Essendo passato circa il 75% della regular season NBA, è il momento di iniziare a tirare le somme per quanto riguarda i riconoscimenti individuali, nel nostro caso, l’MVP. Il most valuable player è sempre stato il premio più ambito da parte di qualsiasi giocatore, per qualcuno, in certi casi, è stato addirittura più importante del titolo stesso.
I criteri per l’assegnazione sono molteplici e sono sia oggettivi che soggettivi, ognuno di noi ha un mvp soggettivo, quel giocatore per cui farebbe follie e piangerebbe il giorno di un eventuale ritiro, al quale si lega un periodo della propria vita, al quale si affidano le chiavi del proprio cuore.
La commissione che si occupa di questo utilizza parametri totalmente diversi, oggettivi, a partire dalle statistiche individuali, al record di squadra, ma resta comunque difficile stabilire il vincitore.
Il problema non è di certo trovare dei candidati, c’è sempre qualcuno che spicca sugli altri, ma decretare il vincitore assoluto è difficoltoso, specialmente per il valore simbolico che l’MVP ricopre.
Quest’anno, poi, sembra davvero troppo difficile, visto l’assoluto equilibrio, i candidati come al solito ci sono, ma nessuno ha dato la dimostrazione di essere una spanna sopra gli altri.
Principalmente, i candidati sono: Lebron James, Stephen Curry, Russell Westbrook, James Harden e Anthony Davis.
Come ogni anno mai sottovalutare Lebron, unico trascinatore dei Cleveland Cavaliers, solite prove da più di 30 punti, da trascinatore assoluto. Dopo un inizio stentato la squadra sta cominciando ad ingranare e per i playoff ne vedremo delle belle, per la corsa all’MVP mai scommetterci contro potrebbe esserci la sorpresa, sebbene non sia proprio l’annata migliore. La diminuzione di esplosività è stata colmata da una grande intelligenza tattica. Il re seppure non sembra c’è e vuole vincere come ogni anno.
Curry sta disputando una stagione a dir poco stratosferica, tira dal perimetro con una naturalezza infinita, si accende quando la squadra ne ha bisogno e mette sempre i punti più importanti che hanno permesso alla squadra di avere il primato incontrastato ad ovest. Anche le statistiche parlano per lui, sebbene il supporting cast sia uno dei migliori della lega, sta viaggiando a medie di 23.5 ppg, 4.4 rpg, 7.8 apg. A detta di molti, il migliore della lega ad ora e man mano che si va avanti sembra che i risultati gli stiano dando ragione, non ci resta che ammirare questo talento cristallino.

Ultimi 20 giorni grandiosi per Westbrook, che senza Durant ha messo su numeri mai visti negli ultimi 30 anni
Il playmaker degli Oklahoma City Thunder, Russell Westbrook, dopo un inizio di stagione in sordina, passato più tempo out che in campo, limitato dagli infortuni, si è, finalmente caricato la squadra sulle spalle vista l’assenza di KD, sfornando prove da vero MVP. Sebbene i Thunder non stiano navigando in acque tranquillissime e stiano faticando per arrivare ai playoff. Sicuramente, Westbrook è sempre stato esuberante e spesso e volentieri si prende più tiri del dovuto, croce e delizia per noi appassionati. Il record di squadra non lo aiuta, ma come si fa a non prendere in considerazione un giocatore che sforna triple doppie su triple doppie? Le percentuali dal campo non sono altissime, ma le medie sono ECCELSE: 27.5 ppg, 8.4 apg, 7.3 rpg. Uno dei giocatori più completi, indispensabile per Oklahoma City.
La guardia degli Houston Rockets, James Harden, per gli amici più intimi, the BEARD, sembra aver trovato una propria dimensione sia come leader che nella metà campo difensiva, diventando un vero e proprio spaccapartite. Trascinatore instancabile, anche in assenza di altri elementi chiave come Howard, riesce a portare i suoi alla vittoria, un altro rispetto all’annata precedente. Svantaggiato anche lui per il record, può contare sulle ottime medie: 26.9 ppg, 7.1 apg, 5.8 rpg.
Per ultimo, ma non per importanza, parliamo di Anthony Davis che sebbene sia solo al suo terzo anno in NBA, prima scelta al draft 2012, ha avuto dei miglioramenti esponenziali che non sembrano essere finiti, maggiore esplosività, ampliamento della propria dimensione di gioco, addirittura inserendo il tiro dall’arco. Per ulteriori informazioni chiedere conferma ad Oklahoma City, un giocatore completissimo che, salvo infortuni, sarà il futuro dominatore della lega per almeno i prossimi 7-8 anni, l’MVP già quest’anno non è un’utopia, ha dominato in lungo e in largo tutti i pitturati NBA, bestia nera per molte squadre. Il supporting cast, purtroppo, non è adeguato perché se si affiancassero ad un giocatore da 24+10 a partita degli ottimi gregari, si potrebbe ambire alla vittoria massima.
Ora la palla passa nelle mani di chi dovrà decidere chi vincerà tra loro, scelta molto difficile che sicuramente sarà molto discussa, manca ancora un po’, vedremo che succederà, vedremo chi sarà il nuovo capo dell’NBA.
Per NBA Passion,
Francesco Tarantino
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2 commenti
salve volevo sapere da chi è composta la commissione che vota per l’mvp?
E’ composta da commentatori sportivi ed emittenti radiotelevisive, oltre al voto online dei fan introdotto nel 2010.