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Spurs preview 2019/20: il nuovo dogma della ‘Pop Art’

di Pierluigi Ninni

Originalità, culture e gruppo. Se dovessimo descrivere i nuovi San Antonio Spurs dell’era post Tony Parker-Manu Ginobili-Tim Duncan, partendo dalla primo vero ‘anno zero‘ ovvero il 2018/19, potremmo sintetizzare il tutto utilizzando questi termini.

Conseguentemente, la ‘Pop Art‘ può essere contestualizzata come ‘la capacità di trarre il meglio o il miglior risultato possibile da un amalgama di giovani e veterani partendo dalle stesse fondamenta, ovvero quelle indicate in precedenza’. Forza che la franchigia texana ha messo in mostra anche in una stagione in cui non è stata protagonista, esprimendo un basket completamente in contrasto con le nuove tendenze della lega, ma dove ha comunque centrato l’obiettivo principale: la 22esima post-season consecutiva. La costante efficacia di questa organizzazione ormai non può più sorprendere, ancor di più dopo queste ultime annate in cui molti addetti ai lavori accennavano l’uscita di scena del più grande regista cestistico di sempre dal set più importante della stagione: pronunciare San Antonio Spurs o Gregg Popovich senza la parola playoffs è un ossimoro di dimensioni bibliche.

Eppure, il ricambio generazionale chiama ed è ormai alle porte,  in una Western Conference che, anno dopo anno, lascia sempre meno spazio all’immaginazione ed un futuro tutto da costruire rigorosamente senza ‘tanking’, parola indigesta a chi fa della ‘Pop Art’ il proprio mantra.

Cosa è successo nella stagione 2018/19?

  • Record: 48-34
  • Piazzamento: 7° nella Western Conference
  • Rendimento playoff: fuori al primo turno (4-3 vs Denver Nuggets)
  • Offensive rating: 112.9 (7th)
  • Defensive rating: 111.2 (19th)
  • Team leaders:  LaMarcus Aldridge (21.3 PTS);  LaMarcus Aldridge (9.6 REB); DeMar DeRozan (6.3 AST)
  • Numeri chiave: 28.6% Team 3PAr (30th), vuol dire che solo il 28.6% dei tiri presi dai San Antonio Spurs nel 2018/2019 sono arrivati dall’arco e, conseguentemente, 19.6% Team %FGA 2pt-MR, ovvero che per il 20% delle proprie conclusioni da 2 punti i San Antonio Spurs hanno optato per un jumper dalla media distanza (mid-range jumper), quasi 4 punti percentuali in più rispetto alla seconda squadra in classifica, i Golden State Warriors.

I movimenti estivi

In entrata: Luka Šamanić, Keldon Johnson, Quinndary Weatherspoon (via Draft); Trey Lyles, DeMarre Carroll.

In uscita: Davis Bertans; Donatas Motiejūnas; Dante Cunningham; Quincy Pondexter.

Un mercato poco frenetico per i San Antonio Spurs, che ha vissuto il suo momento caldo durante la notte del draft 2019. Tramite la selezione sono approdati in Texas lo sloveno ex Petrol Olimpija Ljubljana Luka Samanic, lungo dal discreto ball-handling e con ottime potenzialità in termini di tiro dalla media-lunga distanza. Partirà da 4, ma può benissimo svolgere anche il ruolo di centro. Scelto alla n.19, il 19enne sloveno dovrebbe partire dietro nelle rotazioni, con un primo anno in cui potrebbe confermare un profilo da draft-and-stash (retrocesso in G-League), vista l’alta concorrenza e un atletismo ancora da implementare.

Più adatto agli schemi di Gregg Popovich e arruolabile fin da subito la scelta n.29 dello scorso draft Keldon Johnson da Kentucky, un NBA-ready prospect dal grande atletismo e controllo del corpo. Era il tipo di prospetto che Pop cercava da tempo, abile a battere i close-out e, soprattutto, con enormi capacità difensive. Può marcare più ruoli, anche alcuni lunghi in NBA, grazie al suo rapido scivolamento e alle sue letture off-the-ball. Come per Samanic, anche Keldon Johnson deve migliorare la sua forma di tiro, avendo concluso la sua carriera collegiale con il 32% dall’arco su un totale di 135 tentativi.

Interessanti le prese di Trey Lyles e di DeMarre Carroll, ex Brooklyn Nets. Il 23enne canadese viene da una stagione 2018/19 poco felice a livello di percentuali, con un career-low di 23.5% da 3 su 3 tentativi di media a gara. Uscito fuori dalle rotazioni di coach Mike Malone in vista della post-season, Trey Lyles rimane comunque un ottimo tiratore dall’arco, almeno l’unico che può colmare la perdita di Davis Bertans, il miglior tiratore degli Spurs nella passata stagione ed uno dei migliori spot-up shooters della lega. Sarà il sostituto principale di DeMarre Carroll, veterano in cerca di nuovi stimoli dopo una stagione da circa 11 punti e 5 rimbalzi con i Brooklyn Nets, che avrà minuti importanti fin dall’inizio della stagione in quintetto titolare al fianco di Rudy Gay, il cui rinnovo è sicuramente il punto focale della free agency 2019 della franchigia del Texas.

A livello difensivo, questa nuova coppia di ‘4’ può essere molto efficace: Lyles è un difensore sottovalutato, mentre Carroll ha le capacità di tenere in post almeno la metà delle power forward dell’attuale NBA, nel caso in cui Popovich optasse per una small-ball lineup. I problemi sorgono a livello offensivo, purtroppo…

Spurs preview 2019/20: il gioco

Uno dei più grossi punti interrogativi di questi San Antonio Spurs rimane la shot-selection. Gli orizzonti della lega, a livello offensivo, si stanno spostando sempre più lontano da canestro ma l’evoluzione naturale del gioco sembra non contagiare minimamente il playtipe della squadra di coach Popovich. A livello globale, il roster dei texani ha al suo interno solo due specialisti puri di questo fondamentale ovvero Marco Belinelli e Patty Mills, entrambi veterani e perni centrali della second-unit. Nell’ultima stagione, Bryn Forbes ha fatto denotare dei notevoli miglioramenti da 3 soprattutto in termini realizzativi, tirando con il 45% abbondante da 3 su 5 tentativi di media a gara. Per il resto, oltre al fondamentale Rudy Gay, c’è poco e nulla: Dejounte Murray ha lavorato molto quest’estate sulla sua forma di tiro ma è ancora lontano dalla media, Derrick White non può essere definito uno specialista, in particolare dopo il crollo delle percentuali ai playoffs (25%).

demar derozan spurs

DeMar DeRozan e LaMarcus Aldridge

Altro fattore caratterizzante e, da un certo punto di vista, limitante di questa squadra è il volume di tiro dal mid-range: DeMar DeRozan e LaMarcus Aldridge, i primari realizzatori degli Spurs, sono nella top-5 per FGA tra i 10-14 ft e tra i 15-19 ft (NBAStats.com), con un volume di tiri rispettivamente di 3.9 e 4.1 di media a partita per l’ex Toronto Raptors e di 3.5 e 3.1 per LMA. Almeno il 50% dei loro tiri sono presi da quella mattonella che, da almeno 5 anni, indica un tiro a medio-bassa percentuale secondo i canoni introdotti dalla Moreyball theory. Nella serie contro Denver, questo problema di spaziature è risultato evidente, con Malone che puntualmente chiedeva ai suoi di forzare raddoppi per forzare una conclusione affrettata e fuori equilibrio.

I San Antonio Spurs rappresentano l’università della low-post offense, dove creano almeno la metà delle loro triple tentate in stagione. In particolare, le soluzioni più utilizzate sono: i dribble hand-off di LaMarcus Aldridge per Patty Mills e Marco Belinelli; un campionario abbastanza ricco di early-offense schemes con situazioni di isolamento nei primi secondi del possesso per le guardie oppure un pick and roll laterale per le stesse portato dal ball-handler o, ancora, un doppio blocco centrale con successivo ribaltamento sul lato debole per il tiratore in spot.

Uno delle classiche giocate offensive degli Spurs.

Interessante da vedere sarà la gestione del backcourt, uno dei più giovani e di prospettiva dell’intero panorama NBA. Proprio per i problemi di spacing e shooting evidenziati in precedenza, sarà difficile vedere contemporaneamente in campo Derrick White e Dejounte Murray, se non per qualche manciata di minuti. Stesso discorso per Lonnie Walker Jr., reduce da una off-season brillante e pronto a mostrare tutta la sua esplosività e le sue scoring abilities dopo un anno d’esordio sfortunato. Tanta la curiosità nel rivedere all’opera il difensore potenzialmente di riferimento della banda di Popovich, quel Dejounte Murray che, a causa di un infortunio al ginocchio, ha dovuto saltare tutta la stagione 2018/2019 dopo averne disputata una da All-Defensive Team, con 98.5 di Def Rtg. Ci aspettiamo di rivedere quel tipo di giocatore, un buon passatore dal palleggio e un abile tagliante off-the-ball, mentre il tiro (come detto in precedenza) è tutto da scoprire, anche se un jumper solido dalla media potrebbe averlo costruito come evidenziato dai work-out estivi.

Murray-Forbes, White-Mills e subito dopo Lonnie Walker-Belinelli: dovrebbe essere questa la rotazione nel backcourt, almeno ai primi albori della stagione. Difensivamente, l’asticella è veramente alta: parliamo dell’elite negli ultimi anni di draft, con Derrick White e Dejounte Murray che possono tranquillamente prendersi cura del miglior realizzatore avversario in qualunque matchup. Anche quest’anno, il ritmo dell’attacco sarà al di sotto della media, visto anche il pace della scorsa annata (98, 22° nella NBA) con automatismi ormai rodati cercando il mismatch in post per Aldridge o pescando DeRozan che, ricordiamo, è sempre un ottimo passatore e assistente in quella zona. Condivisione del pallone, tanto movimento e continua aggressione degli spazi con i tagli dei piccoli, a cui si aggiunge da quest’anno un altro ottimo interprete off-the-ball come il rookie Keldon Johnson.

La pericolosità dall’arco di Mills e Belinelli servirà ad aprire il campo.

Per completare il discorso nell’altra metà-campo, San Antonio deve ritornare ad essere una delle difese riferimento della Western Conference e della lega in generale se vuole lottare per un posto ai playoffs: per fare questo, molto più importante del preventivato sarà il ruolo di Jakob Poeltl, protagonista di una buona post-season ed autore di grandi prestazioni difensive marcando uno dei migliori centri della National Basketball Association, ovvero Nikola Jokic. L’austriaco è migliorato molto nella difesa sui pick and roll, arginando in parte uno dei migliori assi ball-handler/roller di tutta la Lega come quello composto da The Joker e Jamal Murray.

Un potenziale fattore: Rudy Gay

Il contratto da 32 milioni di dollari per due anni stipulato con l’ex ala dei Kings è stata la mossa più importante del mercato degli Spurs. Imprescindibile e decisivo per tutto l’arco della scorsa stagione, Rudy Gay rappresenta il collante fondamentale di questa squadra per entrambi le fasi: è colui che dirige e comanda la difesa, oltre ad essere uno dei migliori terzi violini della NBA. Il prodotto di UConn è reduce da una delle sue migliori stagioni in NBA, conclusa con un career-high da 3 (40.2% su 2.7 tentativi a gara) e per shooting percentage (58.5%), con una produzione di 13.7 punti di media a gara.

Con l’arrivo di DeMarre Carroll tornerà a giocare qualche minuto da ala piccola, nei quintetti in cui non sarà presente DeRozan, dopo una stagione in cui ben il 70% dei suoi minuti gli ha trascorsi marcando gente come Anthony Davis o Giannis Antetokounmpo. Certamente, una nota positiva per colui che, ancora di più con questo roster, dovrà fare uno step in più in termini di creazione e di soluzioni offensive.

Dove possono arrivare gli Spurs?

Nonostante l’altissimo tasso qualitativo di questa Western Conference, i San Antonio Spurs non possono essere chiamati fuori dalla corsa per la post-season. Ricordiamoci che 39 volte su 43 questa franchigia ha conquistato un posto fra le prime 16 della RS, alcune volte partendo anche da sfavorita ai nastri di partenza. Certo, come evidenziato nei primi capitoli, non si può immaginare che una squadra ancora in corso di perfezionamento possa ambire fin da subito a replicare le 48 vittorie dell’anno scorso, con almeno 8-9 squadre sulla carta superiori e più pronte a raggiungere questo obiettivo.

Nel caso in cui le cose non dovessero mettersi per il verso giusto, attenzione alla prossima trade deadline: un DeMarre Carroll potrebbe far comodo a qualche contender, così come DeMarcus Aldridge, mentre sul contratto di DeMar DeRozan è presente una player option da 27 milioni per il 2020/2021. Considerando anche i soli 7 milioni garantiti nel 2020/21 del contratto di LMA (24 totali), gli Spurs potrebbero puntare per un cap space di circa 60 milioni do dpòòaro in vista della prossima FA.

Ancora più ovvia, dopo questi 22 anni, appare questa considerazione: mai sottovalutare e dare per spacciati Gregg Popovich e compagnia.

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