Charlotte Hornets: 7.5
Gli Hornets hanno effettuato una sola mossa di mercato, ben pensata e ben riuscita. In un accordo con gli Washington Wizards, Charlotte ha scambiato Ish Smith, Vernon Carey Jr, una scelta al secondo giro del 2023 per Montrezl Harrell. In due anni in NBA, Carey ha giocato un totale di 23 partite ed è sotto contratto per altre tre stagioni, di cui l’ultima un’opzione squadra. Smith, invece, ha due anni di contratto, di cui il secondo non garantito.
Harrell, per quanto abbia dei chiari limiti e nello spogliatoio possa non essere la presenza più gradita in assoluto, stava comunque viaggiando a 14.1 punti di media con 6.7 rimbalzi. Gli Hornets avevano bisogno di un centro, possibilmente difensivo, questa presa risolve solo la prima parte del problema, ciononostante, rimane un buon punto di partenza. Per di più, i 9.7 milioni di Harrell scadono quest’anno, quindi se tra l’ex Wizards e Charlotte non dovesse crearsi un buon rapporto, il lungo ventottenne avrà la possibilità di esplorare la prossima free agency in totale libertà.
Phoenix Suns: 7
Una sola mossa degna di nota per i Suns, che inviano Jalen Smith e una scelta al secondo giro agli Indiana Pacers per Torrey Craig. Smith è giovane ma a Phoenix non ha mai trovato spazio, inoltre diventerà free agent a fine stagione. La scelta al secondo giro invoglia Indiana a cedere Craig, un giocatore bivalente che ha già giocato per i Suns e può contribuire in ottica playoffs.
Dallas Mavericks: 5.5
E’ vero, Kristaps Porzingis ha fatto di tutto per meritare di essere ceduto altrove, eppure niente vietava di trovare un affare migliore che evitasse di accollarsi un contratto esagerato, quello di Davis Bertans, e un giocatore sottotono, Spencer Dinwiddie. Così Dallas si ritrova con i 5.7 punti di media, 1.8 rimbalzi, 35.1% dal campo e 31.9% da tre di Bertans, 16 milioni annui per altre 4 stagioni, e i 12.6 punti con 4.7 rimbalzi e 5.8 assist, 37.6% dal campo e 31.0% dalla lunga distanza, 18 milioni per i prossimi tre anni, di Dinwiddie.
Un contratto ingiusto, quello di Porzingis, altre tre stagioni a 100 milioni complessivi (2023/24 è una player option), scambiato per due contratti con una reputazione simile. Nonostante Luka Doncic abbia risposto alla dipartita del suo compagno lettone con una prestazione da 51 e poi da 45 punti, se Dallas era totalmente dipendente dallo sloveno prima della partenza di Porzingis, ora lo è ancora di più. La trade assumerà maggior senso se Dinwiddie dovesse rivelarsi un buon acquisto, capace di alternarsi a Doncic nella gestione della fase offensiva e di produrre punti con delle percentuali accettabili.
Oppure, lo scambio di Porzingis ha forse l’intento di agevolare la prossima free agency: il terzo anno di contratto di Dinwiddie non è garantito, idem per quello di Reggie Bullock, anche Maxi Kleber avrà un salario non garantito per la prossima stagione, Dwight Powell avrà un solo anno di contratto rimanente, tutti giocatori che i Mavericks potrebbero impacchettare già quest’estate per un’altra star.

