Andrew Wiggins
Per i Golden State Warriors il titolo NBA 2022 ha significato anche l’obbligo morale di premiare Andrew Wiggins con un prolungamento di contratto da 109 milioni di dollari complessivi, e l’obbligo morale di risarcire Jordan Poole per il pugno che Draymond Green gli ha rifilato nell’ottobre 2022.
Poole è andato a Washington per Chris Paul. Wiggins è rimasto ma quello che ha giocato finora dev’essere un omonimo. 10 punti di media con un indecifrabile 15.2% da tre punti in 26 minuti di media, Steve Kerr non lo sta facendo giocare nei quarti quarti e vedendolo in campo, a volte sembra quasi si sia dimenticato come si tira un pallone. Come quella volta che Peter Griffin si era dimenticato come ci si siede.
Golden State ha perso 5 delle ultime 6 partite giocate, Draymond Green si è già fatto cacciare due volte in 12 partite, Steph Curry ha un problemino al ginocchio. Klay Thompson sembra invecchiato più di Joe Harris, e contro Minnesota dalla panchina c’è voluto il buon Brandin Podziemski a dare un poco (tanto) di brio. Jonathan Kuminga, che per carità è tanto bravo e tanto forte, sta tirando col 39% dal campo, praticamente segna solo quando schiaccia, e prende 2.9 rimbalzi di media. prima dei 29 punti di Podziemski contro i Timberwolves, nessun altro giocatore degli Warriors oltre a Curry aveva segnato almeno 20 punti almeno una volta in stagione.
Una situazione in cui ogni punto dei vari Dario Saric, Gary Payton II e Moses Moody vale come un goal. Chris Paul non vede più il canestro e nelle ultime 4 partite ci ha anche dato dentro con le palle perse.
Andrew Wiggins sembra involuto, a dire poco. E’ una fase o il giocatore ammirato nel 2022 non esiste più?

