80 – D’Angelo Russell
Avete presente quando vi trovate a sostenere qualcosa di default, solo perché quella cosa la sostengono tutti? Una di queste è che D’Angelo Russell sia scarso, una piaga, che sia meglio perderlo che trovarlo.
Forse, per carità. D-Lo è stato però lo scorso anno il terzo miglior giocatore di una squadra da 47 vittorie a Ovest, con 18.0 punti di media e 6.3 assist a partita in 76 gare disputate e il 41.5% da tre. Che cosa chiedergli di più se non la miglior stagione in carriera? Russell ha dei limiti, soprattutto difensivi, e una discreta considerazione di sé stesso. E’ però anche uno di quei giocatori che ti serve per arrivarci ai playoffs, affidabile, con punti nelle mani e che non ha paura di responsabilità e tiri pesanti. E oggettivamente, a quali giocatori migliori di lui potrebbero puntare realisticamente i Lakers oggi? Zach LaVine? Jerami Grant? Malcolm Brogdon? Kyle Kuzma?
79 – Naz Reid
Meritatissimo premio di sesto uomo dell’anno nel 2023-24, Reid ha appena iniziato a esplorare il suo potenziale in attacco e vale la pena sempre ricordare che si sta parlando di un giocatore non scelto al draft NBA 2019 (bravi tutti, a proposito). Già nel 2022-23 Naz Reid aveva sostituito Karl-Anthony Towns per tutta la stagione senza sfigurare, tutt’altro, lo scorso anno ha raccolto i frutti di tanta fiducia.
Grosso, non un atleta verticale ma con buoni piedi e una mano educata anche da tre (41.4%) e anche dal palleggio, e discreto stoppatore, Naz Reid è soprattutto un realizzatore, talmente buono che ogni tanto dava l’impressione che Minnesota avrebbe potuto pensare di sondare il mercato per Towns. E infatti è successo, anche per ragioni salariali. I Twolves hanno ceduto KAT ai Knicks per Randle (e DiVincenzo), Naz Reid si giocherà spazio e forse anche il quintetto base con lui.
78 – Immanuel Quickley
Avrà in mano le chiavi di una squadra a cui nel 2024-25 si chiederà di perdere dignitosamente, a meno di sorprese, ma se l’intrigantissimo duo point guard-ala Immanuel Quickley-Scottie Barnes dovesse sbocciare ai Raptors, almeno ci si divertirebbe alla Scotiabank Arena in attesa del futuro.
Con abbastanza fiducia e tiri, Quickey potrebbe facilmente sfondare la soglia dei 23-25 punti di media a partita. Nelle 38 partite giocate a Toronto lo scorso anno, per lui anche 6.8 assist di media, la sfida per l’ex Knicks è migliorare la selezione di tiro e imparare – banalmente – a guardare di più i compagni. Il potenziale per fare bene c’è tutto, il backcourt Quickley-Gradey Dick è tutto da inventare e Toronto rischia seriamente di essere una delle peggiori squadre al tiro da fuori in stagione.
77 – Coby White
Tutti ci avevano rinunciato con lui, tranne lui. Coby White ha sfruttato al meglio l’infortunio e l’assenza di Zach LaVine e si è rilanciato, e improvvisamente Chicago che – segnatevelo – inizierà molto presto a imbarcare acqua e volentieri, non può più farne a meno.
Dopo aver rinnovato i contratti di White e Pat Williams, e scelto Matas Buzelis al draft, i Bulls sono pronti a sbaraccare. Di LaVine si è scritto di tutto, Nikola Vucevic è perennemente in vendita e il povero Lonzo Ball è all’ultimo anno di contratto. Pure Josh Giddey sarà free agent al termine della stagione e nessuno tra questi vestirà ancora la maglia rossa e bianca oltre il prossimo giugno.
76 – Jonas Valanciunas
La cosa divertente è che – sulla cartissima – gli Washington Wizards con Valanciunas, Kyle Kuzma, Jordan Poole, Malcolm Brogdon, Corey Kispert, Saddiq Bey, Bilal Coulibaly, Richaun Holmes, Marvin Bagley III e i giovani Alex Sarr, Bub Carrington e Kyshawn George non sarebbero neppure malaccio. Ma a DC è una questione di cultura, perdentissima, e allora aspettiamoci da metà dicembre in poi il buon Jonas sul mercato. Nel frattempo il 32enne lituano svezzerà Sarr e gli coprirà le spalle, armato di santa pazienza.

75 – Josh Hart
Se Tom Thibodeau potesse, farebbe giocare 48 minuti a partita tutti, OG Anunoby, Donte DiVincenzo, Mikal Bridges e Josh Hart che tanto è abituato. Purtroppo non si può e sarà interessante verificare chi perderà più minuti tra DiVincenzo e Hart, posto che Anunoby avrà bisogno di saltare delle partite vista la sua storia di infortuni.
Hart è stato fenomenale ai playoffs 2024 per energia, difesa e coraggio, è un giocatore di quelli che fanno cultura di basket e che fanno tanto New York Knicks, quelli degli anni ’90 quando la NBA faceva schifo e nessuno aveva talento, che lo ha detto Anthony Edwards. Hart, in quel basket, ci sguazzerebbe. Edwards pure ma con un elmetto in testa.
74 – Keegan Murray
Col rinnovo, obbligato, di Malik Monk, il rientro di Kevin Huerter e soprattutto l’arrivo di DeMar DeRozan, il mondo per Keegan Murray a Sacramento si è fatto un po’ più piccolo.
Con DeRozan e Domantas Sabonis, i Kings avranno costantemente due non tiratori in campo (Sabonis ha il 37% da tre, ma su 1.1 tentativi a partita) e toccherà a Huerter e Murray aprire il campo. Tanti dei loro minuti si decideranno così, Keegan Murray offre più garanzie difensive in una squadra che non è fatta propriamente di mastini, e se da un lato le gerarchie sono chiare, dall’altro è quasi un peccato rassegnarsi a vedere l’ex Iowa “limitato” a un Harrison Barnes qualunque.
73 – Herb Jones
Primo quintetto All-NBA difensivo nel 2024, alte percentuali al tiro e un contratto una volta tanto adeguato e forse persino minore rispetto al suo reale valore, per l’ala piccola titolare dei New Orleans Pelicans che in questa stagione con Murphy III e Daniel Theis giocherà tanti minuti anche da ala forte. Con Herb Jones, Murphy III e CJ McCollum e spesso senza un centro di ruolo (NOLA ha rinunciato a Valanciunas) il campo sarà larghissimo attorno a Zion e a Dejounte Murray. Sempre in attesa di capire cosa succederà con Brandon Ingram.
Il dato, Herb Jones ha finito quinto per percentuale dagli angoli al tiro da tre con il 46.7% su 225 tentativi, decisamente il suo tiro.
72 – Jerami Grant
Vincolato da un contrattissimo che ha fatto benissimo a firmare a Portland, Jerami Grant è nella stessa situazione in cui era tre anni fa ai Pistons, ovvero il miglior giocatore di una squadra da lottery. Che è da lottery proprio perché lui è il miglior giocatore.
Questo non significa che Grant sia scarso, tutt’altro. In due anni ai Blazers ha viaggiato sul 40% da tre punti, da tempo ha dimostrato di poter essere un realizzatore secondario anche in squadre migliori ma al suo meglio, come giocatore in un contesto vincente, lo abbiamo visto ormai 4 anni fa ai Nuggets nel ruolo che oggi è di Aaron Gordon, e l’anno prima ancora a OKC. Sarà ancora sul mercato fino alla trade deadline, certo il suo contratto fino al 2028 (player option) non aiuta. E’ ancora in grado inoltre di avere impatto difensivo in una squadra da corsa? E quanto?
71 – Darius Garland
Sembrava proiettato verso la parte alta di questa classifica, un paio di anni fa, a dire il vero. Complice anche un infortunio complicato (frattura della mandibola) ha perso oltre due mesi di stagione lo scorso anno e per Cleveland la somma dei valori di Garland e Donovan Mitchell è stata minore di quanto sperato, l’ex Vanderbilt ha cercato di giocare attorno a Spida e ci ha rimesso in percentuali e usage, giù, e palle perse, su e di tanto anche (3.3 per 36 minuti di gioco, tante per una point guard al suo quinto anno NBA). E ai playoffs ha giocato male, c’è poco da dire.
Dopo l’eliminazione contro Boston al secondo turno Cleveland non ha cambiato nulla se non l’allenatore, fuori Bickerstaff e dentro Kenny Atkinson. Vedremo come il nuovo coach metterà in campo un roster identico a quello dello scorso anno.
