30 – Ja Morant
Morant vale i primi 15 di classifiche del genere, come minimo. La star dei Grizzlies arriva però da una stagione da appena 9 partite e con un brutto infortunio alla spalla, e da un 2022-23 non privo di problemi personali che ne hanno un po’ offuscato la stella e la reputazione. Ja ha avuto i suoi problemi con la celebrità improvvisa di chi viene eletto “nuovo volto” della NBA e venduto come messia, e non solo in campo. Occorre avere la testa sulle spalle e un apparato al proprio fianco per non sbandare, e invece Ja aveva la sua posse di amici e papà Tee.
Sperando e confidando che Morant abbia messo ordine nel suo privato e imparato la lezione, nel 2024-25 i Grizzlies riavranno a tempo pieno il loro fuoriclasse e una roster di talento. L’appuntamento per Ja è tra un anno, per rimetterlo nella top 15 della classifica che sarà.
29 – Zion Williamson
Come si fa a giudicare un giocatore che quando è sano e in armonia con la bilancia è una forza della natura, e che non è sempre sano e in armonia con la bilancia?
Zion aveva iniziato maluccio la stagione scorsa, evidentemente lontano dalla condizione migliore, ed è cresciuto di pari passo con la squadra. Il Williamson che si è presentato ai play-in contro i Lakers era al massimo, e ovviamente si è infortunato, ha saltato i playoffs e i Pelicans sono andati fuori subito. E noi siamo ancora qui, a sperare di poter vedere per una stagione intera il miglior Zion Williamson possibile. Quest’anno i Pels, almeno nelle intenzioni, giocheranno tanti minuti con Williamson da centro, interessante per le possibilità offensive che si aprono ma anche preoccupante considerato che Zion prende giusto i rimbalzi che gli cascano in testa, in difesa almeno. Ed è sempre nella sua metà campo che si attendono da lui i progressi veri, come mobilità e difesa lontano dalla palla.
28 – Trae Young
Agli Hawks continuano a rotolare le teste di tutti, tranne la sua. Lloyd Pierce, Nate McMillan, Travis Schlenk, John Collins, Dejounte Murray e prossimamente altri. Atlanta sta cercando in ogni modo di trovare i pezzi giusti da mettergli accanto, tanto che viene da pensare che sia la domanda a essere sbagliata, e non le risposte.
Ve lo ricordate Lou Williams? Trae Young ha il suo stesso fisico, probabilmente la sua stessa voglia di alzare pesi (zero) ma una capacità analoga, e più sviluppata, di giocare i finali di partita. Il problema per una squadra che ha in Young il suo miglior giocatore è però arrivarci con continuità, ai finali di partita, per permettergli di fare ciò che nel 2021 fece ai Knicks al Madison Square Garden, ai Sixers e ai Bucks in finale di conference prima di farsi male.
27 – Paolo Banchero
Rookie dell’anno nel 2023, All-Star nel 2024, All-NBA nel 2025? Se questa è la curva, non ci si può che attendere questi progressi per Paolo Banchero che in due anni ha fatto di nuovo degli Orlando Magic una squadra da playoffs, con coach Jamahl Mosley.
Banchero ha accolto e assorbito bene le maggiori responsabilità e le attenzioni delle difese che hanno imparato a conoscerlo, con alcuni miglioramenti. Selezione di tiri più intelligente, più tiri da tre punti anche senza guardare troppo per il momento alle percentuali, comunque in crescita, più sforzi in situazione di playmaking per una squadra che ha fatto dell’assenza atavica di una point guard di livello la propria cifra stilistica. Le 3.1 palle perse di media l’anno scorso sono state un sottoprodotto di tale processo. Al suo esordio ai playoffs in 7 partite contro Cleveland, Paolino ha vissuto momenti altissimi come i 39 punti di gara 5, e più bassi come le 9 palle perse di gara 1, in gara 7 in trasferta ne ha messi 38 (con 28 tiri).
Banchero si sta trasformando in una versione leggermente più massiccia di Paul Pierce, la sua evoluzione sembra quella dell’ala piccola più che del centro e con l’arrivo di Kentavious Caldwell-Pope e con Jonathan Isaac, Paolo potrà espandere ancora il proprio gioco.
26 – Karl-Anthony Towns
La trade ai New York Knicks è arrivata a sorpresa, a pochi giorni dal training camp, ma non deve sorprendere se si considerano gli aspetti salariali della questione. Towns era sotto contratto per altri 4 anni e 220 milioni di dollari complessivi e i Twolves hanno uno dei salary cap più pesanti della lega. E hanno in Anthony Edwards la nuova superstar.
Tutto questo faceva di KAT un giocatore spendibile, soprattutto dopo un 2023-24 più che buono sia individualmente sia di squadra, con 56 vittorie e la finale della Western Conference. Ai New York Knicks, Karl-Anthony Towns ci va per giocare tanti minuti da centro soprattutto se Mitchell Robinson non riuscirà a recuperare dagli infortuni, in attacco può giocare attorno a Jalen Brunson come ha fatto con Edwards, allargandosi per tirare da tre o attaccare in palleggio. Una mossa che comprende del rischio per i Knicks, ma Julius Randle era a fine corsa con loro e avrebbe lasciato da free agent a fine anno, Towns è inoltre un fit migliore per loro in attacco. Nella propria metà campo, avrà bisogno di una mano.

25 – De’Aaron Fox
I Sacramento Kings si sono buttati via nelle ultime partite di regular season lo scorso anno, finendo per perdere ai play-in contro i New Orleans Pelicans senza Zion Williamson e vanificando pure la piccola vendetta che si erano presi contro gli Warriors al turno precedente.
Nel 2023 Fox aveva vinto il premio come Clutch Player of the Year (vabbé) e si era rilanciato, lo scorso anno ha confermato il dato per così dire, e ci ha piazzato il career high per recuperi con 2.0 a partita. Con Domantas Sabonis come vero playmaker della squadra, l’ex Kentucky è stato ancora più aggressivo in attacco finendo quarto per tentativi dal campo a partita (20.9) con volumi alla Joel Embiid, senza sacrificare troppo le percentuali e accrescendo soprattutto il volume da tre punti (7.8 triple a gara col 36.9%). Con l’arrivo di DeMar DeRozan tutti dovranno lasciare sul tavolo qualcosina, sarà interessante verificare a che velocità e numero di possessi Sacramento vorrà giocare.
24 – Tyrese Maxey
Se Tony Parker giocasse oggi sarebbe Tyrese Maxey. Al netto dei 4 titoli vinti, per quelli si vedrà ovviamente.
Lo scorso anno Maxey è stato la ragione per cui i Sixers non si sono peritati di interessarsi più di tanto di che cosa chiedesse James Harden, ma solo di scaricarlo alla prima occasione e per fortuna gli LA Clippers esistono e sono sempre loro. 25.9 punti di media con 6.2 assist a partita su un volume altissimo di possessi e in stagione in cui Joel Embiid ha giocato appena 39 gare, ai playoffs è salito a 29.8 punti per gara con percentuali ancora migliori al tiro. Il suo gioco a due e l’intesa con Embiid sono cresciuti nel tempo, Maxey ha imparato a rallentare e adattarsi ai tempi di Joel, e fargli avere il pallone dove l’MVP 2023 lo desidera ancor meglio di quanto facesse Harden, considerando che il Barba era piantato per terra mentre questo vola. L’ex Kentucky ha ancora la tendenza a prendersi tiri e soluzioni difficili attaccando il canestro, quando fermarsi un passo prima (come faceva Parker!) potrebbe essere la chiave, non è infatti raro vederlo finire in acrobazia e autoescludersi automaticamente dal rientro difensivo in caso di errore. Nulla che non si possa correggere.
23 – Bam Adebayo
E’ finito fuori dalla nostra personalissima Top 20 perché, come leggerete, lasciare fuori qualcun altro tra quelli che alla fine ci sono rientrati sarebbe stato troppo. E allora, Bam Bam è “solo” 23esimo perché Miami ha fatto discretamente schifo lo scorso anno in una stagione in cui, a sentire loro, bastava arrivare ai playoffs per premere di nuovo il bottone e trovarsi in finale da ottava testa di serie. La realtà è che non sempre trovi una testa di serie numero 1 che si suicida e che gioca mezza serie senza il suo miglior giocatore (Milwaukee, Antetokoumpo). Miami si è ritrovata si ai playoffs ma a sua volta mezza rotta e senza Jimmy Butler, e Boston si è fermata appena a guardare prima di passare oltre.
Adebayo è uno dei migliori difensori interni della NBA, nel 2023-24 ha finito col massimo in carriera a rimbalzo, ora esce con A’ja Wilson e lo scorso anno ha chiuso col 50.1% dal campo per tentativi dentro l’area, tra i migliori centri della lega dietro all’innarrivabile Jokic, e davanti a Embiid, Ayton e Anthony Davis. Nella cosidetta restricted area nonostante Bam paghi qualche centrimetro (e meno “tocco”) rispetto a diversi suoi colleghi, si è difeso bene col 68%. Peccato che i 7.24 del tiro da tre NBA siano davvero troppi per lui, un piccolo limite che a volte azzoppa però l’attacco degli Heat.
22 – Damian Lillard
Nessuno si aspettava così tante difficoltà di adattamento per Dame a Milwaukee, sottovalutando forse che cosa significhi davvero cambiare tutto dopo 11 stagioni da re della città a Portland. Lillard ha giocato alcune grandi partite, come la gara 1 del primo turno contro Indiana senza Giannis, e cercato di inserirsi nel sistema dei Bucks senza pestare i piedi a Antetokounmpo, l’intesa tra i due è andata crescendo ma si è partiti davvero dalle aste.
Quasi come ci fosse stato un fraintendimento: Milwaukee aveva preso Lillard perché voleva quello visto per un decennio a Portland, Dame ha invece provato a fare tutti contenti ai Bucks, forse esitando un minimo per la prima volta nella sua carriera. Ne è venuta fuori una stagione brutta esteticamente e finita presto, ma Lillard e Antetokounmpo sono due campioni orgogliosi e possono farla funzionare. Dame ha avuto una stagione insolitamente difficile nel finire sotto canestro, dove la sua efficienza è calata per volume e percentuali, e al tiro da tre punti aveva iniziato malissimo per poi correggere la mira. Primi segnali di un calo fisico dopo tanti anni e minuti sulle spalle, o difficoltà di inserimento superabili?
21 – Paul George
Con James Harden, i Clippers avevano finito le carte da giocarsi per portare a compimento l’era Kawhi Leonard e Paul George. Dopo l’ennesima delusione, i Clippers hanno deciso di proporre a George un contratto che il neo giocatore dei Sixers non avrebbe mai accettato, favorendo di fatto una separazione che era matura. Ciò detto ai Clips, vedendo come sono messi oggi, Paul George sarebbe servito ancora.
Dopo 7 anni George se ne torna nella Eastern Conference, in un’altra contender e con la missione impossibile di aiutare Joel Embiid dove non sono riusciti Ben Simmons e James Harden (ironico!). Embiid, George e Maxey sono l’ennesimo big three della serie, per fortuna Philadelphia aveva abbastanza spazio salariale per comporre un roster con dei limiti ma da corsa. Oubre Jr, il vecchio Kyle Lowry, il cavallo di ritorno Andre Drummond, Caleb Martin, Eric Gordon e pure Guerschon Yabusele per provarci ancora.
