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I Top 100 giocatori NBA nel 2024-25

di Michele Gibin
Top 100 giocatori NBA 2024-25

10 – Jayson Tatum

Anche lui ha lasciato sul tavolo un pochino di ego per far funzionare i Celtics 2023-24, e direi che ha funzionato. Tra i due, Jayson Tatum resterà sempre e comunque il primo con Jaylen Brown, un po’ come il fratello maggiore, quello più educato e allevato fin da bambino (cestisticamente parlando) alla nobiltà. Come ha voluto ricordare lui stesso, nel 2024 Tatum è stato All-NBA, campione NBA e uomo copertina di NBA2K che è una sorta di investitura, ha vinto il suo secondo oro olimpico anche se con un ruolo marginale, abbastanza a sorpresa. Esperienza che JT ha definito “bagno di umiltà” come prevede il manuale.

Piace anche per questo Tatum, un campione rassicurante che si porta il piccolo Deuce alle partite, prega e dice tutte le cose giuste. Subito dopo la vittoria del titolo ha provato a giocare al campione sottovalutato (“Cosa diranno ora?“) ma non ci ha in fondo creduto nessuno, lui in primis. Da rampollo nobile di cui sopra, la sua progressione è stata in realtà senza strappi particolari, l’ambiente Celtics lo ha sempre riparato da sparute critiche e lui ha ripagato Boston nell’unico modo che si chieda davvero a uno sportivo: vincendo tante partite, e alla fine anche l’anello che mancava a Beantown dal 2008 e che è valso il sorpasso sui Lakers.

9 – Stephen Curry

Per un paio di mesi lo scorso anno, Curry è stato un filino meno Steph rispetto al solito, addirittura aveva meno del 40% da tre punti che per lui è una cosa impensabile. Golden State è pure finita fuori dai playoffs, ribaltata dai Sacramento Kings al primo turno dei play-in. Stephen Curry è poi andato a giocare le sue prime Olimpiadi in carriera, con LeBron e Durant, e ha fatto un po’ fatica a adattarsi nelle prime partite, per poi esplodere in semifinale e finale per le medaglie e ammaliare il mondo, ancora una volta.

Un campione irripetibile e che non molla un metro, Curry ha per ora dato l’avallo alla tattica attendista dei Golden State Warriors sul mercato ma avvisato: non ha intenzione di giocare gli ultimi anni della sua carriera in una squadra in declino, dal momento che per lui di declino, finora, non se ne parla proprio.

Come andrà la prima stagione senza Klay Thompson? Dov’è fissata la soglia del panico a Golden State se la stagione non dovesse partire bene? Roster alla mano gli Warriors non valgono meno rispetto allo scorso anno, ma neanche di più, e si è già visto che lo scorso anno non è bastato. E se a Steph viene anche solo un raffreddore…

8 – Anthony Davis

A Davis basta giocare abbastanza partite per finire di default tra i primi 10 giocatori della NBA. Nel 2024 è stato meritatissimo secondo quintetto All-NBA ma è finito fuori dai primi tre posti per il premio di difensore dell’anno, cosa che non ha gradito particolarmente. Poi è andato a Parigi alle Olimpiadi in quota LeBron è ha fatto il suo per il secondo oro olimpico in carriera a 12 anni da Londra.

I Lakers hanno vinto 47 partite lo scorso anno per poi sbattere contro Denver, Davis aveva messo in discussione alcune scelte tattiche e la guida tecnica di coach Darvin Ham, salvo poi negare di averlo fatto, e Ham è saltato. Ora con coach JJ Redick e un roster identico ci si aspetta la nuova invenzione della ruota (ma perché), i Lakers valgono comunque un posto tra playoffs e play-in ma solo se Anthony Davis sarà quello visto nel 2023-24.

7 – Kevin Durant

Le 3.3 palle perse di media, massimo in carriera, del 2023-24 sono state per lo più un sottoprodotto dei difetti strutturali dei Phoenix Suns. I quali, e ci risiamo, sono come li ha voluti lui in termini di giocatori, Bradley Beal compreso. Ora toccherà a Mike Budenholzer resistere al giocatore più mangia-allenatori che c’è all’infuori di LeBron James.

Ciò detto, che KD a 36 anni e con un infortunio gravissimo alle spalle (e ormai lontano 5 anni) sia ancora a questo livello è qualcosa che è impossibile non apprezzare. Dopo aver lasciato Golden State ha provato a costruire la sua legacy altrove e ci è riuscito poco, al netto dei traguardi e numeri personali, a Brooklyn è andata malissimo e ai Suns lo scorso anno è finito tutto abbastanza presto. Ci è riuscito però eccome in nazionale: con Team USA KD ha vinto il suo quarto oro olimpico, è diventato il top scorer ogni epoca ai Giochi dopo che lo era già diventato in tutte le competizioni internazionali, superando Carmelo Anthony, per gli Stati Uniti.

Nella nuova stagione Durant potrà superare Moses Malone e Julius Erving nella classifica dei migliori marcatori NBA ogni epoca, salire fino all’ottavo posto All-Time e raggiungere quota 30mila punti. Con una stagione particolarmente produttiva potrebbe superare anche Wilt Chamberlain al settimo posto. Anche senza un altro titolo NBA, quando Durant avrà smesso di giocare sarà veramente difficile tenerlo fuori dai 10 migliori giocatori NBA di sempre, e se dovesse farcela con Phoenix…

6 – Joel Embiid

Mezzo punto in meno perché Joel, a 30 anni suonati, ha un poco stancato con le sue scenate. E’ ora di crescere un po’.

Tornando seri, prima di farsi male Embiid stava giocando una stagione storica coi Sixers, e ha comunque chiuso con il suo massimo in carriera per punti a partita con 34.7. Su una gamba sola ha viaggiato a 33 punti di media in 6 partite contro i Knicks con 50 punti in gara 3 e una tripla doppia in gara 5, Philadelphia è ancora una volta finita fuori dai playoffs prima del tempo ma il suo stop prolungato è servito almeno da alibi credibile. Guarito, ma non al 100%, si è fatto un giro a Parigi alle Olimpiadi, si è divertito un po’ e si è preso qualche fischio dai francesi, e ha vinto l’oro facendo il minimo sindacale.

Con la nuova stagione avrà accanto Paul George, e sarà interessante capire quale alibi due primatisti mondiali della scusa potrebbero campare in caso di campagna fallimentare. Prima però c’è tutta una stagione da giocare.

Passano gli anni ma non King James, LeBron è quinto nella nostra Top 100

5 – LeBron James

LeBron ha già fatto tutto quello che un essere umano può fare su un campo da basket e che sia permesso dal regolamento. Mancava solo giocare col proprio figlio nella stessa squadra, e ha fatto in modo che accadesse ordinando ai Lakers di scegliere il primogenito Bronny al draft, e quindi fargli firmare un contratto garantito. Quindi, già che c’era, dopo aver defenestrato Ham ha deciso il nome del nuovo allenatore, JJ Redick, e ha poi firmato il rinnovo di contratto, due anni al massimo salariale senza fare neppure un cent di sconto. Solo in quel momento Rob Pelinka, che sarebbe tecnicamente il presidente della squadra, ha preso coraggio e chiesto al Re se non fosse possibile limare un milioncino e un po’ di più dal compenso, per evitare ai suoi sudditi almeno di sforare il second tax apron. Non sappiamo se Pelinka si sia prodotto in una proskýnesis come alla corte di Alessandro Magno, le fonti non lo dicono.

King James è un monarca assoluto, non ha bisogno di convocare gli Stati Generali per coinvolgere altri nelle sue decisioni, le comunica e basta. E come i grandi re, ribadisce il suo potere anche con la forza. I Lakers non erano e non solo da titolo, lo sarebbero col James di una decina d’anni fa ma la stagione che LeBron ha giocato nel 2023-24 va oltre il concetto di longevità: 25.7 punti di media con 7.3 rimbalzi e 8.3 assist, il 54% dal campo e il 41% da tre. James ha finito terzo per tentativi al ferro dietro a Giannis Antetokounmpo e Zion Williamson e chiuso con 1.38 punti per possesso in transizione, meglio di Anthony Edward e Devin Booker, per dire. A 39 anni, con 21 stagioni NBA sul groppone e da primissimo ogni epoca per minuti giocati.

4 – Giannis Antetokounmpo

Giannis è l’unico giocatore che può chiudere una stagione con 30.4 punti, 11.5 rimbalzi e 6.5 assist di media e lasciarti con la sensazione che avrebbe potuto fare molto meglio.

Antetokounmpo ha cercato di piegare alla sua volontà una stagione 2023-24 nata male per i Bucks, con le difficoltà di inserimento di Damian Lillard e l’affare Adrian Griffin. Voluto per rimpiazzare in panchina Mike Budenholzer (a sua volta cacciato perché… boh) poi scaricato senza cerimonie a febbraio per richiamare in servizio Doc Rivers. Un infortunio al polpaccio lo ha poi tolto di mezzo ai playoffs per il secondo anno di fila (nel 2023 giocò infortunato mezza serie contro Miami), fatto che perlomeno ha dato un alibi a Milwaukee che ha guadagnato tempo. Giannis è un candidato MVP perenne, in estate ha portato una Grecia modesta alle Olimpiadi.

I Bucks 2024-25? Il mercato dei veterani a basso costo ha portato Taurean Prince, Delon Wright e soprattutto Gary Trent Jr, tre buone prese che allungano le rotazioni. AJ Green e Andre Jackson Jr hanno fatto vedere qualcosina e potrebbero trovare minuti, e alla soglia dei 30 anni forse Giannis dovrebbe iniziare a gestirsi un minimo di più. La posta in palio per Milwaukee è alta, arrivare ai playoffs col miglior Antetokounmpo e il miglior Lillard possibile è imperativo.

3 – Shai Gilgeous-Alexander

Secondo nelle votazioni per il premio di MVP 2024 dietro a Jokic e davanti a Doncic, Shai ha portato i Thunder addirittura al primo posto nella Western Conference, così tanto arrembanti che sebbene davvero solo al primo anno del loro ciclo, quando hanno perso in semifinale di conference contro Dallas è stato difficile non parlare di delusione. Ai Mondiali 2023 col Canada aveva battuto gli USA e lanciato la sfida per Parigi 2024, Team Canada è però incappato nella Francia padrona di casa, in una brutta serata e negli arbitri ed è uscito ai quarti di finale. E questa è stata si una delusione.

I suoi Thunder sono la squadra del futuro, con Jalen Williams, Chet Holmgren, una panchina lunga e un coach in ascesa come Mark Daigneault che ha fatto con il team tutto il percorso di rifondazione, dal fondo della classifica al top. SGA è un realizzatore quasi immarcabile: finte, movimenti in controtempo, step back dalla media distanza sfruttando le braccia lunghe, grande capacità di andare in lunetta, tiro da tre solido (35% su 3.6 tentativi a partita), lo scorso anno ha abbattutto le palle perse (2.2) mettendoci il massimo in carriera per assist con 6.2 a partita e chiuso per la seconda stagione di fila sui 30 punti di media, segnando 1.14 punti per possesso da palleggiatore sui pick and roll e primo per punti di media a partita su situazioone di penetrazione a canestro. I Thunder sono forti e va sempre ricordato, in possesso di così tante scelte future al draft da potersi permettere in ogni momento una grande trade, se si presentasse l’occasione.

2 – Luka Doncic

Il 2025 è l’anno buono per l’MVP? Arriverà naturalmente se Dallas saprà vincere abbastanza partite da sostenere la sua candidatura, Jokic ne ha già vinti tre, Shai sembra il rivale numero uno assieme a Anthony Edwards. Intanto c’è da riportare i Mavs fino in fondo dopo le Finals arrivate abbastanza a sorpresa l’anno scorso. Possono riuscirci, con Thompson, un Dereck Lively II al secondo anno, con PJ Washington e Daniel Gafford dall’inizio e confidando nella luna di Kyrie Irving.

Per il resto, che cosa dire ancora di Luka? I suoi 33.9 punti di media sono stati il massimo in carriera così come gli assist (9.8), vederlo viaggiare a una tripla doppia di media non è impossibile se i Mavericks segneranno abbastanza tiri da tre punti. Ha finito la stagione con diversi acciacchi e botte ma ha messo assieme 6 triple doppie ai playoffs, ha strappato il cuore dal petto dei Thunder e dei Twolves, ha chiuso la post season come leader della sua squadra in punti, rimbalzi e assist e segnato più di tutti ai playoffs. Di lui si è detto di tutto, che non difende (vero), che è fuori forma (parliamone), che è immaturo (!) e protesta troppo con gli arbitri (assolutamente) anche perché ci ha abituati troppo bene con tutte le cose straordinarie che fa in campo, sin dai tempi del Real Madrid. E si diceva anche “che non avrebbe mai vinto” e intanto i Mavs in finale ce li ha portati, e due anni prima era in finale di conference. Di certo di Luka si può dire anche che non sia un tipo incline a cambiare troppo di sé, se perderà o vincerà lo avrà fatto comunque alla sua maniera

Doncic è professionista dal 2015 e una star sostanzialmente dal 2017, ha già messo assieme numeri e una carriera che al 99% dei giocatori di pallacanestro basterebbero per due vite. Il premio di MVP e l’agognato anello NBA sono l’unica cosa che gli manca per ritirarsi ipoteticamente già domani come uno dei più grandi giocatori di sempre.

1 – Nikola Jokic

Se sei 3 volte MVP NBA in quattro anni, campione NBA, medaglia olimpica andando a tanto così da battere uno dei Team USA sedicenti “più forti mai assemblati”, sei il miglior giocatore del mondo, punto. Anche lo scorso anno le statistiche avanzate hanno gridato “Jokic!” come giocatore più indispensabile per la sua squadra e come il più efficace, il differenziale di plus\minus con e senza di lui in campo dei Nuggets è stato di +23.2, Denver senza di lui in campo è una squadretta, e con lui in campo è una contender.

Ancora primo in voci complicate come value over replacement player (VORP), win shares e player efficiency rating, primo tra i candidati MVP e gli All-Star per percentuale reale di tiro, quarto per percentuale di assist e assist a partita. E ancora, quarto per punti generati da assist, quarto per rimbalzi contestati a partita, primo per punti generati al gomito, primo per punti e assist da situazione di post up. Insomma, dato che lui parla poco, Jokic preferisce far parlare numeri e fatti come si è visto.

Sul valore di Jokic e su che cosa gli sia ancora richiesto da lui, ce la caviamo con una battuta. Quest’anno avrà Russell Westbrook in squadra, l’uomo che assieme a lui ha riscritto la storia delle triple doppie. Ecco, se riuscirà a far vincere l’anello anche al buon Russ (team Westbrook, sempre e comunque), potrà dire di aver fatto davvero tutto.

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