Home NBA, National Basketball AssociationNBA TeamsMiami HeatNBA Playoffs: Toronto Raptors (#2) vs Miami Heat (#3)

NBA Playoffs: Toronto Raptors (#2) vs Miami Heat (#3)

di Marco Damiani

TORONTO RAPTORS #2 Est

derozan e lowry

DeMar DeRozan e lowry

I Toronto Raptors, tra mille difficoltà, sono riusciti a togliersi l’insopportabile fardello del 1° turno di playoff, scoglio insormontabile dal lontanissimo 2001.
Lo spauracchio Paul George, unico vero abbacinante spiraglio di talento nel roster altrimenti inferiore di Indiana, è andato a un passo dall’impresa trascinando la serie contro i canadesi fino a gara 7. Toronto deve ringraziare l’apporto chiave di alcuni panchinari che a turno, nel corso della serie, hanno preso le redini della situazione tirando fuori dai guai gli altri compagni.
Cory Joseph è stato uno dei 4 in doppia cifra di media (10.7 punti), il migliore per percentuale dal campo (58%) e con un PER di 21.6, dato inferiore solo al 25.7 di Jonas Valanciunas (13.6+11.9 le cifre del lituano). Il nativo di Toronto ha fornito un impatto immediato in uscita dalla panchina, ma non è stato l’unico: Patrick Patterson (8.7 col 42% da 3) e Bysmack Biyombo (5.4 + 9.4 rimbalzi in 19 minuti) sono i leader emozionali della squadra, e la loro importanza va ben oltre le cifre (comunque ottime) che sono riusciti ad accumulare. Non troppo diverso il discorso per il rookie Norman Powell (6.4 + 2.4 in 18′), che forse leader ancora non lo è, ma che ha buttato sul parquet tutto sé stesso, confermando quanto di buono fatto negli ultimi 2 mesi, e candidandosi fortemente come pedina fondamentale dei Raptors del futuro.
Nei momenti di difficoltà questi giocatori sono entrati in campo a sbrogliare matasse piuttosto intricate, frutto di prestazioni a dir poco negative degli uomini più attesi.
Contro Miami, i Raptors hanno disperato bisogno che le stelle tanto conclamate in fase di preparazione alla postseason mostrino a tutti il loro vero valore.
DeMar DeRozan e Kyle Lowry hanno tirato con percentuali in fotocopia, non certo qualcosa di cui vantarsi: 32% dal campo e 17% da 3 per entrambi, un tiro al piccione che in pochissime occasioni (sostanzialmente solo in gara 5 e gara 7, con DeRozan oltre quota 30) ha dato esiti positivi.
Gli Heat sono avversari di tutt’altro spessore rispetto ai Pacers, e anche se l’ultima volta che sono riusciti a battere i Raptors è stato a inizio novembre, l’impressione è che a questo punto della stagione l’esperienza possa diventare un – se non il – fattore fondamentale.
Le giocate di Dwyane Wade hanno ancora un peso specifico troppo importante a questi livelli (chiedere agli Hornets), e rappresentano, ancor più dell’atletismo di Hassan Whiteside, la chiave per spostare gli equilibri della serie in Florida.
Per i Raptors il discorso è ancora più semplice: se i due All Star riuscissero a mantenere un rendimento quantomeno accettabile, sarebbe lecito sognare lo storico traguardo delle finali di conference.

 

MIAMI HEAT #3 Est

Dwyane Wade.

Dwyane Wade, star dei Miami Heat.

I Miami Heat sono appena usciti vincitori da una serie, quella contro i Charlotte Hornets, lunga e, come da pronostico, non scontata, che ha visto prevalere la squadra della Florida per 4-3. La banda guidata da Erik Spoelstra è partita bene nella serie, vincendo le prime due gare e avendo un crollo nelle successive 3 partite per poi trovare il ‘game, set, match’ vincendo gara 6 e gara 7, cosa che simboleggia alla perfezione l’andamento di regular season degli Heat. Ora Wade&Company si apprestano ad affrontare i Toronto Raptors, una squadra in costante crescita e che, dopo la serie con i Pacers, ha ottenuto un’importante iniezione di fiducia, in particolar modo i due giocatori chiave della squadra canadese: Kyle Lowry e DeMar Derozan, i quali, nella partita che ha deciso la disputa, hanno totalizzato rispettivamente 11 punti, 9 assist l’uno e 30 punti, 5 rimbalzi e 3 recuperate l’altro.

Miami ha sicuramente delle credenziali migliori della squadra di Toronto, ma, come abbiamo visto, la formazione della Florida a volte disattende il suo potenziale: cosa evidente in gara 3-4-5, nelle quali è stata deficitaria in difesa, soffrendo fuori dall’arco e dentro l’area e di conseguenza l’attacco ne ha risentito in negativo. Miami ha anche, però, dimostrato di essere un team capace di rialzarsi dopo un trend negativo, mostrando il carisma giusto per affrontare, paradossalmente, in modo migliore le partite più difficoltose. Nell’ultimo periodo di regular season ad oggi, gli Heat hanno alleggerito il peso che incombeva sulle spalle di Dwyane Wade, trovando concretezza da ambedue i lati del campo da più giocatori, come testimoniano i 25 punti di Goran Dragic in gara 7. Poi, come è naturale che sia, se la stella della squadra gioca bene ci sono altissime probabilità di vittoria e Wade è sempre stato un grande esponente di questo teorema: quando è stato in forma nessuno si è potuto frapporre fra lui e la vittoria. Per informazioni chiedere al tifoso degli Hornets che, cercando di innervosire il talento di Chicago, non ha fatto altro che acuire in Flash la sete di successo che ha messo la pietra tombale su gara 6 con un tiro da palati fini. Stasera la giostra riparte, vedremo se Miami saprà ripartire allo stesso modo.

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