaccate a seguito della sua esperienza in Texas: gioca un basket che appartiene al passato, è inutile e deleterio per una squadra con chances da titolo, non è più capace di sostenere ritmi elevati. Chris Paul era considerato un ex all-star, giunto oramai nell’ultimo spezzone della sua carriera, simboleggiata tristemente da una parabola discendente.

Ma adesso, l’ex prodotto di Wake Forest University ha finalmente l’opportunità di avere dei compagni funzionali al suo gioco, che si adattano ai suoi ritmi e collaborano sottostando alla sua leadership innata. Con lui sta aumentando il valore di tutti i giocatori attorno, da Shai a Gallinari, da Adams a Schröder. Il nove volte all-star sta registrando la più bassa percentuale di USG in tutte le stagioni da lui giocate nella NBA (21.9% dei possessi di squadra sono gestiti da Paul) – sta prendendo lo stesso numero di tiri di giocatori come Jabari Parker e Luke Kennard (12.3 a partita) – ma è uscito dalla normale prassi del parquet per travestirsi da autentico killer del match. CP3 è il migliore giocatore in situazioni clutch della lega, un autentico specialista che domina le difese negli ultimi cinque minuti della partita per chiudere il match nei momenti decisivi. Non di vedeva da anni un Chris Paul così decisivo e il fatto che continui ad incidere a questo livello è sicuramente sinonimo di maturità acquisita negli anni.

Esiste una sola regola quando il pallone scotta: scaricalo a CP3 e lui saprà sempre cosa farne

D’altra parte, il soprannome point-god non gli fu affibbiato per semplice casualità. Ad oggi, CP3 ha segnato più punti in clutch ad Oklahoma City di quanti ne abbia segnati in due intere stagioni a Houston. Sta girando ad uno scintillante 36 su 66 dal campo nei momenti tirati della partita giocando attraverso un ritmo offensivo ispirato dai nuovi e funzionali dettami di Donovan che sta sfruttando appieno le sue caratteristiche. Le sue conclusioni sono sempre d’autore: pick n’roll dal gomito alto e tiro in sospensione dalla media distanza. In alternativa, penetrazione nel pitturato che il 34enne riesce spesso a capitalizzare con efficienza, grazie ad equilibrio e freddezza.

CP3 sta cercando di far risaltare le migliori caratteristiche di alcuni componenti del roster e sta trovando in contraccambio compagni fidati e affidabili (vedasi Danilo Gallinari). Non solo, l’ex Rockets sta anche avendo un ruolo fondamentale nella crescita di giovani promesse che ritrovano in lui il maestro perfetto di dedizione quotidiana al lavoro, la base fondamentale per diventare un all-star. Shai Gilgeous-Alexander è l’esempio da prendere in considerazione in questo contesto. Sta perfezionando ed implementando aspetti tecnici come gli improvvisi cambi di velocità, il tiro dalla media distanza dal palleggio e quello in corsa dal palleggio. Nel contempo, aldilà degli aspetti meramente tecnici, Chris Paul si sta rivelando un imprescindibile coach mentale per Gilgeous-Alexander. La point-guard canadese, nella prestazione da 20 punti, 20 rimbalzi e 10 assist nel match contro i malcapitati Minnesota Timberwolves ha messo in mostra i primi squarci di leadership e autoconsapevolezza nei propri mezzi.

Assist, velocità nelle letture, cattiveria nella metà campo difensiva. Queste sono solo alcune delle peculiarità che SGA sta apprendendo da CP3 

L’ANOMALO QUINTETTO DI BILLY DONOVAN

Diventa difficile difendere i Thunder nei finali di partita quando ci sono così tanti creatori di gioco che sanno mettersi in ritmo a vicenda e che si muovono in continuazione con e senza il pallone. Il quintetto anomalo con cui stanno scendendo in campo gli Oklahoma City Thunder è in perfetta controtendenza rispetto al prototipo di gioco che si sta sviluppando nella NBA. La predilizione del tiro da tre punti sta mettendo in rilevanza l’importanza dei cosiddetti 3 & D: giocatori specializzati nel tiro da tre punti e nella difesa.

Parallelamente, Billy Donovan ha pensato che schierare tre guardie come Paul, Schröder e Gilgeous-Alexander avrebbe potuto mettere in difficoltà i team avversari in fase di accoppiamento. Il test ha avuto successo ed è stato riprovato più volte dimostrandosi devastante. Agilità, esplosività, imprevedibilità e coralità sono le caratteristiche espresse delle point-guard di OKC che risultano dunque difficili da contenere per una delle ali che si ritroverà a marcare uno dei tre. Il loro normale pace di gioco è 24esimo nella lega, ma quando i tre calcano il parquet assieme il ritmo e la velocità di gioco si alzano vertiginosamente e diventano la squadra più iperintensiva della lega, quella che produce più possessi e più punti sui 48 minuti di gioco per un +28 di valutazione (il migliore dell’NBA).

Un esempio di mismatch a favore di Paul che conclude al ferro lasciando il proprio difensore immobile

Con questo quintetto Gallinari si ritrova a giocare da ala grande contro difensori meno agili di lui che lo soffrono smisuratamente quando li aggredisce, sfruttando le sue abilità di playmaking dopo aver messo il pallone per terra. Adams: sta giocando di meno (27.7 minuti invece dei 33.4 la scorsa stagione) ma prende 10 rimbalzi di media (massimo in carriera).

Un’azione da capogiro per OKC, sarà proprio Adams a conquistarsi il fallo sotto canestro

Allo stesso tempo, Adams si trova in un sistema che si adatta ai suoi ritmi: l’attacco non è sempre dinamico. Quando le tre guardie non vanno in campo contemporaneamente (ovvero quando difensivamente si soffre troppo la fisicità degli avversari), il sistema offensivo viene rallentato. Pick n’roll lenti e conclusioni che mettono a proprio agio tutti (persino tiri dal mid-range, tanto “fuori moda” in questa nuova NBA) ma che permettono anche una più facile transizione difensiva. Ogni giocatore di OKC sta usufruendo appieno di questa predisposizione dettata da Donovan a proprio vantaggio ed Adams è uno di questi: la sua struttura corporea non gli permette di giocare a ritmi elevati ma con un’intensità medio-bassa. E’ così che i Thunder giocano per buona parte del match ed il neozelandese non può che cascarci a pennello.

OKLAHOMA CITY THUNDER: UN MIRACOLO NELLA STAGIONE NBA 19/20

Se inizialmente lo scambio della scorsa estate con gli Houston Rockets poteva sembrare una scelta scellerata nonché parecchio rischiosa da parte del GM Sam Presti  adesso sembra che l’executive abbia capito prima di tutti quale sarebbe potuto essere il reale corso della stagione. Nonostante le due stelle (George e Westbrook) avessero bussato alla sua porta per fare definitivamente le valigie, il possibile tracollo è stato evitato. Ad oggi è lecito affermare che Presti abbia invece ricevuto in cambio eccellenti pedine che gli stanno permettendo di avere più possibilità di ricostruzione, nonché un margine di flessibilità maggiormente ampio.

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Sam Presti invitato al podcast di Adrian Wojnarowski

Gli Oklahoma City si ritrovano in una situazione che nessun’altra franchigia NBA si è mai trovata ad affrontare, una vera e propria fiaba. Il team di Donovan è infatti settimo ad ovest, ha un mix di giovani di prospetto e mestieranti di classe ed esperienza riconosciuta, ma anche asset appetibili da esibire sul mercato (tantissime scelte future e giocatori in scadenza di contratto). Tante squadre stanno bussando alla porta di Presti prima della deadline del 6 febbraio e, come riportato da Wojnarowski, l’executive è aperto a proposte di trade nel caso in cui queste stesse siano realmente appetibili. E’ possibile, tuttavia, che Presti decida di declinarne svariate e così lasciare invariato il roster, nonostante parecchie voci vedano Gallinari, Adams e Paul lontano da “The Cinderella City”. Il primo è il più facile da muovere proprio perché diventerà unrestricted free-agent a luglio. Risulta anche il più appetibile per molte contender dato che i suoi punti di forza risulterebbero funzionali in ogni contesto di gioco.

Muovere qualche pedina potrebbe essere controproducente nel breve termine (mancato raggiungimento dei playoff) ma sicuramente darebbe maggiore flessibilità e manovra nel lungo. Presti studierà ogni mossa con cautela dato che la priorità non è quella di raggiungere risultati nel breve, ma nel lungo periodo, proprio come un processo di ricostruzione richiede. Le proposte non mancheranno e il più giovane GM della lega vorrà ottimizzare e velocizzare il processo di rebuilding puntando al medio termine, ovvero 2-3 anni per arrivare al top della lega.

Il prezzo da pagare per i possibili uscenti è tuttavia più elevato rispetto alle richieste di inizio stagione, proprio come le aspettative che si avevano su questi Thunder. E’ difficile sapere di conseguenza se OKC muoverà le acque del mercato nelle prossime settimane. A prescindere da ciò, sarà più semplice vedere questi Oklahoma City Thunder giocare i playoff della Western Conference di questa annata NBA 19/20. Riuscirci durante un periodo di rebuilding potrebbe sembrare una favola piuttosto che una realtà concreta. Ecco perché i Thunder sono una vera e propria cenerentola.

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