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Titolo MVP, la lunga corsa: i principali pretendenti al trono

di NBA Sandbox Podcast
Titolo MVP

 

James Harden

Lonzo Ball giocatori immarcabili

James Harden.

Ovviamente non si può non includere il Barba in una lista di questo tipo. Ormai ci ha abituato nella sua mise di dominatore della regular season (sul periodo post-aprile la giuria deve ancora pronunciarsi), però quest’anno sembra aver deciso di superarsi per l’ennesima volta. Dopo aver chiuso la scorsa stagione a 36.6 punti di media, l’uomo più caliente del Texas sembra non essersi voluto accontentare. Quest’anno i freddi numeri dicono: 37.7-6.2-7.5. Tutto ciò con le solite 13 e passa triple tentate a partita e una eFG del 56%

Oltre ad essere un giocatore offensivamente più buggato di quelli che creavo su NBA2K, i suoi Rockets sembrano come al solito essere tenuti a galla dalle sue prestazioni fenomenali. Certo, l’arrivo di Westbrook ha sicuramente aiutato una squadra che sotto i ritmi di un ormai anziano CP3 non riusciva ad esprimersi al suo meglio, ma anche il mai banale Russ si è trovato rapidamente a giocare un ruolo da secondo violino.

Cosa fare per vincere? 

Incredibilmente, nonostante i numeri la stagione di Harden sta passando un po’ sottotraccia. Sarà per l’attrazione mediatica per la ritrovata battaglia per LA, sarà per lo stile di gioco dei Rockets non propriamente emozionante. Resta di fatto che questa si tratti di una vera e propria stagione di rivincita per il Barba, che si trova costretto a vendicare quello che per molti è stato un furto nella sua stagione dei record. La realtà è che Harden si trova a dover mantenere un livello quasi senza precedenti di output offensivo nella NBA moderna, e nel contempo a dover sperare che Houston possa mantenersi tra le teste di serie della Western Conference. Ora che la pressione del repeat è tutta su Giannis, si ritrova paradossalmente a giocare il ruolo di underdog, tanto caro alla psiche americana. C’è un altro però, ed è tutt’altro che banale. Tutto dipenderà con ogni probabilità dalla stagione di un altro underdog, che quest’anno sembra volersi far chiamare a tutti i costi Washed King, dove ogni riferimento è puramente casuale.

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