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I Top 100 giocatori NBA nel 2024-25

di Michele Gibin
Top 100 giocatori NBA 2024-25

20 – Jimmy Butler

Anche gli spacconi come Butler ogni tanto esagerano, e Pat Riley glielo ha fatto notare al termine di una stagione mediocremente (ma si può dire?) normale dei Miami Heat. Jimmy ha giocato una stagione 2023-24 buona, non ai livelli dell’annata precedente e si è fatto male proprio al momento clou, ai play-in contro Philadelphia e ha saltato il primo turno contro gli odiati Celtics.

Butler e gli Heat sono a un momento delicato della loro relazione. L’ex Bulls è eleggibile per un’estensione di contratto al massimo salariale ma le parti attenderanno di vedere come si svilupperà la stagione in arrivo. Don Riley ha chiesto espressamente alcune cose e attende riscontri, non solo da Jimmy, e se non dovesse funzionare Butler potrebbe uscire dal suo contratto nel 2025 e diventare free agent.

19 – Tyrese Haliburton

Per un tre mesi è stato il giocatore più elettrizzante della NBA assieme a Anthony Edwards, anche perché una discreta novità a questi livelli. Poi si è fatto male, è rientrato in fretta per assicurarsi di giocare almeno il limite minimo previsto per i premi di fine stagione (missione compiuta) e ha giocato un po’ a singhiozzo da febbraio in poi e non al 100%. Col risultato finale che le sue cifre sono state leggerissimamente peggiori rispetto al 2022-23.

Gli Indiana Pacers però sono arrivati fino alle finali di conference, bravi a evitare i play-in e a approfittare dei problemi di infortuni di Bucks e Knicks. Poi Haliburton si è fatto male ancora contro Boston, ha chiuso anzitempo la stagione e si è rimesso in tempo per andare alle Olimpiadi a vincersi un bell’oro anche senza giocare, praticamente. Tyrese Haliburton è oggi una delle star NBA in maggior ascesa, forse la miglior point guard pura a seconda di come volete considerare Luka Doncic o Stephen Curry.

18 – Domantas Sabonis

Sabonis ha piazzato 26 triple doppie nel 2023-24 (l’anno prima erano state 14), roba che se Nikola Jokic si fosse dato davvero all’ippica, sarebbe dell’altro mondo. 19.4 punti di media con 13.7 rimbalzi a partita, primo nella NBA, e 8.2 assist in 82 partite, un’annata clamorosa per il figlio del Principe del Baltico. Ironia della sorte, i Kings hanno vinto appena una partita in meno rispetto al 2022-23 ma non hanno fatto i playoffs.

Il fatto che non abbia giocato l’All-Star Game nel 2024 è una vergogna e la dice lunga su che cosa sia ormai la Partita delle Stelle, in campo e fuori. Per fortuna si è rimediato col terzo quintetto All-NBA (ma ci stava pure il secondo, facile) e conta il fatto che Domantas è uno dei migliori lunghi della NBA nell’era dei Joel Embiid, Nikola Jokic, Anthony Davis e Giannis Antetokounmpo. E non serve sapere altro.

17 – Kawhi Leonard

Oh, cavolo.

Finché c’è stato, gli LA Clippers avevano una chance di fare strada ai playoffs, e quando si è capito che non li avrebbe giocati, di nuovo, è finito tutto un’altra volta. Nel 2023-24 Kawhi ha giocato 68 partite ed è stato il solito Kawhi, ovvero un giocatore straordinario, ha tirato meglio dell’anno precedente e giocato più minuti, e i Clippers hanno vinto 51 partite. Prima delle Olimpiadi è arrivata un’altra notizia inquietante, ovvero che Leonard non avrebbe giocato a Parigi e col rimpallo di responsabilità tra i Clippers e la USAB nella persona del capo Grant Hill. Sta di fatto che non si sa che cosa abbia davvero quel ginocchio, i Clippers inaugureranno nella nuova stagione l’Intuit Dome e gradirebbero farlo con la loro superstar in campo.

16 – Kyrie Irving

Noi siamo duri ma giusti con Kyrie, lo abbiamo criticato senza sconti quando lo meritava, e lo applaudiamo quando merita applausi. Irving ha giocato una stagione 2023-24 perfetta accanto a Luka Doncic confermando che, quando pensa solo a giocare, è una delle migliori star di sempre quando si tratta di spalleggiare un giocatore dominante cone Luka, e come è stato con LeBron James e in parte con Kevin Durant. I problemi iniziano quando deve essere lui il “capobranco” come si è visto a Boston.

Kyrie va meno in lunetta rispetto a qualche anno fa ma la sua efficacia al tiro è immutata, è praticamente ambidestro (il buzzer beater contro i Nuggets) e a tratti ci ha messo anche della difesa, lo scorso anno. La metà campo difensiva sarà l’osservata speciale per i Mavs nella nuova stagione con l’arrivo di Klay Thompson, che ha oggettivamente perso un giro in questo aspetto. Intanto, 7 anni dopo Irving è tornato alle NBA Finals, che ha giocato a dire la verità malino contro la sua nemesi, i Celtics, ma non era affatto scontato considerato a che punto eravamo con lui, un paio di anni fa.

Anthony Edwards è appena fuori dalla nostra Top 10

15 – Donovan Mitchell

Spida ha giocato 55 partite lo scorso anno, segnato un poco di meno ma distribuito più assist e preso più rimbalzi rispetto al 2022-23, annata in cui per qualche mese è stato anche un candidato MVP. I Cavs hanno giocato una buona stagione, superato il primo turno faticando forse più del dovuto contro Orlando (erano senza Jarrett Allen, va ricordato) e poi dato l’impressione di potersela giocare con Boston. Quindi Mitchell si è fatto male e non c’è stata più partita.

Donovan è un regolarista impressionante, costantemente una delle migliori guardie NBA da almeno 5 anni e animale da playoffs. Cleveland avrebbe tutto sulla carta per fare strada a Est, finora non è accaduto ma dopo il cambio di allenatore era giusto provarci ancora, come testimoniato dai rinnovi di Mitchell, Mobley e Allen, e anche di Isaac Okoro. Alle spalle di Boston non c’è una numero due chiara, i Cavaliers sono lì con Bucks, Knicks e Sixers.

14 – Jalen Brunson

Neanche nei loro sogni più sfrenati, Jalen Brunson sarebbe diventato questo per i New York Knicks, e chi sostiene il contrario mente sapendo di mentire.

Già sensazionale al suo primo anno a NY, lo scorso anno Brunson è diventato il Re del Madison Square Garden riscrivendo record di franchigia (dei Knicks, oh) e siglando quattro partite di playoffs fila da almeno 40 punti, una roba riuscita solo a Michael Jordan in carriera. In gara 5 del secondo turno contro i Pacers, Brunson ha segnato 44 punti, in gara 7 si è rotto una mano, infortunio che gli ha precluso le Olimpiadi di Parigi probabilmente.

Ritrovatisi con una superstar, i Knicks hanno deciso di investire tutto su di lui con OG Anunoby e Mikal Bridges e costruendo una contender, almeno sulla carta. Non sarà facile coi Celtics davanti, come non sarà facile replicare una stagione del genere per l’ex Mavs. Che però è abituato a ribaltare i pronostici su di lui, tipo quelli che “il suo contratto rischia di essere il peggiore della lega”, edition 2022.

13 – Devin Booker

DBook è stato terzo quintetto All-NBA lo scorso anno, e capire che cosa è andato storto ai Suns non è una cosa semplice. E a pagare per tutti è stato Frank Vogel, sfiduciato da Kevin Durant (non sei il primo, coach). Booker ha risposto a una fine sottotono della sua stagione NBA con un’Olimpiade giocata per bene, da uomo squadra che ha sacrificato tiri, possessi e luci del palcoscenico per il risultato finale, e si è portato a casa la sua seconda medaglia olimpica.

Lo si ripete anche qui, Booker e Durant bastavano ai Suns, il resto della squadra sarebbe arrivato senza ostinarsi su Bradley Beal. L’innesto di Tyus Jones toglierà compiti di playmaking a Devin Booker e all’ex Wizards e contribuirà a bilanciare l’attacco e limitare le palle perse, ma non si può pretendere che basti da solo. E Phoenix avrà tantissima pressione addosso perché dopo l’eliminazione al secondo turno di due anni fa e il flop del 2024, se la finestra per il titolo è davvero aperta resterà tale per un altro anno, forse due e non di più.

Booker, Durant e Beal hanno giocato appena 41 partite assieme, con +7.0 di plus\minus per 100 possessi, niente di che. E il quintetto titolare più utilizzato, con Jusuf Nurkic e Grayson Allen ha segnato parecchio (124.5 punti per 100 possessi) ma sarebbe stato a metà classifica per defensive rating stagionale, e 21esimo per palle perse.

12 – Anthony Edwards

Si ferma all’anticamera della Top 10 ma con tutte le carte in regola per farci cambiare idea molto presto. Ant Edwards è il volto della NBA degli anni a venire, anche perché al contrario di Jokic e Doncic che non hanno alcuna intenzione di esserlo, a lui l’idea piace molto. Sperando che con l’esperienza arrivi anche un poco di saggezza in più quando si tratta di parlare.

Per il resto, Edwards è una forza della natura, un attaccante irruento e che è impossibile da tenere lontano dall’area, può guadagnarsi barcate di tiri liberi e piegare e condurre a sé l’energia e l’inerzia di una partita con le sue schiacciate. In questo, absit iniuria verbis, è davvero Jordanesco come pochi altri giocatori prima di lui. Le sue letture sono ancora parecchio istintive, alle Olimpiadi lo si è visto ad esempio giocare a memoria alcuni pick and roll centrali e sbagliare dei tempi, probabilmente non sarà mai la parte forte del suo gioco ma ci sono altri modi per incidere. Uno su tutti, la difesa, che a Ant piace perché è un modo molto efficace di guadagnarsi punti facili e scappare a schiacciare in contropiede. Nella sua metà campo Edwards ha la possibilità di separarsi davvero dal gruppo, come hanno fatto prima di lui il giovane Kobe Bryant e… quell’altro là.

11 – Jaylen Brown

La domanda con JB è sempre lì: ma non è che tra lui e Jayson Tatum il più forte è lui?

Chi se ne frega potrebbe essere un’ottima risposta, ciò che conta è che Brown entra nella nuova stagione NBA come campione in carica, MVP delle Finals, All-Star e da incredibilmente snobbato per i quintetti All-NBA stagionali. Nessuno aveva fatto notare la sua assenza da Team USA per Parigi 2024 fino a quando Kawhi Leonard è stato richiamato, e Grant Hill si è inventato la carta Derrick White. E allora Jaylen ci ha dato dentro con le teorie della cospirazione, tirando in ballo Nike e promettendo rivelazioni scioccanti. Che ovviamente non sono arrivate (spoiler, perché non ci sono).

Folklore a parte, e trattandosi di campioni orgogliosi e che necessitano di motivazioni, per il 2024-25 Brown deve essere carico a mille. Ultimamente lo si è visto sui social allenarsi con dei singolari esercizi in piscina. Un po’ Vegeta, un po’ Mark Lenders, un po’ Kyrie Irving, un po’ montato ma fortissimo e là fuori, e sta arrivando anche per te.

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