In ogni competizione, in ogni campionato, in ogni sport ci sono squadre con una storia un po’ più importante delle
altre: i Bulls di Jordan, i Celtics di Bird, i Lakers di Kobe ma non solo, il Milan di Sacchi, il Real Madrid di Zidane, gli Yankees di Babe Ruth. Queste squadre, come tante altre, hanno sicuramente messo la firma nella storia dello sport. Chi parla di NBA senza parlare dei Bulls?
Nel campionato NCAA c’è una squadra che, un pochino più delle altre, ha conquistato l’immortalità eterna, il titolo di prima della classe, di squadra da battere: i Kentucky Wildcats.
Anthony Davis, Rajon Rondo, DeMarcus Cousins, John Wall fino ad arrivare ai giovani Karl Anthony Towns e Devin Booker, sono solo alcuni dei giocatori di incredibile talento sfornati da Kentucky, nella sua storia. Storia che inizia nei primi anni del secolo scorso, nel 1903 a esser precisi, quando H. Mustaine, il bidello dell’università, riunisce dei ragazzi dell’istituto e comincia a farli giocare a basket. Le prime partite sono del tutto dilettantistiche, non si pensa neanche di iscriversi a competizioni ufficiali, mancano addirittura i soldi per i palloni. Poi però, dopo una colletta per acquistare divise e attrezzature, la squadra comincia ad affrontare altri college: la prima partita della loro storia è una sconfitta contro il college di Georgetown. La squadra comincia a crescere, a diventare qualcosa di professionistico, nel 1908 viene assunto un coach “a tempo pieno” che sostituisse il bidello Mustaine e, l’anno successivo, Kentucky completa la prima stagione undefeated con 9 vittorie e 0 sconfitte.

Il roster del 1921.
Gli appassionati del campionato NCAA avranno spesso sentito parlare del “The Fiddlin’ Five” o “The Unforgetables”, “The Undefeated Team”, “Mardi Gras Miracle” e di recente i “The Untouchables”. Bene, questi sono tutti soprannomi con cui viene ricordata e celebrata la più grande squadra di basket collegiale di tutti i tempi (i tifosi UCLA capiranno). Tutti questi soprannomi però, ne hanno uno che può essere considerato il loro padre, o meglio, il loro nonno: “The Wonder Teams” ( a voi la traduzione tra “la squadra delle meraviglie” o “la squadra dei miracoli”). È l’anno 1919, primo post guerra, in Italia ci sono le elezioni politiche, in Germania nasce il partito del Lavoro, Keynes scrive “Le conseguenze economiche della pace” e, a Kentucky coach George Buchheit prende il controllo dei Wildcats. Coach Buchheit è un visionario, uno di quegli uomini con un intelligenza applicata al basket di un nuovo livello. Sarà il primo ad imporre ad una squadra collegiale un sistema nuovo: lo zig-zag offense. Con coach Buchheit arrivano le prima vittorie, la prima in assoluta è quella del Southern Intercollegiate Athletic Association tournament, battendo in finale li stra-favoriti Georgia Bulldogs, nel 1921. Quella vittoria fu talmente straordinaria che la squadra venne soprannominata, appunto, “The Wonder Teams”.

Coach Rupp.
Gli anni e i coach passano e la squadra continua a crescere. Buchheit se n va in quella che diventerà la Duke Univeristy, a Kentucky arriva gente del calibro di Basyl Heiden, Ray Eklund e John Mauer. Ognuno di questi coach apporta qualcosa in questa squadra ancora pallina di pongo. I Wildcats stanno diventando ormai dei veri e propri professionisti grazie al man-to-man di Heiden prima o all’etica del lavoro di Mauer poi. Ma è solo nel 1930 che i Wildcats diventano dei pro a tutti gli effetti, grazie all’arrivo di uno dei coach più importanti della storia della pallacanestro: Adolph Rupp. La storia d’amore tra Rupp e i Wildacts è una poesia, una canzone romantica, un film di Fellini. Insieme raggiungeranno cinque volte la finale NCAA e solo una volta non taglieranno la retina alla fine, dimostrando di essere una delle squadre più forti della storia. Oltre ai quattro titoli NCAA (’48, ’49, ’51, ’58) va segnalata anche la stagione 1954. “The Undefeated team” di coach Rupp hanno già tre titoli alle spalle. In regular season vanno 25-0, nessuno sembra in grado di fermare la loro corazzata. Ai playoff annientano anche la malcapitata LSU ma l’accesso al torneo viene negato in quanti molti giocatori si erano diplomati l’anno prima, rinunciando quindi ad un titolo NCAA che sembrava scontato.

L’arrivo di Joe Hall.
Non per scelta ma per età, nel 1972, all’età di 70 anni, Rupp è costretto al ritiro. Prima di lasciare Kentucky però vuole lasciare l’ultimo regalo a Kentucky: “Choose him, that Joe Hall guy is pretty good.” Quando uno dei coach più vincenti ti da un suggerimento è quasi obbligatorio ascoltarno, e così fanno i Wildcats che pochi giorni dopo, annunciano l’assunzione di Joe B. Hall come coach. Coach Hall rimarrà 13 anni, fino al 1985 alla guida di Kentucky, portando la squadra al quinto titolo della loro storia nel 1978, togliendosi il fardello lasciatogli da coach Rupp ma senza rispettare appieno le attese.
Dopo Hall arriva coach Sutton, ricordato più per “The Emery Scandal”, che lo costringerà ad abbandonare la nave dopo solo quattro anni, che per le prestazioni sportive. Lo scandalo Emery è semplicemente una truffa finanziaria da parte di Sutton, di cui non vale la pena parlare.
Anche Sutton quindi è costretto a salutare e a Kentucky arriva, nel 1989, Rick Pitino. La squadra è a secco di vittorie da ormai undici anni, e le cose non sembrano andare meglio neanche con coach Pitino che, nelle prime sei stagioni, non riesce a riportare i Wildcats al titolo. Nel 1996, però, coach Pitino sta guidando la squadra che verrà rinominata “The Untouchables” e sarà con loro, dopo un’attesa di diciott’anni, che Kentucky tornerà, per la sesta volta, sulla cima del mondo collegiale. La squadra sembra ormai tornata ai fasti di un tempo, nell’anno successivo è di nuovo la favorita e di nuovo raggiunge la final four dove però perde l’ultima partita. In quell’estate se ne va anche coach Pitino, l’offerta ricevuta da Boston è troppo allettante. Al suo posto arriva coach Tubby che, al primo anno, porta la squadra al settimo titolo. Coach Tubby rimarrà fino al 2007, riuscendo però a tagliare la retina solo nella stagione inaugurale.

Coach Calipari e Anthony Davis.
La parentesi Billy Gillispie (2007-2009) non è sicuramente tra le più rosee in merito sportivo della micidiale storia Kentucky. Dopo l’esonero di Gillispie arriva coach Calipari (attuale coach) che riporterà i Wildcats a vincere il titolo per l’ottava volta, nel 2012 contro Kansas.
8 titoli, 17 apparizioni alla Final Four, 110 giocatori selezionati al draft NBA, (massimo NCAA) 10 Hall of Famers, 2205 vittorie (massimo in NCAA) con una media di .764, e i numeri potrebbero andare avanti, ma come dice un certo Federico Buffa (anche se riferito a qualcun altro) “i numeri l’offendono.” Per capire la grandezza di Kentucky è sufficiente guardare la devozione e l’affetto che ripongono tutti coloro che ne hanno fatto parte, giocatori NBA e non. Ci sono storie più facili da raccontare perché ci sono storie più belle da vedere, quella di Kentucky è sicuramente una di queste.

