Stephen Curry si prepara al debutto da presentatore sul palco degli ESPYs Awards, i premi Oscar dello sport, serata in cui lo stesso Steph è candidato per due categorie.
Curry, che appena un mese fa ha vinto il suo quarto titolo NBA in carriera e finalmente il premio di MVP delle Finals, sarà il primo atleta NBA dai tempi di LeBron James a condurre la serata. Allora era il 2007 e LeBron co-condusse la premiazione assieme a Jimmy Kimmel.
A Complex.com, Steph ha raccontato di essere un poco “nervoso” per un debutto assoluto in una veste nuova ma di volersi soprattutto divertire, e ha promesso che non lesinerà battute sui suoi colleghi “più vicini” e in generale sulle persone presenti al Dolby Theatre di LA, nello spirito delle cerimonie di premiazione come Oscar o Emmy.
“Sentirete delle belle battute, quello si, ma non so ancora chi sarà la ‘vittima’. Non mancherà anche un po’ di autoironia“.
Stephen Curry è in lizza in tre categorie, quella per il miglior atleta uomo dell’anno assieme a Connor McDavid (NHL), Shohei Ohtani (MLB) e Aaron Rodgers (NFL), e quella per la Best Record-Breaking Performance dopo aver battuto il record di tiri da tre punti in carriera di Ray Allen a novembre. Con Steph in lista ci sono anche Jocelyn Alo (softball), la leggenda dell’atletica leggera Allyson Felix e Tom Brady. La terza categoria è ovviamente quella dedicata al miglior giocatore NBA dell’anno, con Luka Doncic, Joel Embiid e Nikola Jokic.
Anche i Golden State Warriors tornati campioni NBA nel 2022 sono stati inseriti nell’ampia categoria delle migliori squadre sportive dell’anno, assieme ad Atlanta Braves, Chicago Sky, Colorado Avalanche, la squadra di football della Georgia University, i Los Angeles Rams e la squadra di softball della Oklahoma University.
Il basket, tra college NBA e WNBA sarà rappresentato anche da Ja Morant, Chet Holmgren, Candace Parker, Klay Thompson e dal quartetto Skylar Diggins-Smith, Sylvia Fowles, Jonquelle Jones e la stessa Parker.
Steph ha risposto a una domanda su un’ipotetica sfida tra le ere, tra i suoi Warriors 2017 e i Chicago Bulls 1996 e gli LA Lakers 2001 di Shaq e Kobe. “Diciamo che è un giochino divertente. Ma se dobbiamo giocare, allora in un universo parallelo direi che contro i Lakers del 2001 avremmo vinto noi, non so chi avrebbe marcato O’Neal ma io non so chi tra loro avrebbe marcato sia Klay Thompson che me. E tre (con Kevin Durant, ndr) sono meglio di due!“.
Curry, come aveva fatto appena dopo aver vinto gara 6 contro Boston, non ha risparmiato “i presunti esperti” che fanno classifiche e danno patenti da top 10 di sempre e migliori giocatori di sempre: “E’ il loro lavoro sollevare polveroni e fare classifiche (…) ma chi conosce il basket sa che ci sono solo alcuni giocatori che tutte le squadre vorrebbero, e solo alcuni giocatori che incidono sul numero di vittorie in modo costante. E quando sei in questa categoria, quello è il discorso che occorre fare“.
Un’ultima domanda tecnica è dedicata all’impatto difensivo di Stephen Curry, non certo la parte più vistosa né efficace del suo gioco, ma non il punto debole insormontabile spesso descritto. “Io in difesa faccio solo il mio compito, ovvero non essere l’anello più debole della catena. Richiede sforzo e intelligenza nel capire il gioco. Non sarò mai al livello di un All-NBA difensivo ovviamente, ma nella nostra metà campo ho fatto tanti progressi e anche questo ci ha permesso di vincere. Per cui il discorso del punto debole del mio gioco lo considero chiuso“.

