Il raggiungimento delle NBA Finals è un traguardo bramato da ogni giocatore della lega. Il pensiero del vissuto accompagna i protagonisti per anni a venire. Quelle raggiunte nella passata stagione dai Miami Heat rientrano tra le più sorprendentemente entusiasmanti della storia recente. All’interno della emblematica bolla del Walt Disney Resort di Orlando, la chimica della squadra di Erik Spoelstra ha impattato la percezione su di essa. Una deviazione della narrativa che circondava l’atmosfera attorno ai Miami Heat. Un gruppo di giovani promesse, costruito attorno al rullo compressore di emozioni scatenato da Jimmy Butler. Proprio per lui, l’avventura della passata estate ha rappresentato un punto di svolta per il suo status nella lega. Attraverso le sue prestazioni ha dimostrato di essere un giocatore in grado di condurre una squadra sino all’atto finale.
Ad oggi, aleggia il rimpianto di non aver reso glorioso ciò che ha sconvolto le aspettative generali. Come riportato da Scott Polacek di Bleacher Report, Jimmy Butler reitera il suo punto di vista. “Tuttora penso che dovevamo essere noi a vincere – ed avevamo due giocatori assenti.” I Miami Heat, già visibilmente provati dallo sforzo conseguente dalla scalata per ottenere la corona ad Est, hanno dovuto sopperire agli infortuni occorsi a Bam Adebayo e Goran Dragic. Dopo essersi messi in mostra come leader tecnici, hanno rispettivamente dovuto mancare diverse gare di finale. Tutto ciò comportò una ulteriore pressione sulle spalle di Jimmy Butler, che non ha mancato l’appello quando è stato chiamare a guidare i compagni. Inoltre, due giovanissimi esordienti come Tyler Herro e Duncan Robinson hanno dovuto bruciare le tappe e rendersi protagonisti sul fronte offensivo. I Miami Heat riuscirono a portare la serie a gara sei, per poi dover riconoscere la maggior prontezza dei Los Angeles Lakers.
Jimmy Butler e l’obiettivo di tornare alle Finals
Durante la serie di finale, Jimmy Butler ha primeggiato nelle statistiche individuali per la sua squadra. Una manifestazione di totale dedizione verso i suoi compagni. Ed una contagiosa influenza nell’acquisire consapevolezza che l’obiettivo era reale, e vicino. Ciò che ha di gran lunga impressionato di Jimmy Butler è stata la sua capacità di trascinare la squadra sul fronte offensivo. Ed essere contemporaneamente decisivo nella metà campo difensiva, dove era solito richiedere l’accoppiamento più complicato. In ossequio, LeBron James. Un impatto difficilmente traducibile nei numeri, che restano comunque iconici per il suo personaggio. Nella serie ha registrato 26.2 punti, 9.8 assist, 8.3 rimbalzi di media con il 54.6% dal campo. In sei gare, due doppie-doppie ed altrettante triple doppie.
Allo stesso tempo, Jimmy Butler ha parlato di come quella finale abbia svoltato nell’atteggiamento che gran parte dell’esterno riponeva nei suoi confronti. “Ora chiunque mi guarda con occhi diversi per come sono come persona, come giocatore e uomo squadra. Ma quello sono sempre io, in ogni cosa faccia. Sono quella persona sin dal primo momento che sono diventato qualcuno in questa lega. Non do peso a coloro che cambiano la percezione nei miei confronti solamente perché ho vinto qualche partita. Mi trovo dove ho sempre voluto essere. Amo Miami perché loro mi amano per ciò che sono.” Jimmy Butler esprime con chiarezza come non voglia nuovi entranti sul suo carro.
I Miami Heat sono chiamati, senza alcuna scusante, a rincorrere l’obiettivo di ripetere quanto mostrato la scorsa stagione. L’attuale inizio li vede con un record negativo e numerosi ostacoli presentati dai protocolli sanitari. Eppure, ci sarà ancora tanta pallacanestro da giocare. Jimmy Butler sarà il primo a voler dimostrare che esiste ancora del potenziale inespresso in questa squadra. Che forse è la chiave per scrivere un finale diverso.

