Kevin Durant, all’alba della sua diciassettesima stagione NBA, ha molto a cuore il basket e il futuro della lega.
Ma a stargli a cuore ci sono anche degli affari al di fuori del campo.
Alla nuova stella dei Phoenix Suns è stato chiesto delle sue iniziative nel settore della cannabis e dei giocatori che ora possono promuovere marchi di marijuana e dei suoi derivati.
Durant ha spiegato di aver contattato personalmente il commissioner Adam Silver, che ha concordato sul fatto che il divieto di utilizzo della marijuana imposto da tempo dalla NBA debba essere eliminato.
Il nuovo CBA tra la lega e il sindacato dei giocatori, entrato in vigore il primo luglio, ha infatti eliminato tale divieto.
Prima dell’attuale accordo, le ripercussioni per i trasgressori di tale politica includevano l’ingresso obbligatorio nel programma di trattamento e consulenza della lega dopo la prima violazione, una multa di 25.000 dollari per la seconda e una sospensione di 5 partite senza stipendio dopo la terza.
Nel 2021, la NBA ha annunciato che avrebbe smesso di sottoporre i giocatori a test per controllare l’eventuale utilizzo di marijuana, in continuità con la politica post-Covid. La lega ha iniziato a dare priorità ai test anti-doping, ormoni della crescita e sostanze stupefacenti come la cocaina, gli oppiacei e la metanfetamina.
“Ho chiamato Silver e ho chiesto di togliere la marijuana dalla lista delle sostanze proibite” ha dichiarato Durant. “Sentivo che stava diventando una cosa diffusa in tutto il Paese, in tutto il mondo, e che lo stigma che c’era dietro non era così negativo come prima. La marijuana non ha alcun effetto negativo”.
Durant ha poi ammesso quanto sia stato sfacciato a far puzzare il suo abbigliamento dopo aver bruciato della ganja poco prima dell’incontro con il commissioner.
“Beh, ha sentito l’odore quando sono entrato, quindi non dovevo dire molto” ha detto. “In un certo senso ha capito dove si andava a parare. E voglio dire, è la NBA, amico. Tutti lo fanno, ad essere onesti. A questo punto è come il vino”.

