Home NBA, National Basketball AssociationNBA in Evidenza8 giocatori che saranno NBA All-Star per la prima volta nel 2021

8 giocatori che saranno NBA All-Star per la prima volta nel 2021

di Michele Gibin
jaylen brown

3. Collin Sexton

giocatori NBA All-Star
Collin Sexton è uno dei giocatori papabili per la convocazione all’All-Star Game NBA

Con Sexton, Darius Garland, Isaac Okoro, Jarrett Allen, Larry Nance Jr e Cedi Osman, i Cleveland Cavs hanno davvero qualcosa su cui sperare. Non sempre il post LeBron James è filato liscio per i Cavaliers (il flop John Beilein, il falimento con Kevin Porter Jr) ma al netto di qualche errore è rimarchevole per i Cavs essere già a questo punto, soli tre anni dopo.

Nella nostra preview sui Cavs 2020\21 avevamo “lanciato” Collin Sexton come potenziale All-Star, e il prodotto di Alabama ha fin qui rispettato ogni aspettativa. Garland ha saltato alcune partite e oggi parte dalla panchina, coach Bickerstaff si fida di Sexton per guidare il quintetto base da scoring point guard e i risultati sono positivi: career high in assist (oltre 4) a fronte di un numero uguale di palle perse rispetto allo scorso anno, e soprattutto 25 punti a partita con il 51% (!) al tiro e il 47% da tre punti.

I Cavs sono da corsa per un posto ai playoffs, sono frizzanti e la loro difesa regge in modo più che egregio, con Jarrett Allen, Okoro e Sexton (osservatelo braccare il suo avversario, il suo lavoro di piedi). Sono e saranno soggetti a serate in cui l’attacco li tradirà (è successo di recente a Boston) ma sono giovani, Sexton e Garland hanno 22 e 21 anni, Okoro ha appena iniziato e con Kevin Love e (forse) Andre Drummond hanno due trade chip per trovare altre scelte future di pregio al draft.

L’alternativa: Zach LaVine se la giocherà con Sexton, molto lo deciderà probabilmente il record di squadra di Bulls e Cavs. LaVine finì “scornato” lo scorso anno ma in 12 mesi non è cambiato molto né per lui né per i Bulls.

4. Shai Gilgeous-Alexander

giocatori NBA All-Star

Se a Oklahoma City quello che molti si aspettavano sarebbe stato un tanking senza prigionieri si sta lentamente trasformando in un’interessante stagione di transizione, il merito è da dividersi tra tutti i componenti dei Thunder. Ma risponde essenzialmente ad un giocatore simbolo: Shai Gilgeous-Alexander.

Al terzo anno in NBA, dopo aver speso la passata stagione sotto la guida di professor Chris Paul, sta dimostrando di poter essere un leader. E’ chiaro, al di là di tutto i Thunder non hanno pressioni né obiettivi concreti e se le sconfitte non fanno notizia, ogni partita vinta viene vista come un tanto di guadagnato. Ciò che impressiona, però, è che praticamente tutte le 8 gare da cui sono usciti vittoriosi abbiano portato la sua firma.

Nelle 9 partite fin qui decise negli ultimi istanti di gioco, che rispondono dunque alla definizione statistica di clutch, OKC vanta un record di 6-3. Shai condivide con Lu Dort il miglior plus/minus della squadra in tali situazioni: +1.4, ma può vantare oltre a 0.8 assist, ben 3.6 punti segnati di media, almeno 2 in più di qualsiasi altro compagno abbia preso parte ad almeno 3 partite dai finali clutch.

I tabellini da 22 punti, 5.4 rimbalzi , 6.4 assist e praticamente 1 palla rubata di media sottolineano l’importanza della giovane point-guard. L’ex Los Angeles Clippers è anche il principale portatore di palla per i pick-and-roll dei suoi: lo fa infatti 9.6 volte a partita, con una percentuale al tiro personale del 50% e con una capacità di portare la squadra a canestro nel 47% dei casi. Il suo contributo totale poi, misurato da un PIE di 14.3 è come prevedibile il più alto della squadra.

Insomma, sebbene il record complessivo dei suoi potrebbe penalizzarlo, le credenziali per una prima convocazione all’All-Star game ci sarebbero tutte.

L’alternativa: dopo i playoffs giocati nella bolla di Orlando qualcuno si attendeva fuoco e fiamme da Jamal Murray. Il canadese sta giocando una stagione tanto buona quanto silenziosa, e si inizia a vedere quale tipo di giocatore sia: un “secondo violino” con capacità da closer di fianco a un candidato MVP come Nikola Jokic. De’Aaron Fox ha cifre leggermente inferiori rispetto allo scorso anno e sta ancora imparando a prendersi una squadra NBA sulle spalle, ma in qualche modo i Kings stanno sopravvivendo a una difesa inguardabile e a un Buddy Hield da 39% al tiro. E Fox è il motivo principale.

You may also like

Lascia un commento