I Boston Celtics sono reduci dalla seconda partecipazione consecutiva alla post-season sotto la guida di coach Brad Stevens, ex capo allenatore di Butler, squadra che milita nel campionato statunitense universitario. Questa sarà l’estate del riscatto, un’occasione d’oro per il General Manager Danny Ainge, che potrà provare a portare almeno un pezzo grosso nella Beantown, così darinforzare ulteriormente un roster ancora molto giovane e con qualche lacuna di troppo, specialmente nel reparto lunghi. Per rinfrozare il roster, gli step necessari saranno fondamentalmente due: il Draft, in programma il 23 giugno 2016, e la Free Agency.
In vista dell’aumento del monte salari previsto per i prossimi anni, la franchigia del Massachussets possiede, oltre ai diritti sulla terza chiamata assoluta al Draft, i diritti su altre due scelte al primo giro (3, 16, 23) ed altre cinque al secondo giro (31, 35, 45, 51, 58), il che permette ai Celtics un grande spazio di manovra sul mercato, /sia includendo le scelte nelle trade sia, con le dovute valutazioni del caso, scambiare alcune pedine che potrebbero rivelarsi non necessarie dopo il Draft. Ainge, intanto, ha rilasciato un intervista riguardante la Free Agency, come riporta Chris Forsberg di ESPN.com:
Danny Ainge, GM dei Boston Celtics
Devo solo proteggere l’ambiente dalla tentazione di fare pazzie per un piccolo miglioramento. Se si presenterà l’occasione per portare un upgrade che ci renda una contender a tutti gli effetti se ne può parlare, credo che su questo siamo tutti d’accordo, purché si tratti di qualcosa di economicamente sostenibile e non un giocatore di primo impatto che fa sacrificare importanti assets futuri.
E’ chiaro che una trade in stile Danny Ainge potrebbe proiettare i Celtics ad essere la principale concorrente dei freschi campioni NBA in carica, i Cavaliers di LeBron, almeno per quanto riguarda la Eastern Conference. Le piste più seguite, oltre al solito Kevin Durant, sono principalmente due: Kevin Love, futuro free agent e nome non nuovo a Boston che già ci aveva provato nella scorsa offseason, e Jimmy Butler, esterno in forza ai Chicago Bulls che si è messo in mostra per le sue doti di all-around player.
Un modo per dar fastidio ai campioni NBA, ad esempio, è cercare una trade per uno dei tre Big dell’Ohio. Come scrive Andrew Perna di RealGM.com, Ainge, a questo proposito, ha detto di aver incontrato l’agente di Kevin Love, Jeff Schwartz:
Ho chiesto all’agente del giocatore di rivedere con noi la possibilità di venire a Boston

Kevin Love, PF dei Cavaliers
Pro e contro: come sempre, però, c’è da analizzare i pro ed i contro che porterebbe questo giocatore in Massachussets. Ad esempio, durante le Finals, è stato molto evidente che i Cavs, senza Love, giocano quasi meglio, avendo una miglior efficienza difensiva, come dimostra la vittoria di gara3 per 120-90 sui Warriors, gara in cui K-Love era seduto in tribuna. Tuttavia nel sistema di coach Stevens, basato su spaziature molto precise con i lunghi coinvolti spesso e volentieri con tiri dall’arco in fase offensiva, Love sarebbe il prototipo di giocatore perfetto: il numero 0 dei Cavs è un ottimo tiratore da 3 punti, con grandi doti offensive anche dal post basso ed un innato senso della posizione a rimbalzo (15.2 la media-rimbalzi nella stagione appena conclusa). Inoltre, Love, assumerebbe lo status di All Star in quel di Boston, mentre a Cleveland sarebbe costretto a vivere ancora all’ombra di LeBron James e Kyrie Irving. Rimane un grosso neo nel gioco dell’ala ex Timberwolves; ovvero la scarsa attitudine difensiva, testimoniata dalla media di stoppate e palloni rubati (inferiore ad 1 in entrambi i casi, in tutta la carriera) piuttosto scarsa per un lungo di quella stazza. Ciò potrebbe rappresentare un problema per Ainge, che nel reparto lunghi deve far fronte si alla scarsa presenza a rimbalzo (soprattutto offensivo) ma anche all’inconsistenza della difesa nel pitturato.
L’acquisizione di Love potrebbe dunque voler dire cambiare radicalmente la coppia di lunghi, affiancando all’ex Minnesota un lungo difensivo. Sebbene l’età non troppo avanzata, 27 anni, e l’ottimo set di skills offensive messe in campo dal ragazzo rappresentino una tentazione oggettiva per la dirigenza bianco verde, dipenderà tutto dai Cavs: dopo la vittoria di ieri notte la dirigenza infatti potrebbe decidere di tenersi stretta la sua PF.
L’altro capitolo riguarda Jimmy Butler, esterno dei Bulls: la franchigia dell’Illinois sembra intenzionata a pescare

Jimmy Butler
alto al Draft 2016, anche se questo potrebbe voler dire addio ad uno dei giocatori più forti attualmente a roster. Secondo quanto riportato da Chad Ford e Marc Stein di ESPN, i Celtics non farebbero segreto del loro interessamento per Butler. Alla finestra però, anche i Timberwolves, che hanno nella loro personalità di spicco l’ex head-coach di Chicago, Tom Thibodeau. I lupi hanno offerto la quinta scelta assoluta del prossimo Draft ai Bulls, ed hanno una serie di contropartite molto interessanti da inserire nella trade, tra questi Shabbazz Muhammed, Zach LaVine, Gorgui Dieng, e Ricky Rubio. Nonostante i Celtics abbiano la terza chiamata al Draft ed altre sette chiamate, hanno meno da offrire a livello di assets rispetto ai Wolves. A questo proposito, però, ammesso che i Celtics vogliano perdere qualche pezzo importante, Kelly Scaletta di Bleacher Report twitta:
Say the Celtics get Butler for No. 3 and pieces, then sign Horford. Are they favorites over Cleveland next year?
— Kelly Scaletta (@KellyScaletta) June 14, 2016
In casa Bulls, del resto, le tensioni sono evidenti: Butler e l’head-coach di Chicago, Hoiberg, non vanno d’accordo; Rose non è più in formato MVP, la convivenza tra i due giocatori non è affatto semplice. Aggiungiamo che il big man titolare Joakim Noah testerà la Free Agency, ed ecco che se i Bulls volessero scambiare Butler si assisterebbe alla prima vera ricostruzione totale dopo il 2008. Riuscirà Ainge a piazzare il colpaccio?
Butler, Durant, Love, ma non solo: Ryan Anderson, Al Horford, Joakim Noah, Bismack Biyombo. Come al solito sono tanti i nomi legati alla franchigia più titolata della lega professionistica americana. Starà alla dirigenza trovare il giusto mix tra attacco e difesa, il giusto equilibrio tra personalità diverse, quell’ingrediente che manca per tornare in vetta alla Eastern Conference.
Carpe Diem, Danny!


