60 – Fred VanVleet
Lo scorso anno ha fatto ai Rockets esattamente ciò che i Rockets e coach Udoka si attendevano da lui: condurre una squadra giovane da point guard titolare. Houston ha conteso per un paio di settimane il decimo posto e i play-in agli Warriors, resistendo anche quando Alperen Sengun si è fatto male, e ha fatto un passo importante nel processo di ricostruzione post James Harden, Fred VanVleet ha giocato 73 partite e chiuso col massimo in carriera per assist, 8.1 a partita, e il 38.7% da tre.
Ora VanVleet, Jalen Green, Sengun, Dillon Brooks Jabari Smith Jr, Amen Thompson, Cam Whitmore, Reed Sheppard e il rientrante Steven Adams dovranno giocarsi i play-in.
59 – Jarrett Allen
C’è che dice che i Cavs dovrebbero sondare il mercato per Allen e per aprire le porte del ruolo di centro titolare e unico lungo a Evan Mobley. Potrebbe anche essere questo, a lungo termine, il piano di Cleveland che però per il momento ha blindato l’ex Nets con un triennale da 90 milioni di dollari fino al 2029.
Jarrett Allen si è fatto male in gara 3 del primo turno contro i Magic ed è mancato anche contro Boston, prima che la serie terminasse virtualmente con l’infortunio anche di Donovan Mitchell. Il biennio 2022-24 dei Cavs è stato incompleto, con due stagioni di buon livello ma non al livello atteso roster alla mano.
58 – CJ McCollum
Dopo gli anni con Damian Lillard, CJ McCollum torna a giocare con una grande point guard accanto nella nuova iterazione dei New Orleans Pelicans con Dejounte Murray. E se questa comprenderà ancora Brandon Ingram lo si vedrà, nelle prossime settimane. Nel frattempo, a CJ i Pelicans continueranno a chiedere punti e leadership, l’ex Blazers è uno dei migliori giocatori a non aver mai disputato un All-Star Game in carriera (a oggi) ma è uno che in passato a Portland ha deciso delle gare 7 in trasferta ai playoffs.
57 – James Harden
Rispetto ai suoi coetanei NBA, il Barba è invecchiato peggio e questo neppure il suo più strenuo sostenitore potrebbe negarlo. La sua stagione ai Clippers non è stata malvagia, tutt’altro, Harden è ancora una point guard di livello ma da tempo non è più “un sistema”, e il fatto che si ritenga ancora tale non è un gran segnale.
Con la partenza di Paul George e la sempiterna incognita delle condizioni fisiche di Kawhi Leonard, gli LA Clippers si sono indeboliti e potrebbero anche doversi sudare i play-in. E a James Harden oggi, a meno che ci stupisca tutti, non possiamo più chiedere di essere un realizzatore costante. Lo scorso anno quasi 7 dei suoi 11.4 tentativi di tiro a partita sono stati delle triple, da fermo l’ex MVP non è più in grado di battere nessuno e in difesa sarà ancor più isolato e attaccato, senza George accanto. I Clippers sono anche una squadra vecchia con Leonard, Harden, Nic Batum e Norman Powell ben sopra i 30 anni, e i giovani sono Terance Mann, Kevin Porter Jr (ouch) e Bones Hyland. Derrick Jones Jr è passato all’incasso dopo dei grandi playoffs con Dallas, ma resta pur sempre Derrick Jones Jr.
A questi Clippers servirebbe il James Harden del 2017, ma appunto…
56 – Jalen Green
Green ha rilanciato le sue quotazioni con un finale di stagione clamoroso, anche perché in tanti iniziavano a non crederci più. Il fatto che il miglior Jalen Green della stagione sia coinciso con l’infortunio di Alperen Sengun è da un lato un segnale positivo di maturazione del prodotto del fu Ignite Team, e dall’altro la conferma che bisogna ancora lavorarci su, con gli equilbri e soprattutto le gerarchie di squadra.
Al momento di scrivere, sia Green sia Sengun non hanno ancora firmato la loro rookie scale extension, l’impressione è che i Rckets si prenderanno la stagione 2024-25 per valutare la loro partnership. Jalen Green si è intanto salvato in calcio d’angolo con i suoi progressi da febbraio in poi, e con un marzo da 27 punti a partita, il 48% dal campo e il 40% da tre. Ora serve rifarlo per più d’un mese.

55 – OG Anunoby
A un certo punto i Knicks non perdevano più con Anunoby in campo, poi ovviamente visto che è OG Anunoby si è fatto male.
E’ questa la croce per uno dei giocatori di ruolo più forti della NBA, tiratore affidabile, poco interessato alla quantità di tiri e possessi per sé, difensore solido e grande atleta. Il suo nuovo contratto coi Knicks è demenziale ma è il mercato che fa le cifre, e tocca starci, con Anunoby, Mikal Bridges, Josh Hart e Donte DiVincenzo i Knicks potranno schierare quintetti versatilissimi con 4 esterni tutti in grado di tirare e mettere la palla per terra, e con Mitchell Robinson da “portiere”. Se in tutto questo non vedete un ruolo per Julius Randle… non siete i soli.
54 – Khris Middleton
Seppur spezzata in due da un altro infortunio, la stagione 2023-24 di Middleton è stata buona: 48% dal campo e 38% da tre in 27 minuti a partita e una gestione ultra-prudente, che l’avrebbe dovuto preservare e portare al massimo della forma ai playoffs. Dove i Bucks, peraltro per nulla convincenti per tutto l’anno, sono arrivati anche rotti con Antetokounmpo out e Damian Lillard acciaccato. Khris ha giocato tutta la seconda parte della stagione su una caviglia non al meglio e in off-season si è operato a entrambe le caviglie per fare pulizia.
Se integro, Khris Middleton resta un grande giocatore, Milwaukee ha bisogno di lui per alternarsi a Lillard nei giochi a due con Antetokounmpo, e limitare al minimo sindacale i minuti da “point Giannis”, quando il greco tende pasticciare e forzare tiri non suoi.
53 – Mikal Bridges
Ecco, di problemi di infortuni Bridges non ne ha. L’ex Suns non salta una partita dai tempi della high school ed è il nuovo iron man NBA dopon AC Green. I Knicks hanno speso parecchio in termini di scelte future al draft per prelevarlo da Brooklyn, ma se le tenevano apposta e le hanno usate senza attendere miraggi come Donovan Mitchell, Luka Doncic o Kevin Durant.
Come detto in precedenza per Anunoby, Mikal Bridges dà ai Knicks versatilità, difesa e tiro accanto a Jalen Brunson. La confraternita di Villanova trapiantata al Madison Square Garden poi, gasa tantissimo.
52 – Bradley Beal
Altro giocatore che ha faticato molto con gli infortuni nelle ultime tre stagioni tra Washington e Phoenix, Bradley Beal ha provato a riconventirsi da point guard lo scorso anno, col risultato che i Suns sono andati a prendere sul mercato dei free agent Tyus Jones per rimediare.
La realtà è che i Suns non avevano alcun bisogno, con già Kevin Durant e Devin Booker in squadra, di andare a prendere proprio lui, e con più pazienza avrebbero trovato un giocatore migliore sul mercato in cambio di ciò che hanno speso (Chris Paul, Deandre Ayton, Mikal Bridges e 4 prime scelte future al draft). Da lì in poi è stata una rincorsa a rimediare all’errore, aggiugendo e togliendo giocatori di contorno e allenatori accanto al (presunto) big three. Ora ci prova Mike Budenholzer.
51 – Rudy Gobert
Minnesota ha vinto 57 partite lo scorso anno e Gobert ha vinto il suo quarto premio come Defensive Player of the Year NBA in carriera. E in estate ci ha anche aggiunto un altro argento olimpico, alla faccia di un po’ tutti quanti, verrebbe da dire. Giocatore odiato ben al di là dei suoi demeriti, che anche a 32 anni è ancora ciò che Deandre Ayton dovrebbe essere, come minimo, Rudy e i Twolves lo scorso anno hanno dimostrato che la famigerata trade dell’estate 2022 aveva senso.
Certo, i Timberwolves hanno fatto fuori tutte le loro prime scelte future e sono andati a recuperare Mike Conley da Utah proprio per aiutare Gobert, però il francese li ha ripagati con una stagione eccellente e allontanato i timori di declino fisico dell’annata 2022-23. E il suo altrettanto famigerato contrattone scade nel 2026, e viste le cifre da pazzi che si leggono di recente per giocatori che non hanno ancora fatto niente, se rapportati al centro francese, non sembra neppure più così folle.
