30 – Ben Simmons
Eccolo. Il flop ai playoffs è innegabile, la sua intera stagione 2020\21 è stata sospetta e col senno di poi preludio a ciò che sarebbe successo in post-season. Simmons resta però un 3 volte All-Star, un All-NBA e un 2 volte primo quintetto difensivo, con lui e Embiid in campo i 76ers hanno vinto il 69.6% delle partite giocate, nel 2019 sono andati a una buca d’angolo con carambola di Kawhi Leonard dalla finale di conference. Ben ha appena compiuto 25 anni, è assieme a Gobert il miglior difensore della lega e sicuramente più completo del francese. E’ arrivato semplicemente il momento di cambiare aria, non esiste squadra NBA che al giusto prezzo non possa non valutare una trade per un giocatore di tale livello. Certo, diffondere video estivi in cui sembri Reggie Miller, e poi tirare i liberi ai playoffs con il 34% non ti aiuta.
29 – Jaylen Brown
I suoi progressi sono stati tanto sensibili che a un certo punto un dubbio ha attraversato tutta Boston come una scossa elettrica: “ma non è che quello davvero forte è l’altro?”. La seconda parte di stagione di Jayson Tatum ha poi riequilibrato l’universo. Alla sua quinta stagione NBA però, Jaylen Brown è diventato All-Star e stella NBA legittima, i Celtics hanno in casa due gioielli veri. Ora si tratta di ricostruirci attorno una squadra all’altezza. Il dato: Brown ha giocato 3 finali di conference nei primi 4 anni NBA.
28 – Shai Gilgeous-Alexander
Durante le ore più calde di draft e free agency 2021 si era diffusa la voce che Sam Presti, in pieno delirio da accumulo di scelte future, potesse scambiare via trade persino Shai Gilgeous-Alexander. Ovviamente non era vero, per il canadese puntuale il rinnovo contrattuale al massimo salariale e l’investitura a giocatore franchigia degli Oklahoma City Thunder. Ora viene il bello, Shai è giovane ma i Thunder sono davvero ancora alle aste, rischia dunque di vedere i playoffs col binocolo per almeno ancora un paio di stagioni. Meglio armarsi di Santa Pazienza.
27 – Julius Randle
En plein per Julius Randle lo scorso anno: Most Improved Player, secondo quintetto All-NBA, convocazione all’All-Star Game e qualificazione ai playoffs (con i Knicks, quindi vale doppio), quindi rinnovo contrattuale da 117 milioni di dollari in 4 anni (dal 2022\23). Qualcuno potrebbe pensare solo a un anno di grazia, in realtà nell’esplosione di Randle c’è tanto lavoro su fisico e testa. Come Barrett, ha sbattuto contro i playoffs ma si è trattato solo di un primo assaggio. Il dato: 6 assist di media lo scorso anno in un ruolo alla Chris Webber che fu.
26 – Khris Middleton
Non c’è stata intervista o post partita in cui Middleton non abbia ricordato di aver visto in prima persona una versione dei Milwaukee Bucks un po’ diversa da quella di oggi. Khris Middleton ha visto il Bradley Center mezzo vuoto, per dirne una. Che i suoi playoffs 2021 sarebbero stati speciali lo si era visto subito: pronti-via, canestro vincente in gara 1 contro i Miami Heat e i fantasmi della bolla di Orlando, quindi i 36 punti in gara 6 e il canestro decisivo in gara 7 all’overtime in trasferta contro i Nets, i 62 punti in due partite senza Giannis contro Atlanta in gara 5 e 6, e infine i 40 punti in gara 4 delle NBA Finals e i tiri decisivi in gara 6 per completare l’opera. Quattro giorni dopo, su un aereo assieme al compagno di squadra Jrue Holiday per andare a vincere l’oro olimpico a Tokyo. Chapeau.

25 – Zach LaVine
Fa la nostra Top 25 Zach LaVine, nonostante il fatto che in 7 stagioni NBA non abbia ancora giocato i playoffs. Striscia che dovrebbe terminare a meno di disastri il prossimo anno, la posizione è un tributo ai progressi di LaVine che, va ricordato, nel 2017 si ruppe un ginocchio. 27.4 punti di media, career high per assist (4.9) e il 41% abbondante da tre e il 50% dal campo, efficienza offensiva da elite NBA. La sua stagione 2021\22 è importante su più fronti: per i Bulls c’è da tornare ai playoffs, una stagione da All-NBA e All-Star per Zach LaVine significherà supermax contract, a Chicago o altrove, dal 2022\23 (sempre che non dedica di rinnovare già ora, a sorpresa). La free agency 2022 rischia di diventare la free agency di Zach LaVine, prima però c’è da giocare e vincere.
24 – Bam Adebayo
Secondo Chris Bosh manca solo un buon tiro da tre punti per tramutare Edrice “Bam” Adebayo in una belva umana. Difesa e atletismo sono già da All-NBA, in attacco i progressi sono stati rimarchevoli in due stagioni. Adebayo è un giocatore che sposta, a 24 anni ha già giocato una finale NBA e vinto un oro olimpico con Team USA, si è distinto persino a Miami per etica del lavoro e dedizione. Gli Heat giocano ancora per il titolo l’anno prossimo e Bam può e deve salire ancora.
23 – Zion Williamson
Possibile che New Orleans sia così tanto periferia dell’impero che a nessuno importa più di Zion Williamson, appena due anni fa il prospetto collegiale più chiacchierato d’America dai tempi di LeBron James? La stagione 2020\21 di Zion è stata demenziale da quanto buona, con cifre e efficienza che non si vedevano dai tempi di Shaquille O’Neal. Nella seconda metà di stagione si è visto parecchio Point Zion, ne sono venuti fuori 3.7 assist a partita. In area è già inarrestabile, la sua velocità di piedi mai vista per uno di quella stazza, il primo passo un’esplosione di potenza con controllo come Ronaldo con le Pirelli, le letture di gioco anche senza palla, giuste. Può migliorare ai tiri liberi (69% su 8.7 tentativi a partita), acquisire più fiducia al tiro da tre (sarà banale, ma se inizia a metterla, buonanotte) e crescere in difesa dove fa ancora una gran fatica soprattutto lontano dal pallone. Il dato: 20.3 (!) punti di media in area a partita.
22 – Ja Morant
Due anni dopo, Ja Morant è davanti a Zion! La sua seconda stagione NBA è stata un crescendo, i Grizzlies hanno raggiunto i play-in e questa volta non si sono fatti sorprendere suonandole agli Spurs prima, e poi beffando i Golden State Warriors al Chase Center. Per Ja 35 punti con 6 assist e i due canestri decisivi, ai playoffs in 5 partite ha viaggiato a 30 punti di media contro Utah ingaggiando un duello personale al ferro contro Rudy Gobert. Morant esplode come il Derrick Rose che fu, guida i Grizzlies come un giovane Chris Paul, e seppur con una meccanica di tiro ancora da migliorare, dopo l’All-Star game ha viaggiato col 34.4% da tre punti, altro segnale incoraggiante. La sua qualità migliore in campo? Da vera point guard, badare al gioco della squadra anche sacrificando punti e cifre.
21 – Rudy Gobert
3 volte Defensive Player of The Year, dall’anno prossimo Rudy Gobert sarà il quinto giocatore NBA più pagato se consideriamo il contratto complessivo. I Jazz hanno puntato sul fatto che si possa costruire una squadra da titolo su Donovan Mitchell e su un centro privo di gioco spalle a canestro, ma dalle doti difensive uniche: rim protector con pochi eguali per tempismo e pulizia, che commette pochi falli, bloccante e “rollante” di qualità, a suo agio nei cambi difensivi contro giocatori esterni o più piccoli e rapidi. Utah è squadra potenzialmente da titolo, a Gobert e Mitchell il merito di aver ricucito dopo il Covidgate e le frizioni del marzo-aprile 2020, il prossimo anno ci riproveranno e Rudy sarà sempre lì sotto a fare la guardia. In estate ha anche vinto l’argento con la Francia alle Olimpiadi, che male non fa.


2 commenti
Buongiorno, mi sono sorpreso per l’assenza di Kawhi Leonard: fuori dai top 100?
Buongiorno, è scritto all’inizio, Leonard e Murray non sono stati inseriti perché infortunati e fuori per tutta la stagione, a meno di sorprese