4) Avere princìpi-cardine
Una delle prime lezioni che Dan Peterson apprende, una volta entrato nel giro dei college, è questa: bisogna avere dei princìpi saldi, non negoziabili, su cui impostare l’intera struttura del lavoro, che avrà inevitabilmente degli adattamenti a seconda del contesto, delle variabili, le quali risulteranno sempre dipendenti da convinzioni inderogabili.
Esempio di questo è un episodio raccontato più volte dallo stesso coach, che in una finale contro la Virtus fa tirare a Bariviera due liberi, quando in alternativa avrebbe potuto fare la rimessa. Peterson aveva questa regola, con lui si tirava, sempre. Non deroga per non dare insicurezza alla squadra. È un lancio di moneta, cade dalla parte sbagliata, ma questo si vede solo dopo.
Più in generale, l’uomo di Evanston mantiene per tutta la sua carriera, dal Cile a Milano, una coerenza nella programmazione e nella metodologia, mentre è più flessibile su ciò che serve ai giocatori per esprimersi al meglio.
Una elasticità di questo tipo aiuta, come lo stesso allenatore racconta, a fare fronte agli imprevisti nella maniera più razionale possibile, o anche semplicemente a rapportarsi con ogni nuova realtà venendosi incontro nelle diversità.

