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Sciolte le riserve per quanto concerne il nuovo allenatore con la conferma di Earl Watson, la —nuova—ricostruzione in casa Suns adesso passa, per buona parte, dal prossimo Draft in cui la franchigià dell’Arizona avrà ben 4 chiamate entro le prime 34 scelte.

Se i giovani sicuramente non mancheranno, i giocatori che sono venuti meno, specialmente in questa disastrosa stagione culminata con il record di 23 vittorie e 59 sconfitte, sono proprio coloro che avrebbero dovuto guidare la franchigia verso traguardi ben più importanti rispetto al quartultimo posto in lega, ossia Eric Bledsoe Brandon Knight.

Bledsoe VS Knight: chi resterà in Arizona?

Bledsoe VS Knight come Batman contro Superman?

Tutto ciò, ovviamente, non era assolutamente previsto dal front-office che sperava di gettare delle solide basi per il futuro dopo la rocambolesca trade deadline del febbraio dello scorso anno in cui proprio Knight è approdato a Phoenix e parallelamente salutarono la squadra sia Goran Dragic che Isaiah Thomas.

Se l’ “etichetta” di injury prone Bledsoe l’ha da sempre cucita addosso, dal suo approdo a Phoenix anche Knight sta avendo un canale preferenziale con l’infermieria. Morale della favola, gli infortuni non hanno lasciato pace ad entrambi i giocatori condizionandone palesemente sia la rispettiva crescita che la performance di tutta la squadra.

Oltre la sfortuna in campo, anche il rinnovo contrattuale accomuna i due ex prodotti di Kentucky intrecciando nuovamente i lori destini. Per entrambi, a distanza di circa un anno l’uno dall’altro (Bledsoe ha rinnovato a settembre del 2014 mentre Knight a luglio del 2015), è arrivato un ricco prolungamento contrattuale, avendo firmato un quinquennale da 70 milioni complessivi cavalcando l’onda del progressivo aumento del salary che avverrà in lega nei prossimi anni.

 Per quanto riguarda Eric Bledsoe, dopo aver chiuso la scorsa stagione con ben 81 gare giocate, le aspettative erano molto alte. Dopo la cessione di Dragic le chiavi dell’attacco erano state affidate principalmente a lui e il classe ’89 ha sempre risposto “presente” in campo. Aveva iniziato questa Regular Season ritoccando parecchie sue statistiche tanto da superare, per la prima volta in carriera, i 20 punti di media. Nelle 31 gare disputate quest’anno ha messo a referto 20.4 punti con 6.1 assist (anche questo Career High) 4 rimbalzi in media. Le premesse per un’ottima stagione da leader della franchigia c’erano tutte salvo vanificare quanto di buono fatto la notte di Santo Stefano dello scorso anno. In quel 26 Dicembre i Suns giocarono contro i Philadelphia 76ers ed Eric subì un nuovo terribile infortunio rompendosi il menisco del ginocchio sinistro. Gli esami strumentali a cui si è sottoposto e la conseguente operazione chirurgica ne hanno segnato definitivamente la stagione.

Anche per Brandon Knight questa doveva essere la Regular Season della definitiva consacrazione, ed in parte lo è stata. Nella prima stagione intera da Suns, ha giocato soltanto 52 partite per un problema di ernia inguinale che lo ha tormentato per parecchi mesi. Il primo lungo stop è avvenuto al fine gennaio e, dopo aver saltato 21 gare, è rientrato in campo soltanto ad inizio marzo. Lo scorso mese ha giocato 10 partite prima di chiudere anch’egli anzitempo la stagione. Per il classe ’91 19.6 punti in media (Career High) con 5.1 assist e 3.5 rimbalzi ma anche tanti palloni persi (ben 62) e 92 passaggi errati che sono un pò il limite di questo giocatore.

Knight - Bledsoe - Booker: qualcuno è di troppo in quel di Phoenix?

Knight – Bledsoe – Booker: qualcuno è di troppo in quel di Phoenix?

Un proverbio recita “tra i due litiganti, il terzo gode”… Nonostante in questo caso non ci siano dei veri e propri litiganti (paragone con Batman VS Superman a parte) l’outsider è ugualmente presente.

Si tratta di quel ragazzino classe ’96 con addosso un numero pesante, proprio quel numero 1 che nel recente passato appartenne a gente come Goran Dragic e ancor prima Amar’è Stoudemire, parliamo di Devin Booker, il figlio di Melvin.

Arrivato tra lo stupore generale durante il Draft del 2015 con la 13esima scelta assoluta, il buon Devin si è scrollato di dosso quasi subito l’etichetta di “l’ennesima guardia del backcourt dei Suns” a suon di prestazioni degne di nota.

Ad onor del vero i piani del GM Ryan McDonough erano quelli di rinforzare il reparto lunghi ma dato che tutti i giocatori visionati sono stati scelti con le chiamate precedenti, arrivati alla numero 13 (un altro numero non proprio casuale per i Suns!!) la dirigenza ha scelto di chiamare il miglior prospetto disponibile. 

Scelta che è ricaduta, appunto, sul figlio di Melvin Booker che, con il senno di poi, si è rivelata essere una vera e propria manna dal cielo. La giovanissima guardia ha fatto di necessità virtù mettendosi in mostra nel peggior momento stagionale dei Suns ossia quando la coppia di guardie titolari erano fuori contemporaneamente e la dirigenza decise di esonerare Jeff Hornacek affidando la panchina all’allora coach ad-interim Earl Watson.

D-Book spesso si è caricato la squadra sulle spalle dimostrando una maturità superiore rispetto ai suoi 19 anni chiudendo la stagione in grande spolvero con 13.8 punti in media con 2.6 assist e 2.5 rimbalzi. Nondimeno a ciò è entrato nella ristrettissima elité di rookies ad aver messo a referto almeno 1000 punti durante la prima stagione tra i professionisti (1048 per la precisione) e per ben 6 volte ha superato quota 30 punti. Ha chiuso un meraviglioso mese di marzo con 22.4 punti di media riuscendo anche a guadagnare la stima di un certo Kobe Bryant.

La domanda adesso sorge quasi spontanea; dopo che il ragazzo nelle 76 apparizioni stagionali è partito per 51 volte nello starting five cosa succederà quando sia Bledsoe che Knight saranno nuovamente abili ed arruolabili?

Per il neo-Head Coach Watson sarà una bella gatta da pelare perchè se da un lato potrebbe essere deleterio smorzare la crescita di un giovane come Booker in piena rampa di lancio, dall’altro Knight ha fatto sapere che si aspetta di rientrare in squadra con lo stesso ruolo di prima, ossia guardia titolare.

Ipotizzando che Bledsoe ritorni nel suo ruolo naturale di playmaker, non ce ne vogliano i vari Goodwin e Price ma l’assenza di Bledsoe si è sentita eccome, uno tra Knight e Booker dovrà essere relegato al ruolo di sesto uomo.

Date le premesse a questo punto si aprono diversi scenari in casa Suns perchè a meno che Knight non si convinca ad uscire dalla panchina sembra abbastanza difficile che, allo stato attuale, Booker non sia titolare nel nuovo corso dei Suns.

La squadra dell’Arizona si ritrova ad avere praticamente tre giocatori potenzialmente titolari per due effettivi posti. Cosa succederà?

Dato l’exploit di Booker, il GM McDonough metterà su una trade facendo partire uno tra Bledsoe e Knight? Potrebbero anche partire entrambi?

Il sole torna a splendere su Phoenix ed è più cocente che mai e con esso tutta questa moltitudine di dubbi preannunciando un’estate rovente sotto tutti i punti di vista.

Tra le numerose scelte ad Draft e qualche probabile illustre sacrificio in sede di mercato, riusciranno i Suns a riavere un roster competitivo e centrare dopo numerosi anni la post-season?

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