Home NBA, National Basketball AssociationApprofondimentiGolden State Warriors, i 5 punti di una off-season cruciale

Golden State Warriors, i 5 punti di una off-season cruciale

di Michele Gibin
draymond green free agency

Jordan Poole

Poole ha firmato a ottobre una rookie scale extension da 4 anni e 128 milioni di dollari complessivi (di base) che scatterà dal 2023-24. Partendo per lo più dalla panchina l’ex Spartans ha messo assieme una stagione da 20.4 punti di media con 4.5 assist e il 33.6% da tre, tollerando ben poco (ma in silenzio, diamogliene atto) il suo ruolo da vice Curry e Thompson. E’ solo legittimo che un giocatore di 24 anni e con quelle doti offensive ambisca a più minuti e responsabilità, Golden State non è semplicemente la squadra dove farlo.

Sulla bella storia di “Jordan Poole erede di Stephen Curry” possiamo metterci una pietra sopra, gli Warriors esploreranno probabilmente il mercato per sondare quanto squadre come Orlando Magic, Houston Rockets o Atlanta Hawks sarebbero disposte a spendere. Il problema? Cedere Poole via trade avrebbe anche considerazioni salariali, dal 2023-24 entrerà in vigore il nuovo CBA che prevede il famigerato upper spending limit, che se superato limita fortemente la flessibilità sul mercato della squadra che lo infrange. A oggi, se consideriamo anche la player option di Draymond Green, Golden State è già sopra il secondo “tax apron”, il limite sopra citato.

I Golden State Warriors dovranno fare bene i conti, in cambio di Poole dovrebbero arrivare contratti a breve scadenza e almeno una scelta al primo giro al draft. Jordan Poole non è un giocatore da sostituire, con Gary Payton II, Moody, Patrick Baldwin Jr e Kuminga ancora sotto contratto e Donte DiVincenzo a sua volta eleggibile per un’estensione.

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