Manute Bol (231 cm, in NBA dal 1985 al 1995)
A mani basse la storia più incredibile dello sport professionistico a stelle e strisce, d’altronde cosa ci si può aspettare se si catapulta un ragazzo sudanese dalla tribù Dinka agli Stati Uniti senza sapere una parola d’inglese?
Senza girarci troppo in torno, la decennale carriera NBA di Manute Bol è ricordata ora più per le campagne marketing che per le sue gesta sul parquet: quelle pubblicità con lui e Muggsy Bogues sono ormai parte della storia del business.
Gli Washington Bullets ingaggiarono Bol al secondo giro del draft 1985 e fu nella sua stagione da matricola, che Bol siglò una delle sue più celebri imprese: totalizzò 397 stoppate in 80 partite, con una media di 4.96 che costituisce un record assoluto per un rookie.
Quando venne scambiato ai Golden State Warriors, l’allenatore Don Nelson ebbe la visionaria idea di farlo giocare, con una certa regolarità, dietro la linea dei tre punti. Il risultato non fu granché positivo, col senno di poi, ma per quei tempi l’idea fu davvero geniale. Il vero boom mediatico di Manute Bol ci fu dopo il sui arrivo a Philadelphia, nel 1990. Le tre stagioni a Philly portarono il personaggio di Manute Bol a livelli di popolarità altissimi, ben superiori alla sua discreta importanza in campo.
Ancora oggi, è secondo di sempre per stoppate a partita, 3.3 in 624 partite.


