Se leggendo le ultime notizie che dal camp dei Los Angeles Lakers parlano di “entusiasmo”, “unità d’intenti”, giocatori “locked in” come si dice in inglese, e nuovo sistema di gioco che possa integrare le nuove aggiunte a roster etc etc, no, non siete tornati alla tarda estate-inizio autunno 2021. Ma le parole sono pressappoco le stesse.
Un report di The Athletic uscito lunedì ha messo in chiaro ciò che si sapeva da settimane, forse mesi: i Lakers “gradirebbero” cedere Russell Westbrook via trade agli Indiana Pacers, che dal canto loro sarebbero disponibili a cedere il duo Buddy Hield-Myles Turner ma che in cambio chiedono le due ormai leggendarie prime scelte al draft NBA 2027 e 2029 dei Lakers.
E, rivelazione che ormai non lo è più, i Lakers non vogliono impegnare suddette scelte e rinunciare a scegliere di fatto giocatori al draft per il prossimo decennio, per due giocatori che per quanto validi, non danno garanzie di migliorare sensibilmente il roster attuale, con Westbrook, Beverley e tanti giocatori di seconda o terza fascia, ma almeno giovani (il colpo di teatro rispetto alla passata stagione).
Uno stallo che dura da mesi ed è destinato a durare (pronti a essere smentiti domani, per carità) altri mesi. La posizione delle due squadre, e le rispettive richieste, non sono cambiate a oggi né cambieranno verosimilmente prima dell’inizio della stagione.
Nel frattempo, coach Darvin Ham e LeBron James sanno che occorrerà “fare il pane con la farina che si ha in casa”, ovvero con Russell Westbrook, la cui colpa è semplicemente quella di essere sé stesso, con le sue caratteristiche tecniche, l’età che avanza e in un roster mal assortito (oggi come ieri) attorno a lui. Sempre The Athletic ci fa sapere che “LeBron James ha mostrato il suo appoggio sia in pubblico che in privato al tentativo di integrare Westbrook, e metterlo in condizione di rendere come ai tempi del suo premio di MVP” (era il 2017…), e che Westbrook “ha modificato leggermente la sua tecnica di tiro in estate, e fonti raccontato di percentuali da tre punti in crescita durante gli allenamenti“.
Non per ripetersi, ma se leggendo questi ultimi passaggi avete avuto una sensazione da Giorno della Marmotta… è perché lo è.
Secondo The Athletic, al momento lo stato maggiore dei Lakers con i fratelli Buss e Rob Pelinka, avrebbe deciso di attendere le prime partite per valutare come coach Ham riuscirà a integrare Westbrook nel suo sistema offensivo. Sempre da settimane, e pare incredibile sia una cosa da sottolineare, è noto che Ham avrà “carta bianca” per decidere se schierare Westbrook nei finali di partita, e se schierarlo in quintetto base all’inizio. L’arrivo via trade da Minnesota di Pat Beverley ha dato ai Lakers un’alternativa affidabile a Russ in entrambi i casi, posto che sia il quasi 38enne LeBron James che Anthony Davis riescano a giocare una stagione intera, condizione sine qua non per qualsivoglia ambizione gialloviola.
A parole e negli intenti, Russell Westbrook si è messo a disposizione di Darvin Ham e pronto ad accettare qualsiasi ruolo l’ex assistant coach dei Bucks abbia pensato per lui. Lodevole, e come ci sentiamo di giurare nel caso di Russ, anche genuino come approccio.
Poi però c’è il campo, e non c’è purtroppo ragione di pensare che da un anno all’altro Russell Westbrook possa diventare ciò che non è mai stato, per quanto possa sforzarsi. Ovvero un tiratore, un bloccante, un “tagliante” che possa occupare nei tempi giusti il “dunker spot” tra la linea di fondo e il canestro, né tantomeno un difensore cui affidare l’esterno più pericolo avversario.
Pensare che Russell Westbrook possa diventare nel 2022\23 con la free agency imminente, ciò che non è stato nel 2021\22 è quantomeno ingenuo. E Pelinka ingenuo non lo è, e al contrario di quello di LeBron James il suo lavoro consiste anche nel pensare alla squadra che sarà tra 3, 4 o 5 anni quando sia il Re che Westbrook si saranno ritirati o giocheranno altrove.
Come non ci sono garanzie, al di là delle parole, che LeBron James decida di fare ciò che lo scorso anno, dopo aver voluto Westbrook, non ha mai voluto fare, ovvero mettere l’ex Thunder, Rockets e Wizards nelle condizioni di “essere ciò che era ai tempi dell’MVP” per dirla con The Athletic. Per farlo, LeBron dovrebbe rinunciare a preziosi possessi (c’è un Kareem Abdul-Jabbar da raggiungere, e se state pensando che sia un obiettivo egoistico: lo è, ma conta tantissimo), e soprattutto accettare di giocare tanti minuti da ala forte e da centro, persino. E a 38 anni non è la scelta più salutare del mondo, soprattutto in difesa.
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L’impressione, oggi, è che i Lakers abbiano una sorta di “opzione” con Indiana per Hield e Turner, e che le due squadre possano tornare a parlarsi alla bisogna dopo 15-20 partite di stagione regolare almeno. I Pacers non hanno la fila davanti alla porta per i due giocatori, Turner sarà free agent nel 2023 e allora tanto vale attendere, e Buddy Hield, per quanto signor tiratore, semplicemente non vale i 40 milioni ancora validi sul suo contratto, fino al 2024.
Al media day, parlando di mercato, Pelinka aveva spiegato: “…se ci saranno possibilità di migliorare il roster durante la stagione, lo faremo (…) abbiamo in LeBron James uno dei più grandi di sempre, e che è sotto contratto a lungo con noi. Quindi si, per migliorare il nostro roster siamo pronti a fare tutto ciò che possiamo per aiutarlo ad arrivare fino in fondo. Lui si è impegnato a lungo termine con noi, e anche noi con lui. Si ha una sola occasione di solito di fare una trade in cui spendere più di una prima scelta futura, per cui se la si fa, e non sto anticipando nulla ovviamente, deve essere per i giocatore giusto. Per cui saremo e siamo molto attenti a come spendere un capitale così importante”.
La domanda è: Hield e Turner sono i due giocatori che migliorano il roster dei Lakers? Probabilmente no.
Myler Turner ha giocato 47 e 42 partite nelle ultime due stagioni, è uno dei migliori stoppatori della lega ma parlando di fit, che è sempre molto in voga quando c’è Russell Westbrook nei paraggi… beh, il suo fit con Anthony Davis non si preannuncia fantastico: i Pacers provarono ad appaiare l’ex Texas e Domantas Sabonis, e il risultato fu quello di veder gravitare a 8 metri dal canestro un giocatore di 211 cm e osservarlo scagliare 4.4 tiri da tre punti a partita, con il 33%, prima che la malaparata a Indianapolis ponesse fine allo spettacolo.
Buddy Hield è probabilmente il peggior difensore esterno della NBA, i suoi 15.1 tiri da tre punti e 3.2 assist per 100 possessi della stagione 2021\22 a Sacramento (55 gare prima della trade) sono leggendari. E’ pur vero che LeBron James portò alle NBA Finals una squadra con Jordan Clarkson e JR Smith a Cleveland, ma sono passati 5 anni. E anche qui, a questo punto non erano forse meglio Kyle Kuzma, Kentavious Caldwell-Pope, Alex Caruso e persino Dennis Schroder?
Prelevare Turner da Indiana per poi perderlo dopo qualche mese, come fatto con Andre Drummond, non avrebbe senso. Se Arriva, il lungo dei Pacers, è per rimanere oltre l’estate 2023. I 19.1 milioni di dollari di contratto previsti nel 2023\24 per Buddy Hield assorbirebbero poi una parte consistente del teorico spazio salariale di cui i Lakers potranno disporre nel 2023, quando Kyrie Irving diventerà free agent, e quando scadranno i contratti di Beverley, di Kendrick Nunn, Austin Reaves e Lonnie Walker IV. E qualcuno in campo da mettere attorno a Davis, LeBron, Hield e – metti – Irving – bisognerà pur trovarlo.
Motivazioni sufficienti perché la tanto anticipata trade per Russell Westbrook potrebbe non arrivare mai, e perché per i Lakers, in fondo, cercare di disputare prima di tutto una stagione decorosa con i giocatori a disposizione e un nuovo allenatore, resti a oggi la cosa migliore e più saggia da fare.

