La vita a Oakland è sicuramente dura, una delle peggiori città americane in cui vivere, distrutto, affannato alla fine di gara 2, Lebron James ha capito che anche nell’Arena della città, la casa dei Golden State Warriors, la vita non è poi così facile.
Gara 2 doveva dare una scossa. Cleveland anche non vincendo voleva mandare un messaggio a Golden State: “Ehi! Noi siamo quelli dell’anno scorso, incassiamo ma non andiamo al tappeto”.
Invece la seconda partita delle serie ha raccontato un’altra storia.

Curry e Kevin Durant in gara 1 delle Finals. Golden State Warriors contro Cleveland Cavaliers
Pronti via, LeBron va al ferro, un messaggio ai Golden State Warriors che però rispondono subito con la tripla di Draymond Green. Cleveland attacca nei primi secondi dell’azione, cerca di stare al ritmo dei padroni di casa e va avanti 9-3. Golden State però si adatta subito alle mosse studiate da Lue dopo gara 1 e inizia a macinare il proprio gioco, facendo percorrere chilometri ai difensori dei Cavs. Il ritmo è devastante, il livello di pallacanestro è stellare nonostante le 8 palle perse Golden State che va al primo intervallo avanti 40-36. Partita viva.
Il secondo quarto inizia con LBJ in panchina e quindi Irving ha licenza di uccidere, ma la difesa su di lui di Thompson continua ad essere di altissimo livello. Infatti Cleveland fatica nei primi minuti e Durant in attacco fa Durant. C’è da aggiungere altro? 50-38 in un amen. Ma Cleveland non vuole mollare gara 2, con grande intensità rimane in partita e a metà del secondo quarto sono sotto di sole 3 lunghezze con il canestro in entrata del solito James. Da qui alla pausa lunga c’è grande equilibrio con le due squadre che chiudono i primi due quarti sul 67-64 per i Golden State Warriors che hanno 15 punti a testa da Durant e Curry ma 13 palle perse di squadra. Per i Cavs 18 di James con 10 assist.
Parte il secondo tempo con la sensazione che i Cavs siano migliorati in molti aspetti difensivi e offensivi (poca palla ferma e pochi isolamenti statici per James). È un quarto diviso in tre momenti. I Warriors mettono il primo strappo rilevante portandosi a +10 (83-73) segando 16 punti in 3′. Rientro Cavs grazie a Love e James che tornano vicini, sotto solo di 4 lunghezze (86-82) a metà esatta del terzo quarto. Dopo il timeout di Steve Kerr, parziale Golden State di 16-4, aiutati da due triple fondamentali di Klay Thompson, che chiude il terzo quarto sul +14 (102-88). Ultimi 12′ di partita che iniziano con 2 canestri di James, accompagnati da 2 punti di Irving e mini parziale nei primi due minuti di 6-4 per Cleveland che torna a -12.
Poi Durant e Thompson iniziano a segnare a ripetizione, la squadra nella sua coralità scala una marcia in difesa e in 3′ volano sul più 16 (115-99). Non sazi Durant (33 punti alla sirena finale) e Curry mettono due triple in fila dando il colpo decisivo alla partita e ai Cavs che tentano con le ultime energie di rientrare ma cadono al tappeto lasciando sul piatto gara 2. 132-113 il punteggio finale.
Nota statistica: prima volta in una gara di finale in cui due avversari vanno in tripla doppia: Curry (32/10/11) e James (29/11/14).
LeBron dopo la partita ha testualmente ammesso la natura unica di questa franchigia: “It’s a different team“. Cleveland ha giocato una grande partita segnando 113 punti, perdendo solo 9 palloni, dominando la lotta dei punti in pitturato; anche la panchina, inesistente in gara 1, batte un colpo segnando 31 punti (contro i 30 della panchina degli Warriors). Ma contro Golden State non è abbastanza nemmeno tutto questo.
Si è una squadra diversa, che gioca una basket unico, legato a concetti ben precisi. Popovich ha il suo basket, D’Antoni ha il suo gioco, ma Kerr no; lui ha intelligentemente pescato da tante filosofie e le ha messe tutte insieme creando appunto una squadra diversa. In grado di avere un attacco leggendario, applicato però ad una difesa soffocante, che crea l’armonia del pianeta Warriors.
L’inerzia è tutta per Golden State, ma le prossime due partite saranno in Ohio a casa del Re. Tyronn Lue ai microfoni di NBA TV alla fine di gara 2 ha detto: “Torniamo a casa e cerchiamo di ricaricare le batterie, raggruppiamo le idee e pensiamo a gara 3”. Una dichiarazione che lascia intendere, quanto gli Warriors abbiano frastornato i pensieri del coach campione in carica, ma che sottolineano anche la volontà dei Cavs di essere una squadra ‘diversa’ nelle partite casalinghe cercando di vincere una gara 3 che sarà il ‘pivotal game’, cioè la gara in cui probabilmente si deciderà la serie.
Si gioca a Cleveland nella notte tra mercoledì e giovedì alle 03:00.
Matteo Corradi

