20 – Paul George
E’ riuscito nell’impresa di levarsi di dosso l’etichetta “Playoff P”, che si era incautamente appiccicato sopra prima della figura barbina rimediata nella bolla di Orlando assieme ai Clippers, con dei playoffs coraggiosi soprattutto quando Kawhi Leonard ha dovuto fermarsi. Delle quattro finaliste di conference, alla fine George è risultato il giocatore con più minuti, terminando esausto ma dopo aver portato dei Suns in salute fino alla sesta partita. Non è più il Paul George dei tempi dei Pacers e di OKC 2019, soprattutto atleticamente e in difesa, ma è un giocatore più completo, un passatore migliore. Senza Kawhi i Clippers diventano l’anno prossimo ufficialmente la sua squadra, avrà meno pressione addosso perché nessuno gli chiederà più la luna. Ha firmato nel 2020 un’estensione contrattuale quadriennale (scadenza nel 2024\25) che rischia di invecchiare male, oggettivamente, ma oggi George risiede tranquillamente tra i migliori 20 giocatori della NBA.
19 – Russell Westbrook
E’ stata una delle posizioni più difficili da assegnare. Chi scrive lo avrebbe posizionato a ridosso se non nella Top 10, un complesso lavoro di mediazione gli ha assegnato il 19esimo posto. Nel 2020\21 Russell Westbrook ha superato Oscar Robertson nella classifica delle triple doppie in carriera, ha chiuso la sua quarta stagione con una tripla doppia di media (!), tre nelle ultime quattro, e trascinato una squadra non all’altezza, zeppa di infortunati e travolta dal Covid a febbraio ai playoffs, superando persino uno stiramento muscolare a inizio anno giocandoci sopra (ha giocato 65 partite su 72). La trade ai Lakers è una sorta di premio alla resilienza di un campione che – tra una tripla doppia e l’altra – ha anche subito 5 interventi alle ginocchia dal 2013 a oggi. I suoi difetti li conosciamo bene: tira troppo, tira male, le sue letture nei finali di partita non sono sempre le migliori e perde tanti palloni. Ma è soprattutto un eccezionale giocatore di pallacanestro.
18 – Chris Paul
Le ultime due stagioni di Chris Paul, tra OKC e Suns, sono state probabilmente le migliori in carriera, senza scomodare gli anni della gioventù con gli allora New Orleans Hornets. Lo scorso anno CP3 ha compiuto il suo capolavoro, guadagnandosi la sua prima finale NBA con una squadra che i playoffs non li vedeva da 10 anni. Con lui i Suns sono stati il settimo miglior attacco e la sesta miglior difesa in stagione, eccellenza assoluta, e Devin Booker, Deandre Ayton e Mikal Bridges sono sbocciati sotto la sua guida. Ha appena firmato un prolungamento da 4 anni e 120 milioni di dollari con Phoenix, il suo terzo max contract in carriera. Serve altro?
17 – Jayson Tatum
Seconda volta All-Star ma curiosamente non All-NBA nel 2021 Jayson Tatum, che ha passato una stagione travagliata a Boston tra le difficoltà della squadra e quelle personali, con il Covid e i suoi strascichi. Per Tatum una stagione “travagliata” è comunque una stagione chiusa a 26.4 punti e 7.3 rimbalzi di media, con il massimo in carriera per assist (4.3). I Celtics hanno deluso strappando i playoffs solo grazie ai play-in, senza Jaylen Brown infortunato e con un Kemba Walker a mezzo servizio. Tatum ha segnato 50 punti contro Washington ai play-in e altri 50 punti in gara 3 contro i Nets nell’unica vittoria di Boston nella serie di primo turno.
16 – Trae Young
Trae Young entra nella nuova stagione al timone di una delle squadre più interessanti e di talento, gli Atlanta Hawks, e dopo una finale di conference guadagnata e dei playoffs da killer. Young ha raccolto l’eredità di Reggie Miller gelando il Madison Square Garden in gara 1 al primo turno, al suo esordio assoluto in post-season, poi ha buttato fuori i Philadelphia 76ers vincendo gara 7 in trasferta, e per tre partite ha messo in grande difficoltà i futuri campioni NBA Milwaukee Bucks, prima di infortunarsi a una caviglia. Gli Hawks hanno vinto 5 partite in trasferta ai playoffs 2021, in estate per Trae è arrivato anche lo scontato rinnovo al massimo salariale.

15 – Bradley Beal
Beal e Westbrook hanno trascinato degli Wizards non all’altezza ai playoffs lo scorso anno, Bradley ha chiuso da secondo marcatore NBA dopo un duello con Stephen Curry. Ora Westbrook non c’è più ma Washington ha una squadra migliore attorno alla sua superstar, con gli arrivi di Kyle Kuzma, Montrezl Harrell, Kentavious Caldwell-Pope e soprattutto Spencer Dinwiddie. Gli Wizards possono puntare alle prime 6 posizioni a Est e ai playoffs diretti, Bradley Beal per ora è contento della sua situazione a DC ma a fine stagione potrà uscire dal suo contratto.
14 – Jimmy Butler
Il record 2020\21 di Miami con Butler? 33-19. Senza Butler? 7-13. Basta questo dato per spiegare l’impatto di Jimmy Butler sulla sua squadra e sulle vittorie. Gli Heat sono arrivati scarichi ai playoffs, hanno lottato e perso solo ai supplementari in gara 1 del primo turno contro i Bucks per poi cedere di netto, con Antetokounmpo a dominare anche sulla star di Miami. Non è un caso che le due finaliste nel 2020, Heat e Lakers, siano state tra le più penalizzate la scorsa stagione, vista la poca pausa (appena 70 giorni) e la fatica accumulata, in estate Miami si è rinforzata con Lowry e Tucker, a stagione in corso dovrebbe ritrovare anche Victor Oladipo. Il dato: nonostante le 20 partite saltate per infortuni e Covid, nel 2021 Butler è stato nominato All-NBA per la quarta volta in carriera.
13 – Donovan Mitchell
Nonostante una caviglia malmessa, ai playoffs Donovan Mitchell è stato a tratti immarcabile, come nelle prime due partite della serie contro i Clippers. Lo scorso anno Mitchell ha fatto grandi progressi soprattutto al tiro da tre punti, aumentando quantità (8.7 tiri a partita), percentuale (38.6%) e range di tiro, combinazione che lo rende letale in attacco considerando che razza di atleta sia. I suoi 5.2 assist a partita sono il massimo in carriera, frutto del sistema offensivo dei Jazz ma anche di scelte più oculate come dimostra il volume di palle perse, rimasto invariato. Attorno a Mitchell, Gobert e Conley Utah ha costruito una corazzata da regular season, l’ex Louisville può essere ora la star di una squadra da titolo? Shaquille O’Neal attende ancora di essere smentito.
12 – Kyrie Irving
Il grande merito di Steve Nash lo scorso anno? Semplificare le cose soprattutto per Kyrie Irving, in campo e fuori. I Nets sono passati sopra alle due settimane sabbatiche che Irving aveva deciso di prendersi con la stagione appena iniziata (Kyrie non giocava dal febbraio 2020…) e mentre la squadra trattava per James Harden. Per fortuna una volta rientrato l’ex Cavs ha fatto il bravo, e soprattutto ha fatto i numeri. 27 punti a partita con 6 assist di media, il 50% dal campo, il 40.2% al tiro da tre punti, e il 92,2% in lunetta, Kyrie è diventato appena il nono giocatore della storia NBA a chiudere una stagione da 50-40-90. Con James Harden e Kevin Durant a gestire i possessi, Kyrie Irving deve preoccuparsi esclusivamente di attaccare e segnare, senza la pressione di dover essere colui che tira la squadra fuori dai guai. E in queste condizioni è un’arma non plus ultra. Purtroppo ha terminato la stagione con un infortunio alla caviglia, la sua tenuta fisica è destinata a restare un’incognita.
11 – Anthony Davis
Ai piedi della Top 10 c’è Anthony Davis, che paga un 2020\21 in cui ha giocato poco e male, soprattutto per via degli infortuni. Non c’è dubbio che il Davis dei playoffs 2020 sia uno dei primi 10, forse 5 migliori giocatori della NBA, lo scorso anno AD si è peggiorato un po’ ovunque e soprattutto a rimbalzo (7.9 di media) e al tiro da tre punti (appena il 26%). Dopo uno stop di 30 partite, Davis era rientrato in tempo per la volata play-in dei Lakers ancora senza LeBron James, sebbene lontano dalla forma migliore. Ai playoffs aveva issato LA sul 2-1 contro i Suns (con un Chris Paul acciaccato) prima di infortunarsi di nuovo e rischiare persino di peggiorare le cose, scendendo in campo su una gamba sola in gara 6.


2 commenti
Buongiorno, mi sono sorpreso per l’assenza di Kawhi Leonard: fuori dai top 100?
Buongiorno, è scritto all’inizio, Leonard e Murray non sono stati inseriti perché infortunati e fuori per tutta la stagione, a meno di sorprese