È passato meno di un mese da quando Tom Dundon è diventato ufficialmente il proprietario di maggioranza dei Portland Trail Blazers. Ma diverse notizie delle ultime settimane lasciano già intendere che stia adottando un approccio molto parsimonioso in questa veste.
Bill Oram (The Oregonian) condivide alcuni dettagli in più sulle misure di riduzione dei costi in atto a Portland. Secondo quanto scrive, la squadra ha ridotto il numero di persone del proprio staff per le trasferte. Sembra che i Blazers non abbiano inviato uno scout alla partita tra Minnesota Timberwolves e Denver Nuggets, nonostante la probabilità che debbano affrontare una delle due squadre al prossimo turno. Secondo quanto riferito, i Blazers sono l’unica squadra ad aver tagliato fuori i propri giocatori con contratto two-way durante il primo turno dei playoffs. Hanno iniziato a richiedere allo staff di lasciare le camere d’albergo in anticipo, per evitare di incorrere in costi di check-out tardivo. Una delle altre recenti misure di riduzione dei costi è stata poi quella di limitare i biglietti omaggio per le partite casalinghe dei playoff, destinati allo staff. E, a quanto pare, anche il prossimo capo allenatore otterrà una retribuzione irrisoria.
Secondo Jason Quick (The Athletic), persino l’allenatore ad interim Tiago Splitter ha espresso la sua frustrazione riguardo questa situazione. Il tutto è successo quando la massaggiatrice della squadra, dovendo lasciare la sua camera d’albergo per evitare la penale, non aveva un posto dove fornire ai giocatori il proprio trattamento prima della partita di quella sera.
Come spiega Quick, tutti i cambiamenti derivano da una direttiva che Dundon ha impartito alla dirigenza dei Blazers quando ha assunto il controllo della franchigia.
“La direttiva era di non sprecare soldi e di ragionare con prudenza” ha riferito Quick. “In sostanza, stava dicendo di fare in modo che cose come le trasferte riguardassero chi doveva esserci, non chi sarebbe stato bello se fosse venuto”.
Secondo Quick e Oram, i Blazers hanno speso generosamente sotto la precedente proprietà del defunto Paul Allen. Sembra quindi che Dundon sia determinato a correggere eccessivamente andando nella direzione opposta.
Sia Quick che Oram concordano sul fatto che Dundon abbia la reputazione di uno che taglia i costi in altri settori, per poter investire di più nei giocatori e nel prodotto. Quick suggerisce inoltre che, nella prossima stagione, Dundon sia disposto a superare la soglia della luxury tax se fosse necessario, per assicurarsi un giocatore di prim’ordine.
Tuttavia, Dundon corre il rischio di allontanare i migliori giocatori e allenatori se non è disposto a investire nelle infrastrutture della sua squadra.
“Ha già dimostrato di essere molto tirchio” ha detto una fonte anonima a riguardo. “So che non ama l’Oregon ed è preoccupato che sia uno stato che non riesce ad attrarre free agent. Beh, con tutto il rispetto, neanche lui sta aiutando, siccome tratti tutti come merda”.
Eppure, Jake Fischer ha riferito che Dundon ha iniziato a parlare con 15-20 potenziali candidati per il posto in panchina, tra cui allenatori universitari e assistenti allenatori della NBA.
Diverse fonti hanno smentito una recente notizia secondo cui Dundon vorrebbe pagare al suo capo allenatore uno stipendio compreso tra 1 e 1.5 milioni di dollari. Ma altre fonti hanno riferito che è certo che a Splitter era offerto uno stipendio ben al di sotto dello standard di un capo allenatore NBA. Queste indiscrezioni hanno ovviamente messo coach Splitter in una posizione scomoda.
“La quantità di mancanza di rispetto che si sta verificando nei confronti di Splitter è indescrivibile” ha detto una fonte anonima. “È come se ogni giorno saltasse fuori un nuovo nome. È la cosa più crudele che sia capitata in oltre 30 anni”.
Splitter, intanto, ha dichiarato che sta cercando di concentrarsi solo sui playoff.
“Sto solo cercando di comportarmi in maniera professionale” ha dichiarato. “Cerco di concentrarmi sullo spogliatoio e sul mio staff, per rimanere concentrato. Proprio come quando ho ottenuto il lavoro. Non è il momento di stare sui social media e leggere tutto ciò che viene pubblicato. Un paio di allenatori che ho avuto mi hanno dato questo consiglio. So che è difficile. I social media fanno parte delle nostre vite, ma cerchiamo di concentrarci solo sul basket”.
