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Magic Johnson torna sull’affare Davis: “Non è stata solo colpa mia”

di Francesco Catalano

L’ex giocatore e presidente dei Los Angeles Lakers Magic Johnson torna a parlare dei motivi per cui ha abbandonato il suo posto. Anzi, sostanzialmente è uno solo: non essere riuscito a circondare LeBron James di una squadra adatta per accedere almeno ai playoffs e quindi aver fallito nell’operazione Davis. Forse l’arrivo di Davis a febbraio avrebbe fatto svoltare la stagione dei gialloviola, che poi di fatto è naufragata e si è conclusa nel peggiore dei modi: mancata qualificazione ai playoffs e fallimento su tutti i fronti. Da lì a poco, Johnson ha rassegnato le dimissioni. Poi Anthony Davis ha veramente raggiunto Los Angeles e insieme a LeBron sta costruendo una coppia esplosiva; ma questa è un’altra storia.

In un’apparizione su Fox Sports 1, Magic è tornato a parlare di quella mancata trade, togliendosi diversi sassolini dalla scarpa. Le colpe, secondo la sua versione dei fatti, ricadrebbero anche sul GM Rob Pelinka, sulla proprietaria Jeanie Buss e soprattutto sull’allora GM dei Pelicans, Dell Demps.

Mi guardava come se fossi la causa del fatto che Anthony Davis volesse essere scambiato (riferendosi a Demps, ndr). Cioè, eravamo al telefono e mi dava la colpa. Ho detto ‘Per cosa mi stai dando la colpa, Dell?’. Ho sentito che voleva essere scambiato, così ti sto chiamando. ‘Avete intenzione di scambiarlo?’. Poi mi ha fatto tre o quattro proposte, ma non è mai stato serio. Non lo è mai stato. E ho detto a Rob (Pelinka, ndr) e Jeanie (Buss, ndr) ‘Non vuole dare AD a noi’. La sua ultima proposta è stata ‘Dacci l’intera squadra e cinque prime scelte’. Ho risposto ‘Ascolta, caro. Non posso darti cinque prime scelte e l’intera squadra’. Voleva tutti i nostri giovani. E guarda cos’è successo. Quando lo hanno scoperto, quando la proprietaria ha scoperto quale fosse la proposta era tipo ‘Cosa stai facendo?’. E poi arriva il nuovo general manager”.

Allo stesso modo i Lakers in estate hanno dovuto comunque rinunciare a giocatori come Brandon Ingram, Lonzo Ball e Josh Hart e concedere la quarta scelta assoluta del draft 2019 per giungere a Davis. Lo scambio è stato possibile anche grazie alla presenza come GM dei Pelicans di David Griffin che ha preso il posto di Demps. Griffin, dall’alto della sua esperienza, si è mostrato fin da subito molto più disponibile a trattare coi Lakers, a differenza del suo predecessore. Magic, tuttavia, ha continuato con la sua ricostruzione, rivelando anche altri retroscena.

Se avessi portato a termine lo scambio a febbraio, sarei ancora lì. E avrei potuto scegliere il coach che volevo. Tutto sarebbe andato meglio: anche l’affare con Kawhi (Leonard, ndr), conoscendolo, conoscendo suo zio, e avendo avuto modo di parlare. Non dico che sarebbe venuto ai Lakers, ma penso che avremmo potuto avere una possibilità in più con me in quella posizione”.

Insomma, parole al vetriolo quelle che Johnson rivolge alla sua vecchia casa. Non è stato sicuramente una delle più riuscite separazioni. Anzi, una delle più rancorose. Senza dubbio, a voler essere obiettivi, le colpe della fallimentare stagione dei Lakers dello scorso anno non sono tutte imputabili a Magic. Tuttavia, nel suo ruolo, ha fatto più di qualche scelta discutibile.

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