Home NBA PlayoffsNBA Playoffs, Analisi Serie Miami-Indiana: le chiavi del successo degli Heat

NBA Playoffs, Analisi Serie Miami-Indiana: le chiavi del successo degli Heat

di Alberto Vairo

La finale della Eastern Conference 2014 tra i campioni in carica dei Miami Heat e gli Indiana Pacers non è stata di certo la battaglia epica che tutti ci immaginavamo all’inizio di questa stagione. Il motivo principale è che gli Heat sono semplicemente più forti di questi Pacers, e sono la squadra più forte ad Est da quattro anni consecutivi. Solo altre tre squadre hanno giocato le NBA Finals per quattro stagioni consecutive, e sono i Celtics degli anni ’60, i Lakers e i Celtics negli anni ’80. Avere in squadra il più forte e dominante giocatore della nostra era, che come “spalle” ha Wade e Bosh, che sarebbero star in venticinque delle altre ventinove squadre della lega, è quasi illegale. Ma la strada non è stata semplice, vedi 2011, e Spoelstra (o Raley) ha fatto un grandissimo lavoro sulla testa dei tre.

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Il basket moderno è cambiato e ormai si gioca con quattro esterni. Indiana è ancora una squadra strutturata per giocare con due lunghi interni, scelta che sicuramente in regular season ha dato i suoi frutti (soprattutto prima della pausa dell’All Star Game) permettendo ai Pacers di arrivare primi in classifica e quindi ottenere il vantaggio del fattore campo. Ma la pallacanestro, in particolare quella dei playoffs dove due squadre s’incontrano per molte partite ogni due giorni, è una questione di accoppiamenti e di aggiustamenti. Accoppiarsi contro questi Miami Heat è molto difficile per una squadra con una filosofia di gioco come quella di Indiana. Miami gioca praticamente “cinque fuori”, quello che dovrebbe essere il centro titolare, ovvero Bosh, gioca a sette metri da canestro, e se hai anche Lewis o Battier (poco importa) che giocano lontano dal ferro, diventa IMPOSSIBILE accoppiarsi se hai in campo West e Hibbert contemporaneamente. Nonostante Miami non abbia un lungo di ruolo che giochi spalle a canestro, è comunque una delle migliori squadre per punti segnati in area. Questo accade perché con il campo così tanto aperto in attacco, la difesa è costretta a tenere i suoi due lunghi fuori dall’area, e si aprono autostrade per i penetratori. Se i penetratori si chiamano LBJ o Wade o Chalmers diventa veramente dura riuscire a mandare giocatori in aiuto, e ben anche arrivassero con i tempi giusti, gli Heat hanno gli uomini con il talento necessario per scaricare sui tiratori sul perimetro per tiri non contestati. Sembra abbastanza semplicistico come motivo del successo di Miami nella serie, ma credetemi che il basket è molto più semplice di quello che potrebbe sembrare. La miglior difesa durante la RS, è risultata inefficace contro un attacco “cinque fuori”. Ovvio che poi bisogna sempre vedere chi sono i cinque esterni, ma ripeto, se hai James, Wade, Bosh, Allen, Battier, Chalmers, Lewis ecc. il giochino diventa un po’ più semplice. Giocatori tecnici, fisici ed estremamente versatili. Se ci sommiamo anche l’incapacità (o la non volontà) di cambiare le carte in tavola in piena serie da parte di Vogel, ovvero far sedere Hibbert (o West) e andare “piccoli” per provare almeno a competere e mettersi allo stesso livello tattico di Spoelstra. Perdere una partita fondamentale perché la tua filosofia ti costringe a tenere in campo West in marcatura su Ray Allen che ti sta uccidendo da tre punti, non mi è sembrata la scelta più azzeccata. Il tutto senza poi riuscire a far valere la differenza di peso e centimetri nella fase offensiva. Hibbert non è stato incisivo, servito poco e male. Non ha mai preso la posizione corretta in post basso per ricevere palla vicino a canestro e far pagare la differenza di fisico a Bosh. George Hill non è un playmaker adatto alla struttura della squadra. Non ha tiro, passatore di livello appena sufficiente e non è un giocatore di uno contro uno. Servirebbe ben altro tipo di playmaker. Paul George non è una super star, o perlomeno non ancora. Sì, ha avuto grandi partite nella serie, ma è ancora troppo discontinuo e non è un leader a livello mentale. Questo è un aspetto non di poco conto, Miami ha vinto il titolo quando ha dato le chiavi della squadra in mano a LeBron, finché non è stata definita la leadership Miami ha perso. Non so se i Pacers con questo gruppo di giocatori possano essere migliorati, io non credo. Larry Bird dovrà pensare molto durante l’estate se mantenere questo nucleo di giocatori o scambiarne qualcuno per cambiare sistema di gioco ed adattarsi alla pallacanestro 2014. La scelta non è assolutamente facile ma è evidente da tre anni che così gli Heat non li batti.

 Alberto Vairo,
Per NBAPassion.com!

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