Con la sconfitta per 109-108 contro i Dallas Mavericks, i San Antonio Spurs con un record di 2 vittorie e 6 sconfitte hanno ottenuto la peggior partenza di una stagione negli ultimi 25 anni della loro storia.
Oltre due decenni di vittorie, finali NBA e stagioni da 50 partite vinte in stagione hanno di certo imposto uno standard alto, per una squadra oggi in rifondazione, il dato fa comunque una certa sensazione, trattandosi dei San Antonio Spurs.
Contro Dallas non è sceso in campo il centro Jakob Poeltl, tra i fermati dell’ultima settimana dal protocollo anti Covid, ed è arrivata la sesta sconfitta in stagione complice anche un calendario tutt’altro che benevolo. Dall’altra parte, anche i Maverick in back to back erano ben lontani dalle condizioni ideali, senza Kristaps Porzingis e Maxi Kleber e con un Luka Doncic non efficace come al solito, nonostante i numeri eccellenti (25 punti con 12 rimbalzi e 7 assist). Protagonista per Dallas è stato Jalen Brunson, con 31 punti.
Per gli Spurs la consolazione, magra, di aver costretto un’altra squadra da playoffs dopo Lakers, Bucks e Nuggets, a giocarsela fino all’ultimo possesso. Le sconfitte però rimangono.
In questa stagione, coach Gregg Popovich ha vestito i panni dell’allenatore paziente, con un gruppo di giocatori giovani e che dovranno diventare le colonne del nuovo corso Spurs, quello che arriverà definitivamente quando anche Pop deciderà di fare un passo indietro. San Antonio ha ogni interesse in questa stagione a sviluppare i suoi giovani e accumulare così sconfitte in modo organico e giocarsi una scelta alta al prossimo draft, scienza in cui gli Spurs eccellono. Contro i Mavs è stato il secondo anno Devin Vassell a farsi vedere, con 21 punti, mentre Dejounte Murray ha sfiorato la tripla doppia.
A San Antonio oggi manca chiaramente una star, anche in proiezione futura. Ma il talento giovane diffuso del roster potrebbe metterli in una buona posizione per provare a bruciare, perché no, anche qualche tappa del cammino di ricostruzione.
Dejounte Murray ha potenziale da All-Star, sta viaggiando a 18.3 punti di media con 7.8 rimbalzi e 8.4 assist, ed è un difensore da All-NBA, in questa stagione sta mostrando anche maggior coraggio e più mira al tiro da tre punti (35% su oltre 4 tentativi a partita). Il suo compagno di reparto Derrick White si sta confermando giocatore solido, e con un contratto medio-alto che ben si adatta a tanti scenari di trade, da Ben Simmons in poi. Per lui un inizio da 13.9 punti e quasi 6 assist di media e 1.3 recuperi a gara.
A distinguersi in questo inizio sono stati soprattutto Keldon Johnson, ala forte sottodimensionata che si sta adattando a un ruolo di secondo-terzo realizzatore, Devin Vassell con il 46% al tiro e l’attività a rimbalzo, e un Jakob Poeltl che prima del Covid ha messo assieme una doppia doppia di media da 14 punti e 10 rimbalzi, con il 64.8% al tiro e raddoppiando la sua media punti in carriera.

