Si conclude qui, in gara 6 persa per 90-103, la lunga, tumultuosa, sorprendente ed emotivamente coinvolgente stagione dei Boston Celtics. Arrivati con poche energie e la fatica di aver giocato due gare sette in precedenza (contro Bucks e Heat), Boston ha ceduto di fronte all’ennesimo capolavoro cestistico dei Golden State Warriors, campioni NBA per la quarta volta in otto anni.
Mentre prende forma ulteriormente la dinastia Warriors, la squadra di coach Ime Udoka, esordiente capo allenatore, torna negli spogliatoi con un forte senso di amaro in bocca. Mentre Stephen Curry festeggia il titolo ed il trofeo di MVP beffando la tifoseria Celtics con la maglietta “Ayesha Curry can’t cook, bye Boston!“, Jayson Tatum siede a bordocampo a rimuginare sui sanguinosi errori dell’ultima gara di stagione.
E’ facile giudicare le difficoltà dei Celtics da osservatori esterni, al contempo, però, è opportuno sottolineare che molti di questi errori non sono un caso isolato ma una vera e propria tendenza, il che rimarca la mancanza di esperienza e l’immaturità da parte di Boston.
Boston collassa in gara 6, ancora i soliti errori: passaggi a vuoto e palle perse banali
Sin da gara 1 di queste finali NBA, uno dei problemi che più ha impedito ai Boston Celtics di dare il loro meglio sono state le palle perse. In gara 6, Boston ha perso un totale di 23 palloni, da cui Golden State ha ricavato 27 punti (contro i 20 dei padroni di casa). Di queste 23, Jayson Tatum ne ha perse 5 solo di suo.
Gara 6 ha funzionato da esempio lampante in questo senso: spesso, forse per via della fatica o della difesa ben organizzata di Golden State, Boston ha tentato dei passaggi casuali, banali, blandi, senza una vera logica e con poca probabilità di riuscita. Non solo, quando i Celtics hanno smesso di far canestro, Tatum ha cercato di buttarsi dentro l’area abbastanza ciecamente per indurre la difesa a commettere un fallo.
In queste situazioni, gli Warriors, a conoscenza delle tendenze di Tatum, hanno commesso raramente fallo, mentre nella maggior parte dei casi sono riusciti a rubare palla. Curry, Thompson, Green, hanno chiuso con 2 palle rubate ciascuno in gara 6, mentre Andrew Wiggins con addirittura 4. Il dato più curioso è il seguente: nelle uniche due partite vinte da Boston, gara 1 e 3, Tatum ha distribuito una quantità notevole di assist, rispettivamente 13 e 9.
In queste due gare, infatti, la star dei Celtics ha compreso la necessità di evitare forzature al ferro favorendo invece uno scarico (il cosiddetto “kickout”) per un tiratore sul perimetro. Il Tatum di gara 6, sicuramente e giustamente affaticato, non è stato così lucido come lo era stato in gara 1 e 3, e questo ha giocato a favore degli avversari, ben più esperti.
Inoltre, l’attacco dei Celtics ha dovuto pagare la fatica accumulata dall’inizio dei playoffs e le condizioni fisiche, non ottimali, di molti dei suoi giocatori. Marcus Smart, ad esempio, ha concluso con 9 punti, 4/12 dal campo, e 3 palle perse. Nel suo caso, l’attacco di Boston gli ha chiesto, e forse imposto, di fare le veci del portatore di palla per gran parte del match, il che non è esattamente quel per cui Smart è noto al grande pubblico.
Il trascinatore dei Celtics, in gara 6 ma non solo, è stato Jaylen Brown, autore di una prestazione da non sottovalutare da 34 punti con 12/23 dal campo e 5/11 da tre punti. Brown è stato colui che ha reso suo l’orgoglio di Boston, quella motivazione che ha spinto i Celtics a non mollare quando la stagione sembrava già perduta. Brown chiude la sua prima finale NBA a 23.5 punti di media con il 43.1% dal campo ed il 34.0% da tre. Se ad inizio anno si pensava di cedere Brown per dare una ventata d’aria fresca al roster di coach Udoka, ora non ci sono più dubbi sul futuro dell’ex Berkeley, fondamentale per i successi dei Celtics.
Tatum, invece, termina le sue prime finali a 21.5 punti di media con il 36.7% dal campo. L’ex Blue Devil di Duke ripenserà sicuramente alle ultime sei gare ed a come avrebbe potuto tirare meglio, tuttavia, è consapevole che questa è solo una delle grandi occasioni che potrebbero capitargli in carriera. A 24 anni, Tatum ha la possibilità di apportare ampi miglioramenti al suo gioco, in particolare in termini di letture e gestione delle situazioni complesse. Con le dovute differenze, da lui potremmo aspettarci un miglioramento simile a quello avuto da Giannis Antetokounmpo, che ha imparato a leggere il gioco fino a rendere vano il “Giannis wall” utilizzato dalle difese avversarie per fermarlo.
Tatum non ha mai visto un muro del genere di fronte a sé, ma la questione imparare a leggere il gioco li accomuna.
Una delle note più positive dei Boston Celtics è stato Robert Williams, deciso più che mai a vincere questo titolo e disposto a giocare sul dolore, cosa che effettivamente ha fatto. Questa notte, Williams ha effettuato ben 5 stoppate, non a caso, con lui in area gli Warriors non hanno mai praticamente segnato. A questo aggiungiamo 10 punti e 7 rimbalzi, la cattiveria e la volontà di catturare ogni pallone nel pitturato, e si ha la ricetta del giocatore che potrebbe rappresentare il futuro dei Celtics nel ruolo di centro.
Tatum commenta la sconfitta: “E’ dura arrivare ad un passo dal traguardo. Fa molto male”
“Gli ho semplicemente dato un grande abbraccio, so quanto è stata dura per lui“, queste le parole di Jaylen Brown nei confronti di Jayson Tatum, 13 punti e 6/18 dal campo in gara 6. “Chiaramente, non abbiamo giocato al meglio delle nostre possibilità. E’ dura da mandar giù, ma l’importante rimane farsene una ragione, imparare dai propri errori, ed andare avanti. E’ stato un anno fantastico, un grande percorso di crescita, è che semplicemente non toccava a noi questa volta“.
“Arrivare a questo punto, ad un passo dal traguardo, e non riuscire a strappare la vittoria del titolo NBA fa molto male, è dura”, riporta Tatum. “Per raggiungere l’obiettivo che ci eravamo prefissati, ovvero vincere l’anello, è necessario giocare ad un livello superiore. Sento e capisco che avrei potuto fare molto meglio“, conclude Tatum.
“Questo è solo l’inizio del modo in cui verrai mercato e delle attenzioni che riceverai“, dichiara coach Ime Udoka facendo riferimento a Tatum. “E’ stata dura, si è trovato di fronte una squadra pronta ed organizzata che lo ha messo in difficoltà e limitato. Deve capire che questo è il modo in cui le difese si approcceranno a lui per il resto della sua carriera. Ma è un ragazzo intelligente e con tanta volontà di migliorare, quindi riuscirà a capire come superare queste difficoltà”.
“Le palle perse hanno continuato ad aumentare nel corso della serie“, prosegue Udoka, “si potrebbe guardare solo quel dato per capire se abbiamo vinto o perso una partita. Gli abbiamo concesso più di 20 punti da nostre palle perse e più di 20 punti da secondo tentativo. Non si può vincere a queste condizioni”.
“Farà male e ci tormenterà per un bel po’ di tempo. Dobbiamo continuare a crescere ed avanzare come abbiamo fatto quest’anno. L’importante è digerire questa sconfitta e capire che c’è un livello più alto che possiamo raggiungere. Ragazzi, allenatori, non lasciatevi prendere dal risultato finale, usatelo come carica per l’anno prossimo e per gli anni a venire”. Su queste parole di coach Udoka si conclude la stagione dei Boston Celtics.

