Home NBA, National Basketball AssociationNBA TeamsBrooklyn NetsNets, 18 mesi dopo, il debutto di Kevin Durant: “Ogni partita è importante”

Nets, 18 mesi dopo, il debutto di Kevin Durant: “Ogni partita è importante”

di Michele Conti
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In diciotto mesi Kevin Durant ha dovuto sopperire a variegate situazioni. Sconforto, disagio, dedizione, passione, riconoscenza del proprio duro lavoro ed infine, la gioia nel sentirsi di nuovo sé stesso. Da membro dei Golden State Warriors alle NBA Finals del 2019, a giocatore dei Brooklyn Nets che apriranno la stagione 2020/21 proprio contro la sua ex squadra. All’interno di questo orizzonte temporale, un lungo e tumultuoso processo di riabilitazione per la rottura del tendine d’Achille. Come da lui raccontato all’inizio del training-camp, sono situazioni in cui devi ricostruire ogni parte basilare del tuo gioco, a partire dalla semplice azione di correre. Tutto ciò è solamente un dimenticabile e buio episodio di una saga più unica che rara. I Brooklyn Nets con Kevin Durant e Kyrie Irving saranno tutti da scoprire, ma è reale la consapevolezza riguardo il loro spaventoso potenziale.

Prima di passare ai fatti, i media hanno spinto Kevin Durant a ripercorrere parte di ciò che successe prima della fatidica gara 5 di finale. Il due volte MVP delle Finals ha ribadito che non sussiste ragione di addossare la colpa del suo infortunio allo staff medico dei Golden State Warriors. “Gli infortuni fanno parte del gioco. A me è capitato uno molto duro. Ma non accuso nessuno di questo.” Così Mark Medina di Usa Today, che sottolinea come fosse unanime la scelta di far scendere in campo Kevin Durant. Anche Steve Nash, oggi allenatore dei Nets ma allora collaboratore dello staff di Steve Kerr, si unisce alla difesa. “Hanno uno staff medico incredibile con enorme esperienza. È stato un episodio sfortunato. Le persone possono puntare il dito, ma non si può avere il controllo di ogni cosa nello sport.

Kevin Durant: “Sarò sempre legato agli Warriors”

Nei confronti di Kevin Durant la narrativa generale è sempre stata pungente per il suo passaggio ai Golden State Warriors nel 2016. E successivamente, per la scelta in free agency di unirsi ai Brooklyn Nets. Mark Medina riporta a riguardo uno dei temi di maggiore discussione. Si tratta della convinzione che i Nets fossero il modo per Kevin Durant di dimostrare di poter vincere altrove. Una tesi rispedita al mittente dal diretto interessato. “Qualsiasi cosa voglia dire, non sono venuto ai Nets per provare che posso farcela da solo. In ogni team di cui abbia fatto parte ho lasciato il mio marchio. Ma non ho mai ritenuto che la squadra fosse mia. Tantomeno ora qui, a Brooklyn. Questa è la nostra squadra. Dai tifosi, alla proprietà, ai giocatori.

Raramente Kevin Durant si mostra emotivo nella presenza in campo. Il suo gioco parla per sé, ammaliatore e spesso letale. Un approccio che non si lascia sopraffare da chi si trova dall’altro lato del campo. Perciò ha ribadito che, seppur sarà piacevole, affrontare i vecchi compagni non altererà il suo istinto. “Per me, ogni singola partita è importante. Sento sempre di essere al mio livello, non importa chi c’è in campo. Sarà sicuramente bello trovare tutti coloro con cui ho lavorato nel mio periodo a Golden State. Ma niente di più.

A stimolare ancor più l’attesa del piacere ha provveduto Steve Kerr, allenatore dei Golden State Warriors. Un avvertimento per l’intera lega, da un uomo che ha quotidianamente assistito al manifestarsi del prime di Kevin Durant. “Ho visto la gara di pre-season contro Boston, ed è stato qualcosa di spaventoso per il resto della lega. Fatico a trovare una sola differenza tra quel Kevin Durant e quello di diciotto mesi fa.” A distanza di 71 giorni dalle NBA Finals 2020. 561 giorni dall’ultima gara ufficiale di Kevin Durant. La NBA accoglie nuovamente uno dei suoi più celebri protagonisti. La programmazione dell’opening night è ben nota, non resta che tornare a godere dello spettacolo.

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