Gara surreale sotto tanti punti di vista, quella di stanotte all’AT&T Center di San Antonio. Il guasto all’impianto di condizionamento dell’aria ha portato la temperatura interna della struttura a più di 90 gradi Fahrenheit, ossia più di 32 gradi Celsius, costringendo i giocatori a mettere borse del ghiaccio sulle spalle per rinfrescarsi e i coach a interrompere più spesso il gioco, spezzando così le dinamiche di gioco. Detto ciò, la gara c’è stata, ed è stata gara vera, combattuta punto su punto, con gli Spurs sempre a condurre di qualche punto e gli Heat pronti ogni volta a recuperare e tentare l’allungo decisivo: si è arrivati così fino all’ultimo quarto, quando il clima si è fatto veramente rovente, sul parquet, e LeBron James, fermato dai crampi e dalla sofferenza per il caldo asfissiante, ha dovuto lasciare i suoi a vedersela con gli Spurs, su un punteggio di 92-94. Questo è il momento chiave della gara: cosa sarebbe successo se il Prescelto fosse rimasto in campo? Non lo sapremo mai. Fatto sta che San Antonio, trainata dai Big Three e dalle bombe finali di Green e Leonard, mette il sigillo su gara-1 terminando sul punteggio di 95-110.
Migliori e peggiori in campo
Indubbiamente i migliori della serata sono stati i Big Three di San Antonio: la “vecchia guardia” di Popovich ha mostrato ancora una volta l’immensa classe che accompagna il trio Duncan-Ginobili-Parker, con il mix di esperienza e astuzia che ormai li contraddistingue. Nonostante il calore opprimente, Tim Duncan fa 21 punti e 10 rimbalzi, mettendo a referto l’ennesima doppia doppia della sua carriera ai Playoffs e tirando col 90% dal campo (!!); Manu Ginobili fa il record di carriera per assist nelle Finals, mettendo a segno 11 assist, 16 punti e 5 rimbalzi (e mettiamoci pure 3 palle recuperate e una stoppatona); Tony Parker fa il solito certosino lavoro d’orchestra, piazzando 8 assist e mettendo a verbale ben 19 punti.
Un accenno a Boris Diaw, che ha prodotto poco in termini di punti ma tantissimo in termini di gioco, con 10 rimbalzi, 6 assist, un plus/minus di +30 e un NetRating di +44.9!
Poi la nuova guardia, un Kawhi Leonard che continua imperterrito a macinare solide prestazioni, una dietro l’altra, seppur senza eccellere troppo, e un Danny Green che avrebbe potuto essere inserito tra i bocciati se solo non fosse impazzito nel quarto quarto piazzando la bellezza di 11 punti in 2 minuti e 18 secondi. Bene Splitter (14 punti e 5/6 al tiro) e Mills (7 punti, 3 rimbalzi) e bene anche il nostro Belinelli, che in 18 minuti mette 9 punti e piazza due delle sue bombe su tre tentativi
Tutto ha funzionato quasi a meraviglia, dunque, per gli Spurs, tranne la questione palle perse: 22 in tre quarti, un numero da spavento, ma ci stanno lavorando.
Dall’altro lato non si può dire male di LeBron, che, pur privato dei 4:33 finali, risulta il top scorer della partita, registrando 25 punti, e che, pur sofferente per i crampi, tenta ancora di tornare in campo sul 90-94 per San Antonio, fa il canestro del -2 e poi si arrende definitivamente e viene portato via a spalla dai suoi compagni.
Fino alla sua uscita dal campo, che ha gettato nell’ombra Miami, i suoi compagni avevano fatto una signora partita: Wade aveva fatto 19 punti, con una finta fenomenale su Duncan nel primo quarto; Bosh aveva sfiorato la double double con 18 punti e 9 rimbalzi; Allen era andato in doppia cifra facendo 16 punti, recuperando ben 5 palle e piazzando tre bombe su otto e Lewis aveva racimolato una decina di punti, che fanno sempre comodo (ma nulla di più).
I veri peggiori della serata sono stati Chalmers, riuscito solo a mettere una tripla quando ormai San Antonio stava iniziando a dilagare, e il resto della panchina di Miami, Birdman, Battier e Cole, che hanno registrato la miseria di 4 punti in tre.


