60 – Jerami Grant
Senza Julius Randle il premio di Most Improved Player sarebbe andato a Grant, la cui decisione di lasciare Denver per i Pistons e un ruolo da prima opzione offensiva ha pagato, almeno a livello personale: 22.3 punti di media a partita, la convocazione alle Olimpiadi e l’oro a Tokyo, seppur con poco spazio in campo per Team USA. Ora a Detroit c’è Cade Cunningham con cui fare coppia, il roster ha delle pecche ma il livello medio delle squadre di rincalzo dell’Est è abbastanza modesto da pensare almeno ai play-in (se Cunningham si rivelerà già pronto).
59 – Terry Rozier
Atlanta e in tono leggermente minore Charlotte sono le squadre con più talento giovane a Est. “Scary” Terry Rozier è stato lo scorso anno uno dei giocatori NBA più clutch, ha bruciato i Golden State Warriors sulla sirena e schiacciato in testa a Kevin Durant, e gli Hornets hanno premiato le sue due ottime stagioni in North Carolina con un rinnovo da 4 anni e ben 96 milioni di dollari complessivi. 20.4 punti a partita nel 2020\21, l’attacco degli Hornets si preannuncia esplosivo. Però ora ci vogliono i playoffs.
58 – Mikal Bridges
Vederlo in finale NBA con quella maglia avrà ricordato ai tifosi dei Suns abbastanza vecchi da ricordarselo, Richard Dumas marcare Michael Jordan alle Finals del 1993. La carriera di Dumas sarebbe deragliata a causa della droga di lì a poco, quella di Bridges è appena iniziata. Braccia lunghe, tiro da tre punti affidabile, mentalità vincente già dimostrata a Villanova con ben due titoli NCAA, Bridges è il prototipo del giocatore di ruolo in una squadra da titolo. I Sixers lo scambiarono al draft NBA 2018 con Zhaire Smith: in un universo parallelo, Bridges, Joel Embiid, Jayson Tatum e Ben Simmons giocano assieme a Philadelphia.
57 – Kemba Walker
Tradito dalle sue ginocchia e scaricato dai Celtics dopo due stagioni, Kemba ripartirà dai New York Knicks a casa sua. I dubbi su Walker sono solo di carattere fisico, a New York avrà meno responsabilità offensive accanto a Rose, Fournier, Barrett e Randle. Dopo il buyout con i Thunder non avrà più la dannazione del contrattone sulla testa, e resta comunque un 4 volte All-Star.
56 – Pascal Siakam
Inizio da dimenticare per Spicy P e i Raptors lo scorso anno, Siakam si è però ripreso strada facendo e salvato la sua stagione. Etichettato come bidone dopo essere stato acclamato come furto-al-draft-di-quel-genio-di-Ujiri (decidetevi), Pascal Siakam non sarà mai la prima opzione offensiva di una squadra con grandi ambizioni ma se i Raptors dovessero sondare il mercato per lui, non sorprendiamoci di vedere le suddette squadre più che interessate. Il 29% al tiro da tre in stagione ha inquietato gli esperti, ma ci sono stati anche 4.5 assist di media a partita, massimo in carriera. Inizierà la stagione ai box dopo un intervento alla spalla destra…

55 – Andrew Wiggins
Considerato il fatto che lo scorso anno non sarebbe stato neppure nei primi 100, è già un successo. La stagione 2020\21 di Wiggins è stata sorprendentemente buona, gli Warriors hanno stra-vinto lo scambio con D’Angelo Russell del febbraio 2020 (andate a rivedervi le valutazioni all’epoca). Gli Warriors sono riusciti a rivalutarlo come giocatore e come pedina di scambio, si intravede la fine del suo contrattone (2022\23) e anche questo facilita le cose. Quest’anno ci sarà anche Thompson, a Andrew Wiggins verrà chiesta la stessa cosa: difesa, tiro da tre punti, tanti minuti e energia.
54 – RJ Barrett
Dopo due stagioni, Ja Morant e RJ Barrett hanno giocato i playoffs e Zion Williamson no. Predirlo allora sarebbe stato arduo, e invece è successo. La seconda stagione di Barrett è stata un sospiro di sollievo per quanti temevano che il maelstrom di New York avrebbe risucchiato una point forward mancina con un tiro da tre punti ballerino. Col cavolo: al suo secondo anno il canadese ha ingranato, ha chiuso col 40% da tre giocando tutte e 72 le partite a 35 minuti di media per coach Thibodeau. Come Randle ha poi sbattuto il muso contro i playoffs ma è cosa normale. A 21 anni può ancora crescere molto.
53 – Caris LeVert
Prima di tutto: sta bene ed è in campo, e solo per questo c’è da essere grati. Partito bene ai Nets prima della trade Harden, dopo aver risolto i problemi di salute LeVert è tornato in campo con i Pacers dove in 35 partite ha chiuso con 20 punti e 5 assist di media e trascinato Indiana ai play-in. Dopo la parentesi Bjorkgren a Indianapolis è tornato Carlisle, allenatore perfetto per esaltare quei giocatori “bordeline” top 30-40 come Caris e Brogdon. Sabonis è un All-Star, i Pacers devono decidere cosa fare con Turner e TJ Warren ma il talento in squadra non manca.
52 – John Collins
Ai playoffs lo abbiamo definito “il Kenyon Martin del 2021” (in attacco). Ruolo e fisico sono gli stessi, K-Mart era difensore di un livello che Collins ancora non può neppure vedere ma l’ex Wake Forest è un realizzatore affidabile e ottimo rimbalzista d’attacco, che tira col 39% da tre punti. Lo scorso anno a inizio stagione aveva rifiutato un’estensione da 90 milioni di dollari perché sicuro di poter lucrare di più da free agent. Ha avuto ragione lui.
51 – Christian Wood
Lunghissimo, fisicamente ricorda Anthony Davis e gioca con la faccia cattiva. Il suo primo anno a Houston è stato più che positivo nonostante la malaparata in Texas e un problema a una caviglia, il prossimo anno i Rockets si preannunciano almeno divertenti da vedere con Wall, Kevin Porter Jr, Jalen Green e Wood, giocatori spettacolari. Per vedere della pallacanestro vincente occorrerà aspettare ma Christian Wood potrebbe anche ambire all’All-Star Game.


2 commenti
Buongiorno, mi sono sorpreso per l’assenza di Kawhi Leonard: fuori dai top 100?
Buongiorno, è scritto all’inizio, Leonard e Murray non sono stati inseriti perché infortunati e fuori per tutta la stagione, a meno di sorprese