Sono ore di travolgente apprensione quelle che i fans di basket di tutto il mondo stanno vivendo, mentre Lamar Odom – attualmente ricoverato presso il Sunrise Hospital di Las Vegas – lotta tra la vita e la morte.
Odom, 35 anni, è stato trovato nella nottata di ieri in un bordello della Sin City, privo di sensi, accanto ad una bottiglia di cognac ed alcune pasticche, rivelatesi poi essere un particolare tipo di Viagra alle erbe.
Mentre parole cariche d’affetto sono arrivate da un incalcolabile numero d’illustri personalità cestistiche e non, i microfoni di Sporting News hanno raggiunto Alvin Gentry (uno dei primi coach di Odom nella NBA, ai Los Angeles Clippers), presso il campo di allenamento dove i suoi New Orleans Pelicans stanno svolgendo il training camp.
“L’altra notte, mi sono alzato verso le 3 e ho visto la notizia al telegiornale“, ha raccontato uno sconvolto Gentry. “Mi rattrista molto, perché Lamar non è una cattiva persona. E’ generoso, e credo che questa sia la cosa che lo danneggi maggiormente. Lui dà molto di sé, e molta gente se ne approfitta“.
L’esperienza di Gentry sulla panchina dei Clippers non si chiuse nel migliore dei modi: ingaggiato nel 2001, fu licenziato a marzo del 2003, dopo aver consegnato agli almanacchi un tremendo record di 19-39 negli ultimi 4 mesi di lavoro.
“Poco dopo che me ne sono andato, Lamar ha preso il telefono e mi ha chiamato“, ha raccontato Gentry, con un lampo di commozione sul volto. “Mi ha detto, ‘voglio scusarmi con te, perché penso di non aver giocato come avresti voluto e di essere quindi responsabile del tuo licenziamento, così come tutto il resto della squadra’. Sono in questa lega da 27 anni, e una cosa del genere mi è successa solo una volta, capite? Solo Lamar mi ha telefonato“.
Odom ha fatto parte della NBA per 14 stagioni, ma la sua carriera ha subìto un brusco calo a partire dal dicembre del 2011, quando i Los Angeles Lakers lo inviarono ai Dallas Mavericks, in cambio di una scelta al primo turno del draft e 8.9 milioni di dollari; molti ricorderanno, a questo proposito, la controversa mossa dell’allora commissioner David Stern, il quale pose il veto sull’accordo originario, che prevedeva l’approdo in gialloviola di Chris Paul, con l’ex stella dei Rhode Island Rams in partenza verso i New Orleans Hornets. Fu in quel momento, a 32 anni appena compiuti, che Odom cadde nella rovinosa spirale della droga e della depressione, principalmente a causa del suo travagliato matrimonio con la soubrette Khloe Kardashian (terminato ufficialmente lo scorso luglio).
L’infanzia del giocatore, d’altronde, non è stata delle più spensierate: nato nel difficile Queens (NY), suo padre era un consumatore abituale di eroina, mentre la madre morì quando Lamar aveva soltanto 12 anni.
“Vorrei che si liberasse dei suoi demoni, e credo che tutti quelli che gli vogliono bene la pensino come me“, ha proseguito Gentry nella sua prosaica confidenza ai giornalisti, lanciando anche alcune accuse – nemmeno troppo velate – nei confronti dell’ormai ex moglie. “Pensavo che Khloe lo amasse davvero, che volesse proteggerlo e prendersi cura di lui, ma così non è stato. Penso che lui non riuscisse ad amarla come lei avrebbe voluto, e allora lo ha abbandonato. Purtroppo, Lamar non ha mai avuto nessuno al suo fianco che lo proteggesse senza pretendere nulla in cambio. E’ una situazione molto triste“.
Quando il reporter ha accennato al talento di Odom, poi, l’head coach dei Pelicans ha scosso la testa, sconsolato, affermando che il suo ex giocatore sarebbe ancora in grado di dar spettacolo, se solo non fosse reso sterile dai suoi problemi personali.
“Non so cosa dire“, ha concluso Gentry. “Spero sempre che possa venirne fuori e diventare finalmente il ragazzo che è davvero“.
Claudio Spagnuolo
Twitter: @KlausBundy




