50 – Cade Cunningham
Ecco, nella categoria “giocatori che non hanno ancora fatto niente” e per questo sono stati ricoperti di dollari, ci sta a pennello Cade Cunningham che finora ha solo perso partite su partite, per lo più.
Non è colpa solo sua, i Detroit Pistons hanno combinato disastri su larga scala e la stagione 2023-24 è stata traumatica per tutti. Cunningham ha messo assieme delle cifre buone al rientro dopo un anno saltato per intero – di fatto – per infortunio. però era lecito attendersi di più anche da lui in termini di efficacia. Non fa niente, il giocatore è solido e in crescita, la squadra attorno a lui è in teoria migliore, ma quest’anno si gioca almeno per i play-in. Perché quei 224 milioni in 5 anni per un giocatore che in carriera ha vinto a oggi 54 partite in tre stagioni con la sua squadra, vanno giustificati.
49 – Derrick White
Derrick White è uno dei primi 50 giocatori della NBA? E quando è successo?
Nel 2023-24 esattamente, dopo una stagione favolosa per efficacia offensiva, da secondo quintetto difensivo All-NBA e medaglia d’oro olimpica. E naturalmente da campione NBA coi Boston Celtics. 15.2 punti di media con 5.2 assist a partita e il 40% da tre, White ha formato con Jrue Holiday e Jaylen Brown il miglior backcourt difensivo della lega in una stagione che Boston ha dominato. Derrick White non è mai il giocatore più forte in campo, non è mai il miglior tiratore né il più atletico. E neppure il più bello se vogliamo scherzare. Ma ha questa cosa, sa giocare a pallacanestro. Che anche in tempi in cui i milioni si sprecano per giocatori il cui unico talento è mettere un pallone in un canestro, e farlo notare a tutti ogni volta, serve.
48 – Brandon Ingram
I New Orleans Pelicans non gli vogliono concedere un rinnovo al massimo salariale, perché preoccupati per le implicazioni finanziarie (ci saranno i rinnovi di Murphy III e Jose Alvarado da affrontare), e questo dice tutto su che posizione occupa oggi Brandon Ingram nella gerarchia della squadra.
Eppure, BI è stato (quasi) sempre presente quando Zion Williamson non c’era perché infortunato, nel 2022 mise in crisi i Phoenix Suns in 6 partite al primo turno di playoffs. Nel 2024 ha invece sbattuto contro la difesa dei Thunder in 4 partite, serie che forse ha disilluso il front office su di lui e iniziato il cambio di direzione. In tre stagioni, giocate assieme col contagocce a dire il vero, la partnership Ingram-Williamson non è sbocciata, 79-69 il record di NOLA con i due in campo. A parole i Pels lo vogliono tenere, Ingram non è disposto a fare sconti e nella off-season 2025 diventerà free agent. Le loro strade si separeranno ben prima.
47 – Julius Randle
Non c’erano più lo spazio e i possessi necessari per Julius Randle ai Knicks, che lo hanno ceduto ai Minnesota Timberwolves per Karl-Anthony Towns.
A New York Julius Randle è diventato un 3 volte All-Star, qualcosa di ben poco pronosticabile ai tempi vedendo la parabola della sua carriera fino al 2020. Lo scorso anno si è infortunato a febbraio e i Knicks hanno comunque raggiunto la semifinale di conference e stanno cambiando pelle tattica. Difficile che per l’ex Lakers e Pelicans ci fossero a disposizione gli stessi tiri e possessi di prima, Randle avrebbe giocato più minuti da centro ma in ogni caso il pallone non sarebbe stato nelle sue mani. Ora proveràa trovare un ruolo a Minnesota, accanto a Rudy Gobert e con Anthony Edwards, e per il resto Julius Randle potrebbe diventare free agent nel 2025 (player option).
46 – Alperen Sengun
Con l’exploit della scorsa stagione abbiamo per fortuna messo via i paragoni con Nikola Jokic, Sengun è un giocatore con una sua identità e un futuro da All-Star nella NBA. All-Star Game che avrebbe peraltro potuto giocare anche nel 2023-24, cifre alla mano. Il caveat? Houston e Jalen Green (vedi sopra) hanno avuto il momento migliore della loro stagione, dopo un buon inizio, proprio nell’ultimo mese abbondante di regular season e con Sengun infortunato. E’ una cosa che nella NBA tende a succedere a diverse squadre in realtà, per un periodo breve quando il miglior giocatore si fa male, per cui niente panico.
Alperen Sengun e Jalen Green possono però giocare assieme della pallacanestro produttiva? La stagione 2024-25 ce lo dirà.

45 – Evan Mobley
La sua stagione da rookie aveva fatto gridare al miracolo e alla seconda venuta di Kevin Garnett. Non è per il momento andata proprio così anche perché i Cavs hanno giustamente investito su Donovan Mitchell come star e giocatore di riferimento, Mobley ha dovuto nel frattempo muoversi tra alcuni cambi di quintetto attorno a lui (a un certo punto partivano lui, Jarrett Allen e Lauri Markkanen titolari!) e un infortunio che gli ha fatto perdere 32 partite lo scorso anno.
Cleveland ha mancato le 50 vittorie in stagione, ai playoffs Mobley si trovato da gara 4 della serie contro Orlando a giocare da centro, con Allen KO, e ha ben risposto soprattutto contro Boston, la dove ad esempio Darius Garland è affondato.
44 – LaMelo Ball
Fino a quando dobbiamo aspettarlo? LaMelo è stato sfortunato nelle ultime due stagioni, sia chiaro: 58 partite in due anni e degli infortuni mica da ridere, con operazioni alle caviglie annesse, 22 partite lo scorso anno.
Prima dei problemi fisici, Ball aveva avuto un impatto tangibile soprattutto sull’immagine degli Charlotte Hornets che grazie ai suoi numeri sono tornati con più frequenza negli highlights reel. Con James Borrego in panchina hanno anche raggiunto i play-in, peraltro schiantandosi sonoramente per due volte contro Pacers e Hawks, e chiuso il 2021-22 con un record positivo (43-39). Ma è finito tutto in fretta, con i problemi penali di Miles Bridges, draft sbagliati e infortuni.
43 – Scottie Barnes
La sua partecipazione all’All-Star Game 2024 è stata da manuale Cencelli applicato alla NBA e non la citeremo più. Si prende atto. Barnes era stato il rookie dell’anno nel 2022 e fatto gridare alla seconda venuta di Giannis, poi l’anno successivo aveva giocato una stagione identica e tutti hanno detto che era un bidone che non aveva voglia di allenarsi.
Nè l’uno né l’altro, Scottie ha aumentato cifre e numeri personali in una stagione miserrima per i Toronto Raptors, che se non altro ha inaugurato una ricostruzione che doveva iniziare forse prima, e ha ottenuto la sua rookie scale extension al massimo salariale. L’accoppiata con Immanuel Quickley intriga, il 34.1% da tre dello scorso anno ispira, le 1.5 stoppate di media entusiasmano. Il roster dei Raptors riporta tutto alla giusta dimensione, quella dei lavori in corso.
42 – Franz Wagner
Che bello essere un tifoso degli Orlando Magic oggi. Jonathan Isaac sta bene, Jalen Suggs sta bene, Paolo Banchero è stato finora tutto quello che ci si aspettava e forse anche qualcosina di più. E sta bene anche Franz Wagner, da campione del mondo FIBA nel 2023 con la Germania e giocatore ancora in crescita in tutti gli aspetti del gioco.
Career high in punti, rimbalzi e assist per Wagner lo scorso anno, l’ala tedesca ha incrementato soprattutto il suo usage aumentando gli assist e abbantendo nel frattempo le palle perse (a quelle ci ha pensato Banchero). Che gli Warriors abbiano scelto Kuminga e non lui al draft NBA 2021 resta un errore che neppure la miglior propaganda può coprire, ma tanto di guadagnato per Orlando. Un dato però è da tenere d’occhio: Franz Wagner ha tirato col 28% da tre lo scorso anno e anche alle Olimpiadi il suo tiro non ha funzionato (7 su 35 nel torneo). C’è da preoccuparsi?
41 – Jalen Williams
I Thunder non avrebbero potuto trovare un giocatore migliore da mettere accanto a Shai Gilgeous-Alexander. Jalen Williams gioca tre ruoli, sa attaccare il canestro, ha una capacità di selezione di tiro che giocatori (per ora) più quotati di lui si sognano, e ha ben affrontato il suo primo assaggio di playoffs in carriera anche se OKC avrebbe probabilmente dovuto vincere la serie contro Dallas.
E’ stato però solo il primo banco di prova per una squadra che roster alla mano ha tutto per provare a arrivare alle NBA Finals già quest’anno, con Alex Caruso, Isaiah Hartenstein e una panchina abbastanza profonda. Shai, Chet Holmgren e Jalen Williams sono i nuovi Durant-Westbrook-Harden per i Thunder? Il paragone è inevitabile, che piaccia o meno.
