SBNation , riprendendo le parole del grandissimo ex giocatore Charles Barkley, ora commentatore televisivo per la nota emittente statunitense TNT, analizza il perchè Kawhi Leonard può realmente essere considerato come il miglior giocatore della NBA.
Charles Barkley calls Kawhi Leonard the best player in the worldhttps://t.co/HQyEPJSm4Z
— Bleacher Report (@BleacherReport) January 15, 2016
Al momento della chiamata al numero 15 del draft dell’estate del 2011, nessuno si sarebbe aspettato che Kawhi potesse diventare il giocatore che è adesso; anche lo stesso Popovich, probabilmente, si aspettava di trovare un grande specialista difensivo, ma con grandi difficoltà in attacco: il suo tiro era completamente da ricostruire e le grosse mani, tanto utili in difesa, sembravano più un ostacolo che un vantaggio nello sviluppo della meccanica di rilascio del pallone.
Leonard, però, ha saputo stupire tutti, riuscendo a diventare una macchina quasi perfetta all’interno del sistema Spurs, sapendo essere determinante su entrambi i lati del campo. In pochi anni è arrivato a traguardi eccezionali, vincendo l’MVP delle Finals nel 2014 e diventando un serissimo candidato per l’MVP della Regular Season in questa stagione.
Barkley ha espresso il suo pensiero, stupendo e forse facendo storcere il naso a molti. Ma se si analizza nel dettaglio ciò che Kawhi Leonard fa in campo, anche senza avere la palla in mano, ci si accorge che, dopotutto, le parole dell’ex ala dei Sixers e dei Suns non sono poi così fuori dal mondo e potrebbero essere corrette.
The Claw ha un abilità pazzesca nell’influenzare ogni cosa che accade vicino a lui in entrambe le metà del parquet. Non sono solo i suoi numeri a testimoniare la sua forza: i 20 punti, 10 rimbalzi, 5 assist, 1 rubata e le 2 stoppate contro i Cleveland Cavaliers, sono solo una piccola parte dell’impatto che il giocatore ha saputo mettere sulla gara.
Leonard riesce a fare cose che molti altri suoi ‘colleghi’ non si immaginerebbero mai: nessuno penserebbe mai di lottare per la posizione contro i 113 Kg di muscoli di LeBron James, spostare il proprio avversario, rubargli il pallone e correre in contropiede per fornire un assist al proprio compagno per due punti facili facili.
È sorprendente anche la capacità che il giovane 24enne ha sviluppato nell’andare a rimbalzo: si sta dimostrando sicuramente una delle migliori ali piccole a rimbalzo, sia difensivo che offensivo. È capace di strappare rimbalzi anche a giocatori più alti e forti di lui (vedasi Tristan Thompson) e di punire le difese se queste non lo tagliano fuori dopo un tiro sbagliato di un suo compagno (capito LeBron?)
I Cavs, addirittura, hanno provato a mettere fuori dagli schemi difensivi Kawhi Leonard, cercando di tenere l’uomo da lui marcato (in molti casi James) molto lontano dalla palla, permettendo alla squadra di giocare in 4 vs 4. Secondo i dati di SportVU, LeBron ha toccato palla 6 volte di meno, anche se ha giocato 2 minuti in più del solito, proprio per tenere lontano il suo marcatore dall’azione. Leonard cambia il modo degli avversari di attaccare, esattamente come Stephen Curry cambia il modo degli avversari di difendere.
Per i Cavs è stato quindi quasi impossibile attaccare con gli isolamenti, tenendo palla ferma, ma è stato difficilissimo anche muovere il pallone per cercare gli uomini liberi. Gli Spurs sono la miglior difesa della lega per distacco e si vede benissimo da questa azione. Tutti gli uomini ruotano alla perfezione sul perimetro e, alla fine, James è costretto a prendersi un tiro fuori equilibrio con il suo marcatore attaccato alle calcagna.
È andata peggio quando Kawhi si è ritrovato a marcare Richard Jefferson: se è difficile per il prescelto è impossibile per chiunque altro.
Leonard è, insieme a Curry, l’unico giocatore che ti può cambiare la partita anche senza toccare un pallone e segnando 0 punti. Può essere determinante su entrambi i lati del campo e farti vincere da solo le partite. Le parole di Barkley volevano esprimere proprio tutto ciò e, alla luce dei fatti, non sono poi così sbagliate.


