70 – Deandre Ayton
DominAyton dove non c’è nulla da dominare a Portland, ora i Trail Blazers gli hanno pure preso Donovan Clingan (anche) per stimolarlo. I pregi di Ayton sono arcinoti, il bahamense è una doppia doppia che cammina e un attaccante dotato. I suoi difetti anche, 1.4 tiri liberi di media a partita per un centro non sono accettabili neppure in una squadraccia, le 0.8 stoppate del suo 2023-24 a partita il dato peggiore in carriera.
A Portland, Deandre Ayton è apparso un giocatore seduto sui (pochi) allori e che sa di essere sostanzialmente di passaggio. Tecnicamente, roster alla mano i Trail Blazers hanno del talento e pure una squadra profonda, in panchina Chauncey Billups non ha ancora fatto vedere quasi nulla.
69 – Kyle Kuzma
Kuz ha approfittato dell’esilio a Washington (parliamo di un campione NBA) per raffinarsi come giocatore. Agli Wizards Kuzma è cresciuto a rimbalzo e come creatore di gioco, la fiducia nei suoi mezzi non è mai mancata dai tempi in cui fu l’unico del mitologico young core dei Lakers a salvarsi dalle purghe LeBroniane. L’ex gialloviola ha pure un contratto simpatico, a scendere per altre tre stagioni fino al 2027 e sarà uno dei giocatori da seguire sul mercato. Nel frattempo, se gli Wizards iniziassero a vincere qualche partita di pallacanestro in più, sarebbe d’aiuto.
68 – Bogdan Bogdanovic
Agli Atlanda Hawks un giorno Bogi è in vendita, l’altro è il perno della ricostruzione. Non è né l’uno né l’altro ma solo un gran bel giocatore di basket, reduce dalla sua miglior stagione NBA in carriera e dal bronzo olimpico con la Serbia, un vincente e che farebbe comodo a tante squadre.
Fa comodo anche agli Hawks, se solo si capisse da che parte vogliano andare e fino a quando punteranno su Trae Young. Bogdanovic non è il primo sulla lista dei potenziali partenti a Atlanta, prima ci sono De’Andre Hunter e Clint Capela e gli Hawks hanno in Jalen Johnson e nella sorpresa Vit Krejci, e in attesa di Zaccharie Risacher, dei buoni giocatori con cui rimpiazzarli.
67 – Michael Porter Jr
Annata “sfidante” quella che attende Michael Porter Jr, coi Nuggets che hanno perso Kentavious Caldwell-Pope in free agency e che sono dannatamente corti nelle rotazioni. MPJ dovrà rimpiazzare Caldwell-Pope probabilmente con una mole maggiore di tiri, e fini qui nessun problema, e con più attività difensiva, Ci sarà banalmente da correre di più, lo scorso anno Porter Jr ha giocato 81 partite e i problemi alla schiena sembrano per fortuna risolti.
La situazione salariale dei Nuggets è come noto delicata, alla fine il front office ha concesso (non si poteva fare altrimenti) a Jamal Murray un’estensione al massimo salariale e Aaron Gordon è già eleggibile per un prolungamento di contratto. Il nucleo che ha vinto il titolo nel 2023 ha ancora a disposizione questa stagione prima che le considerazioni finanziarie diventino davvero importanti, e il contratto di Porter Jr è quello più adatto a una trade, per durata e importo.
66 – Desmond Bane
Tutto quello che poteva andare male a Memphis lo scorso anno, è accaduto. Ja Morant non ha fatto neppure in tempo a rientrare dalla sua sospensione che si è fatto male, senza di lui Jaren Jackson Jr è sembrato perso come solo al Mondiale FIBA 2023 (44% dal campo dal tuo centro titolare sul oltre 17 tiri a partita, con più palle perse che assist: ouch), e dopo tre mesi si è infortunato anche Bane.
Desmond Bane che ha però confermato una cosa: sa fare canestro e lo fa molto bene, con pochi fronzoli e ottime percentuali, anche lui beneficierà del ritorno di Morant. Che squadra saranno i Grizzlies? Zach Edey in mezzo all’area è una gran presa al draft al netto dei dubbi difensivi “al piano di sopra” per un gigante come lui, finalmente vedremo il backcourt Morant, Bane e Marcus Smart all’opera, e anche Brandon Clarke che ha giocato sole 6 partite nel 2023-24. Sostanzialmente Memphis riparte dal 2022, prima che iniziassero i problemi con la celebrità di Ja Morant.

65 – Tyler Herro
Herro si ritiene uno da top 10, vale “nel vuoto” almeno una top 40 di classifiche come queste, e invece è più indietro. Perché? 42 partite la scorsa stagione, e playoffs saltati per intero nel 2023 mentre i Miami Heat senza di lui arrivavano da ottavi fino alle finali NBA, Tyler Herro ha giocato tre stagioni pressoché identiche dal 2021 a oggi, nel bene e nel male. E dalla prossima stagione avrà ancora più compiti di regia assieme a Terry Rozier (ugh), per una squadra che nel 2023-24 è stata 21esima per offensive rating: è qui che serve un salto di qualità sia per l’ex Kansas che per gli Heat.
Con Jimmy Butler, Bam Adebayo e Herro, Miami è ancora convinta di valere le migliori a Est Celtics esclusi, probabilmente. Resta da vedere se Jimmy Butler è ancora convinto di questo.
64 – Draymond Green
Chi scrive ritiene che Green tenga in ostaggio i Golden State Warriors da almeno un paio d’anni. Un po’ perché, protetto da Stephen Curry e Steve Kerr e da un glorioso passato può permettersi di fare e dire ciò che vuole, anche se al limite delle lesioni personali aggravate. E un po’ perché comunque con Curry e Green, e altri tre presi a caso dal pubblico in campo, gli Warriors riescono ancora a tenere il campo numeri alla mano.
Senza Draymond Green la difesa di Golden State naufraga, con Dray in campo gli Warriors hanno chiuso con un record di 33-22. Dato che fa comprensibilmente inca**are i tifosi dei Dubs perché Green si autoelimina dal discorso con espulsioni, falli tecnici e sospensioni ormai in serie. Gli Warriors hanno scelto di non scegliere finora sul mercato, a parte la già preventivata partenza di Klay Thompson, inizieranno la stagione così come sono e trarranno un bilancio entro la trade deadline di febbraio.
63 – Zach LaVine
All-Star in cerca d’autore LaVine, i cui giorni ai Bulls si spera (per tutti) sono contati. Chicago dovrebbe proprio ricostruire da zero e Zach LaVine trovare una situazione più stimolante. Dove? Bella domanda.
I Lakers vengono quasi automatici, gli Warriors anche e avrebbero più senso. Da lì in poi si va all’improvvisazione jazz pura. Gira che ti rigira, viene fuori che il posto migliore per LaVine siano ancora i Bulls, che però non possono veramente ricostruire finché lui resta li. Un comma 22 come se son visti pochi.
62 – Aaron Gordon
Nel 2023 Aaron Gordon era un All-Star e il fatto che non sia stato convocato resta una vergogna. Nel 2023-24 l’ex Magic è apparso se non involuto, statico, un pochino invecchiato forse, resta comunque il fatto che con quei quattro in campo (Jokic, Murray, Porter Jr e Gordon) Denver è ancora una contender, 40-12 di record in 52 partite giocate assieme con 124.9 di offensive rating per 100 possessi.
AG è anche eleggibile per la sua estensione di contratto e Denver ha già perso con Kentavious Caldwell-Pope uno dei protagonisti del titolo 2023. Assieme a Porter Jr, Gordon dovrà saper togliere un po’ di pressione a Jokic e Murray.
61 – Myles Turner
Situazione interessante quella di Myles Turner, che con Tyrese Haliburton ha ritrovato entusiasmo e un ruolo più chiaro ai Pacers, finalmente da unico centro. Turner ha giocato un’ottima stagione lo scorso anno e gli Indiana Pacers sono in ascesa, determinati a raccogliere il massimo dal nucleo attuale coi rinnovi per Pascal Siakam, TJ McConnell e Andrew Nembhard.
Non per Turner però, che non è eleggibile per la sua estensione con Indiana oggi perché “reduce” da un rinnovo di contratto di soli 2 anni nel 2022, e che per le regole salariali NBA non è estendibile. Il lungo diventerà unrestricted free agent al termine della stagione e potrebbe anche rivelarsi uno dei migliori giocatori su piazza.
Il dato, Turner ha segnato lo scorso anno 1.40 punti per possesso in situazioni di pick and pop, allargandosi per il tiro dopo il blocco, col 69.9% di percentuale effettiva dal campo. Efficienza!
