Kevin Durant non si è mai fatto problemi ad affrontare le critiche che ha ricevuto nel corso della sua carriera.
Quando, nel 2016, ha lasciato gli Oklahoma City Thunder per i Golden State Warriors, è stato criticato per essersi unito ad una squadra giù piena di giocatori di alto livello, quali Stephen Curry, Klay Thompson o Draymond Green.
Ma lui se l’è fatto scivolare addosso.
Eppure c’è una critica, una in particolare, che lo ha irritato in una maniera indescrivibile. Ed è una critica arrivata proprio nell’estate del 2022, quando gli Warriors hanno vinto il loro quarto titolo NBA.
Cosa c’entra? Be’, Durant ha ammesso che c’è stato un aspetto di tale vittoria, ottenuta senza il suo contributo, che ha letteralmente odiato.
“Non posso mentire” ha confessato durante un’intervista per il Washington Post. “Guardando le Finals, sapevo che molte persone si sarebbero concentrate su di me una volta che avessero vinto. Mi sono detto: ‘Odio che abbiano vinto, perché non criticheranno loro, ma me’. E penso anche che sia un modo infantile di guardare a questa situazione. Mi sembra che si possa comprendere e apprezzare tutto quello che hanno fatto, senza parlare anche di me. Io ero solo tranquillo in casa mia. Ma capisco come la pensano alcune persone”.
Ma, a dirla tutta, nonostante Durant abbia vinto due titoli in tre anni, e due premi di MVP delle Finals, con Golden State, ha sempre disprezzato l’idea di essere visto solo come un “personaggio secondario” di una delle migliori squadre che la NBA abbia mai visto.
“Ho odiato questa cosa” ha detto Durant. “Scavalcare gli altri? Non succederà mai. O faccio un passo indietro, in modo che gli altri possano andare avanti e fare le proprie cose, o prenderò io il controllo”.
Ovviamente poi sappiamo tutti com’è andata. Durant ha lasciato gli Warriors nel 2019, dopo essersi strappato il tendine d’Achille, e da allora non ha mai più trovato il successo nei playoffs, neanche con i Brooklyn Nets.
Ma, proprio il capo allenatore degli Warriors, coach Steve Kerr, ha continuato a guardare Durant da lontano, e non ha potuto fare a meno di apprezzare quanto lui si sia impegnato nel suo processo di riabilitazione, per riuscire a ritornare al livello di gioco cui si trova oggi.
“Sono contento per lui, mi fa piacere che stia bene e che stia giocando bene” ha detto il coach. “Se c’è un cosa che non si augura mai a nessuno sono gli infortuni. E’ meglio per tutti noi quando i giocatori stanno bene, perché è questo che rende la NBA fantastica per gli spettatori”.
Sono passati circa tre anni e mezzo dall’ultima volta che coach Kerr ha allenato Durant. Eppure, tenendolo d’occhio, non riesce a trovare alcun cambiamento nel suo modo di giocare.
“È stato uno dei migliori giocatori della lega per un decennio, forse anche di più. È uno dei più grandi marcatori di tutti i tempi, oltre che un tiratore fenomenale. E non è cambiato” ha continuato coach Kerr. “Per me non è diverso da come lo era qualche anno fa, quando giocava con noi”.

