Home NBA, National Basketball AssociationNBA TeamsGolden State WarriorsSteve Kerr: “All’arena di Phoenix non si sente niente, sembra un club”

Steve Kerr: “All’arena di Phoenix non si sente niente, sembra un club”

di Michele Gibin

Coach Steve Kerr non ha gradito, per usare un termine gentile, l’atmosfera all’interno del Footprint Center di Phoenix durante la partita persa per 123-115 dai suoi Golden State Warriors, la settima delle ultime 8 per i campioni NBA 2022.

Nessuna intemperanza dei tifosi, né lamentele per il caldo o il parquet scivoloso, o cose di questo tipo. Coach Kerr stava discutendo in sala stampa con i cronisti dopo la partita su come sia importante comunicare e parlarsi in difesa… se solo si sentisse qualcosa.

La realtà è che in questa arena non si sente niente, è come stare in un club, in una discoteca tutto il tempo. Sembra di stare a South Beach” così Kerr che se l’è presa con il volume eccessivo dell’impianto PA del Footprint Center, e anche con la playlist. “Sono serissimo, io non sentivo niente. Per tutta la partita questa musica techno martellante da locale. Ma non possiamo tornare a giocare a basket e basta? Che diavolo stiamo facendo?

La partita a Phoenix non è stata facile per gli Warriors, che dopo appena un tempo hanno perso Chris Paul, espulso per due falli tecnici in sequenza dalla sua nemesi con fischietto, Scott Foster. Dopo la gara, CP3 ha attaccato Foster spiegando come l’arbitro abbia un conto aperto personale con lui, da anni, coach Kerr e Steph Curry hanno difeso Paul.

E a proposito di arene rumorose, Steve Kerr è un testimone diretto di fino a dove una franchigia si possa spingere. Kerr era in campo nel 1998 alle NBA Finals tra Chicago Bulls e Utah Jazz, ai tempi in cui al Delta Center di San Francisco la mascotte di Utah entrava in campo con una Harley Davidson e coach Phil Jackson allenava con i tappi per le orecchie…

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