NBA Jersey Stories - L'ultima notte dei Sonics | Nba Passion
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NBA Jersey Stories – L’ultima notte dei Sonics

Durant Seattle

NBA Jersey Stories – L’ultima notte dei Sonics

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Kevin Durant a colloquio con coach P.J. Carlesimo

L’ultima volta che il parquet della KeyArena di Seattle vide questa maglia bianca, verde e oro fu il 13 aprile 2008.
Ad indossarla, tra gli altri, quel Kevin Durant che sei anni più tardi sarebbe stato eletto miglior giocatore della lega. Il giovanissimo Durant, giunto al termine del suo anno da matricola (che lo avrebbe incoronato Rookie Of The Year), fece letteralmente esplodere l’arena con il canestro che decretò il definitivo sorpasso dei Seattle SuperSonics sui Dallas Mavericks. Chiuse con 19 punti.

Tre giorni più tardi, alla Oracle Arena di Oakland, California, KD ne mise 42 (con 13 rimbalzi e 6 assist) contro i Golden State Warriors nell’ultima vittoria, nonché ultima partita in assoluto, della storia dei Sonics.

Una stella nascente con indosso la gloriosa maglia di una squadra destinata a scomparire (forse) per sempre.

OAKLAND, CA - APRIL 16: Kevin Durant #35 and Luke Ridnour #8 of the Seattle SuperSonics during the game against the Golden State Warriors on April 16, 2008 at Oracle Arena in Oakland, California. NOTE TO USER: User expressly acknowledges and agrees that, by downloading and or using this photograph, user is consenting to the terms and conditions of Getty Images License Agreement. Mandatory Copyright Notice: Copyright 2008 NBAE (Photo by Rocky Widner/NBAE via Getty Images) *** Local Caption *** Luke Ridnour;Kevin Durant

16 aprile 2008: l’ultima partita della storia dei Sonics

Fondati nel 1967, i Sonics avevano vissuto sostanzialmente due epoche gloriose. Dominarono la fine degli Anni ’70, perdendo una finale contro Washington nel 1978 e vincendo il titolo NBA, sempre contro gli allora Bullets, l’anno successivo.

Negli Anni ’90 la straordinaria coppia formata da “The Glove” Gary Payton e “The Reign Man” Shawn Kemp arrivò ad un passo da un nuovo trionfo, ma si imbatté in Michael Jordan e nei Chicago Bulls dei record, che li sconfisse alle Finals 1996.

Con la partenza di Payton, nel 2003, iniziò un lungo periodo di ricostruzione, culminato proprio con quel draft 2007 in cui, oltre a Durant, era stata selezionata la promettente ala Jeff Green, che con KD rappresentava la grande speranza per un ritorno ai piani alti.

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Jeff Green e Kevin Durant

Se dal punto di vista sportivo le cose cominciavano ad andare nel verso giusto, a livello dirigenziale invece la situazione si fece sempre più drammatica.

Nel 2006, dopo aver tentato invano di raccogliere i fondi per la costruzione di una nuova arena, il proprietario Howard Schultz, fondatore di Starbucks Coffee, si trovò costretto a cedere la franchigia ad una cordata di investitori dell’Oklahoma guidata da un certo Clayton Bennett.

Il nuovo proprietario si affrettò a dichiarare che avrebbe fatto tutto il possibile per trattenere i Sonics a Seattle, una città che aveva sempre dimostrato grande affetto e orgoglio nei confronti della squadra.

In realtà, alcuni anni più tardi, vennero alla luce degli scambi di e-mail (antecedenti al cambio di proprietà) in cui Bennett auspicava uno spostamento nel più breve tempo possibile ad Oklahoma City, dove avevano giocato per due stagioni gli Hornets dopo che New Orleans fu devastata dall’uragano Katrina.

Inizialmente il gruppo di Bennett abbozzò un tentativo di “salvataggio” (lo slogan Save Our Sonics diverrà un autentico mantra negli ultimi mesi di vita della squadra) con il progetto di costruzione di una nuova arena ma, dopo che anche in questo caso non arrivarono i fondi dallo Stato di Washington, le sorti del team apparivano ormai segnate.

Il 2 novembre 2007, a pochi giorni dall’inizio della regular season, Bennett e soci annunciarono l’intenzione di trasferire la franchigia ad Oklahoma City.

L’ultima stagione dei Sonics fu a dir poco surreale. Ad ogni partita i fan riempirono la KeyArena con cartelli e striscioni di ogni tipo, combattuti tra il tifo per l’amata squadra e l’amarezza per l’imminente addio, visto oltretutto il grandissimo inizio di carriera del numero 35.

Durante l’anno ci furono svariate manifestazioni popolari, guidate a volte anche da ex campioni come lo stesso Gary Payton, contro il trasferimento da Seattle.

Mentre in campo, nonostante Durant e Green, la squadra affondava in un poco onorevole record di 20 vittorie e 62 sconfitte, in tribunale si susseguivano le battaglie legali tra il gruppo di Bennett, quello dell’ex proprietario Schultz e i vari enti amministrativi locali.

Al termine della stagione l’unica, flebile speranza per i tifosi di Seattle era quella di non veder partire i Sonics prima del 2010, anno in cui sarebbe scaduto l’affitto della KeyArena. Bennett però ovviò anche a questo problema, impegnandosi a versare l’importo stabilito anche senza utilizzare il palazzetto.

Si arrivò così a quella che, ormai per tutti, era l’ultima apparizione casalinga della squadra guidata da coach P.J. Carlesimo.

La partita contro i Mavs fu giocata con un’atmosfera incredibile, in una KeyArena trasformata in un’autentica bolgia, tra cartelli e cori con lo slogan Save Our Sonics e contro Bennett e soci.

 

Gli strascichi del ‘caso-Sonics’ non si sono mai sopiti del tutto.

Nel 2009 venne prodotto uno straordinario documentario-inchiesta sulla controversa fine dei Seattle SuperSonics dal titolo Sonicsgate – Requiem For A Team, che venne premiato come “Best Sports Film” ai Webby Awards 2010, mentre in tempi recenti Rivista Ufficiale NBA ha dedicato un (bellissimo) numero allo ‘scandalo-206’.

Nel corso degli anni, poi, si sono alternate numerosi voci (il più delle volte infondate) sulla possibilità di un ritorno del basket professionistico a Seattle.

L’ultima franchigia a “rischio trasferimento”, in ordine cronologico, furono i Sacramento Kings nel 2013 ma, come per tutti gli altri casi, non ci fu mai una concreta possibilità di rivedere le maglie bianco-verde-oro nella ‘città della pioggia’.

La storia sportiva di una delle squadre più amate di sempre si concluse, come detto, in casa dei Warriors con i 42 punti di Kevin Durant.

Il 2 luglio 2008 fu annunciata ufficialmente la fine dei Sonics e la conseguente nascita degli Oklahoma City Thunder.

L’ultimo capitolo di questa malinconica vicenda fu il draft NBA 2008. La notte in cui la lega diede il benvenuto, tra gli altri, a Derrick Rose e Kevin Love, i Seattle SuperSonics selezionarono una giovane point-guard proveniente da UCLA, che, nel momento in cui scriviamo, può annoverare in bacheca due titoli consecutivi di All-Star MVP. Il suo nome era Russell Westbrook.

La foto che lui e KD scattarono insieme la notte del draft rimane l’ultima e senza dubbio più amara istantanea dell’epopea dei Sonics.

Pronti ad asciugare la lacrime?

Draft 2008

Stefano Belli
stefmiik@hotmail.it

Creatore di Angry At The Rim e redattore per NBA Passion e American SuperBasket. Infanzia con Jordan & Malone, adolescenza con Kobe & Jason Kidd e 'maturità' con LeBron & Durant, può vantare lo stesso numero di canestri rotti di Shaq: 2, nella vecchia cameretta.

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