Celtics: si riprova la pista McGee?

di Gabriel Greotti

Nel mese di Marzo i Boston Celtics si avvicinarono a JaVale McGee, centro ex Nuggets finito ai Sixers durante il 19 febbraio scorso, giorno della trade deadline. I Sixers hanno scartato sin da subito il giocatore tagliandolo e lasciandolo diventare free agent, e così i Celtics, che nello spot di centro hanno qualche carenza di troppo, hanno preso contatti con il giocatore. L’accordo iniziale offerto dai Celtics era un biennale con una team option sul secondo anno, ma il giocatore ed il suo agente pretendevano una player option che Ainge non è stato disposto a concedergli, così l’affare si è risolto in un nulla di fatto.

Come riporta A. Sherrod Blakely di CSNNE.com, però, non è da scartarsi una possibile riapertura della trattativa: con l’aumento progressivo del salary cap previsto per i prossimi anni, l’ipotesi di offrire un biennale a McGee con l’opzione di poter esplorare la Free Agency nel 2016 non è affatto insensata, dato che la stagione 2016 sarà quella che vedrà il rinnovo dei contratti televisivi e molte franchigie potranno godere di un ampio spazio salariale da gestire. Inoltre, la stagione appena conclusa dai Celtics, nettamente al di sopra delle aspettative e piena di soddisfazioni potrebbe essere motivo di convincimento per il lungo ventisettenne ex Denver, che potrebbe accettare la firma di un pluriennale.

JaVale McGee in canotta Sixers

JaVale McGee in canotta Sixers

McGee è stato scambiato dai Nuggets in seguito a una serie di infortuni e ad un gioco inconsistente ed incostante, e dopo essere stato considerato da molte franchigie uno dei ragazzi più talentuosi del panorama NBA ha fatto storcere il naso a molti a suon di prestazioni anonime. Oltre alle brutte prestazioni offerte sul parquet, JaVale ha mostrato spesso anche limiti caratteriali, sin dai suoi primi anni nella lega a Washington: l’episodio che viene spesso ricordato risale appunto agli albori della sua carriera, quando ebbe una rissa con l’allora compagno di squadra Andray Blatche. Entrambi i giocatori cercarono di minimizzare l’accaduto, ma la società sospese tutti e due per “comportamento dannoso per la squadra”.

Danny Ainge, General Manager dei Boston Celtics

Danny Ainge, General Manager dei Boston Celtics

Le domande sull’etica del lavoro di JaVale sono ancora molte, ma Boston si è mostrata un’ottima piazza per la rinascita di molti giocatori: A partire dal 2013, Kris Humphries arrivò nella Beantown dallo scambio che portò Garnett Pierce e Terry a Brooklyn, soprattutto a causa del contratto molto oneroso che scadeva proprio la stagione successiva. Humphries ha giocato tutta la stagione a Boston, inanellando peraltro statistiche piuttosto buone nonostante l’ambiente che vedeva una rebuilding appena avviata, il che gli ha permesso di massimizzare la propria carriera e poter strappare a fine stagione un triennale in una contender come Washington. Nella stagione appena conclusa invece, è stata la volta di Jae Crowder e Tyler Zeller: entrambi provenienti da due contesti in cui venivano valorizzati molto poco, come Dallas e Cleveland, sono diventati subito due pedine importanti per la conquista della settima piazza nella Eastern Conference. Crowder si è rivelato un mastino in difesa ed un buon realizzatore nonchè trascinatore del team all’occorrenza, Zeller ha potuto trovare molto più spazio in una franchigia che ha nel reparto lunghi le sue carenze maggiori e ha potuto sfoggiare tutto il suo talento offensivo.

Brad Stevens, head-coach dei Boston Celtics, capace di far rinascere le carriere di molti giocatori

Brad Stevens, head-coach dei Boston Celtics, capace di far rinascere le carriere di molti giocatori

Non è quindi difficile pensare che anche la carriera di JaVale McGee possa trarre giovamento nella Beantown. “JaVale è un ragazzo molto atletico – ha detto il GM dei Celtics Danny Ainge in un’intervista in una trasmissione radio del Marzo scorso – non abbiamo questo tipo di giocatore, capace di essere efficace vicino al ferro su entrambi i lati del campo”. Ainge ha poi aggiunto: “Non conosce ancora tutto il suo potenziale, ma Brad (Stevens) può essere una buona guida per un ragazzo motivato a portare la sua carriera sulla strada giusta.”

Insomma è lecito aspettarsi un altro tentativo per McGee da parte della dirigenza Celtics, d’altra parte il ragazzo non farebbe altro che tamponare le lacune che hanno afflitto la franchigia bianco-verde nelle ultime due stagioni, ovvero la protezione dell’area verniciata e la scarsa presenza a rimbalzo, caratteristiche che sono invece individuabili nell’ex Denver.

Per NBA Passion,
Gabriel Greotti (@GabrielGreotti on Twitter)

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