11 Novembre 1991, Saint Boi De Llobregat, Barcellona.
“Quando sarò grande diventerò un medico, scoprirò la cura per l’AIDS”:
Con quest’affermazione il giovane Pau si rivolse a sua madre, Marisa, dopo aver visto l’annuncio in tv in cui venne resa nota la sieropositività di un certo Earvin “Magic” Johnson. Inutile dire che il talentuosissimo playmaker di sponda Lakers era l’idolo indiscusso dell’allora undicenne Gasol.
Il ragazzo vive assieme ai genitori, entrambi medici, e i due fratelli minori a Barcellona non molto distante dalla Sagrada Famìlia.
Crescendo mostra interesse sempre maggiore per la palla a spicchi, anche a causa della notevole stazza, sviluppa gradualmente il proprio gioco coltivando allo stesso tempo la passione per la musica, specialmente quella lirica, e dedicandosi attentamente nello studio per la facoltà di medicina.
L’approdo con la pallacanestro avviene nel team scolastico di Alvirne, in veste di pivot, successivamente milita per breve tempo nella CB Cornellà, società minore affiliata alla FC Barcellona.
A 16 anni entra a far parte delle giovanili blaugrana, due anni dopo guida la nazionale spagnola alla medaglia d’oro nel mondiale Under 19 disputatosi a Lisbona, avviando assieme a giovanissimi astri nascenti come Juan Carlos Navarro e Felipe Reyes una vera e propria dinastia destinata a durare negli anni successivi.
Il nativo della Catalogna inizia seriamente a farsi note per qualità, tecnica e grande intelligenza nel calcare parquet.
La consacrazione avvenne nel 2001, quando con la prima formazione Blaugrana diventa campione di Spagna, nonchè MVP delle finali, facendo registrare 12.4 punti e 5.8 rimbalzi per allacciata di scarpe nella stagione vittoriosa.
Il talento cristallino di Pau, unito alla sua leggiadra nei movimenti ed efficenza sul campo, inizia ad attirare attenzioni piuttosto notevoli.
In soli sei mesi la sua crescita sul piano del gioco è talmente elevata tanto che gli Atlanta Hawks decidono di chiamarlo con la terza scelta assoluta nel draft 2001, in assoluto la chiamata più alta concessa ad un Europeo fino ad allora, girato immediatamente ai Memphis Grizzlies in cambio di Shareef Abdul-Rauf.
In quel di Memphis sorsero i primi dubbi e dilemmi riguardo l’effettivo potenziale dello spagnolo, uniti a timori sostanzialmente infondati, destinati a scemare nel brevissimo tempo.
Coach Hubie Brown, di scuola Alcindor-Robertson (due a caso, il miglior marcatore di tutti i tempi assieme a l’unico individuo in grado di far registrare una tripla doppia di media per un’intera regular season) in quella Milwaukee da titolo e lungimirante come pochi, rimase colpito dalle qualità del catalano tanto da decidere di inserirlo sotto la sua ala protettiva coltivandone il talento come solo lui e pochi altri sanno fare, la “vecchia” scuola è richiamata in causa.
I risultati divennero ben presto chiari ed evidenti agli occhi di chiunque, persino di chi nutriva ancora dubbi ed incertezze, Gasol divenne matricola dell’anno.
L’anno successivo è quello della consacrazione a Memphis, diventa leader inamovibile della franchigia registrando 19 punti netti di media.
Il leggendario Brown lo sprona ed elogia sempre più definendolo “giocatore cerebrale” dotato di grande conoscenza di gioco.
Nonostante i circa 130 kg uniti a 216 centimetri d’altezza, Pau è agile quasi quanto una guardia, il suo variegatissimo bagaglio tecnico include ogni forma di tiro, dal dropstep al piazzato fino al tiro in sospensione, senza nemmeno disdegnare il tiro da dietro l’arco, inclusi fondamentali in post up notevoli.
Ha mani piuttosto educate che lo rendono un temibile passatore, legge tagli e scarichi con estrema naturalezza ed il suo imprevedibile stile di gioco lo rende una minaccia dal perimetro come pochi altri nella lega.
Trascina i suoi ai Playoffs per la prima volta al suo terzo anno NBA, finendo per infrangersi contro degli agguerriti Spurs, fuori al primo turno per 4-0.
I due anni successivi non avranno esito migliore, nonostante le ottime prestazioni di squadra e dello stesso Pau, Memphis rimedierà due sonore sconfitte al primo turno dei Playoffs, rispettivamente con Suns e Mavericks.
L’anno seguente lo spagnolo non avrà modo di raggiungere la post-season e da questo episodio scaturirà la definitiva rottura tra la franchigia e lo spagnolo.
Nel Febbraio 2008 Pau Gasol viene ceduto ai Los Angeles Lakers in cambio di Aaron McKie, Kwame Brown, Javaris Crittenton, due prime scelte ed i diritti per Marc Gasol.
Scambio tra franchigie che stenta a risultare reale, tant’é che un certo Gregg Popovich commenterà la trade affermando di essere priva di buonsenso.
Passaggio di testimone, Hutch Brown affida il suo pupillo a tale Phil Jackson, tant’è che lo stesso Magic Johson durante la consegna della divisa inviterà Pau stesso a vincere un titolo.
L’impatto di Gasol nei Lakers è poderoso, così come la chimica instauratasi in un brevissimo lasso di tempo con coach Zen e compagni di gioco, all’esordio in giallo viola piazza 24 punti conditi da 12 rimbalzi trascinando i Lakers alla vittoria.
Prima posizione in Western Conference (57-25) e Playoffs alle porte, primo turno : Denver Nuggets.
Avvio devastante, Gasol sfodera tutti i suoi 216 centimetri di tecnica, padronanza di fondamentali ed estrema capacità di lettura del gioco, confezionando la prima vittoria di off season per lui (36 punti, 16 rimbalzi, 8 assistenze, 3 stoppate), ne seguiranno altre 4, Lakers 4 – Nuggets 0.
Quel fatidico primo turno superato in modo eccellente.
Seguono la sudata vittoria della serie con Utah, successivamente Bulls e Spurs. Non riusciranno però a sconfiggere i temibili Celtics guidati dai veterani Garnett, Allen e Pierce, i Lakers cadono 4-2.
I seguenti due anni affermeranno Gasol come pilastro portante della franchigia assieme a Kobe Bryat, oltre ai due tanto attesi titoli consecutivi vinti rispettivamente con Orlando Magic e successivamente, con forte desiderio di rivincita, Boston.
I trionfi non termineranno qui, Gasol infatti trascinerà la propria nazionale al titolo mondiale nel 2006, nel 2008 l’argento olimpico a Beijing, l’anno successivo diventa campione europeo (bis nel 2011)
L’armata spagnola è annoverata come miglior team europeo per lungo tempo, gli imponenti risultati parlano chiaro.
I successivi approdi in post season non vengono premiati, nonostante il passaggio del primo turno contro New Orleans, Gasol viene incolpato di un errore fatale al secondo turno con i Mavs, costato ai Lakers il 3 a 0, e successiva sconfitta per 4-0.
Lo stesso Kobe Bryant che da sempre lo ha supportato, stavolta lo accusa di non essere sufficentemente aggressivo quando la situazione lo richiede, in realtà è ben lungi dall’essere una critica, il 24 gialloviola invitò il compagno a maggiore determinazione in campo e nulla più.
Phil Jackson lascia il comando e si inizia a vociferare un possibile scambio: Chris Paul ai Lakers in una trade che coinvolge tre franchigie (Houston, Lakers, Hornets) compresi Odom e Pau Gasol.
Salterà tutto a causa dell’intervento del commissioner Stern, Paul andrà ai Clippers, Gasol resterà ai Lakers.
L’anno successivo segnerà per il catalano quasi il termine di un matrimonio fruttuoso con la franchigia californiana: l’errore commesso in semifinale di Western Conference con OKC, costatogli la gara e successivamente la serie, fece in modo che più di qualche semplice dubbio in fase decisionale gli venne attribuito.
Con l’avvento di Mike D’Antoni al posto di Mike Brown i Lakers ci riprovano, supportati anche dal veteterano Steve Nash e dal dominante Dwight Howard.
La stagione stenta a decollare, Bryant subisce un grave infortunio e si arriva ai Playoffs a stento, fuori al primo turno contro gli Spurs per un prepotente 4-0.
Howard decide di non rinnovare, firma con i Rockets e subentra il vetetano Chris Kaman.
La successiva stagione rasenta quasi l’osceno, il pessimo record di 27-55 vieta l’accesso ai Playoffs per la prima volta dal 2005, D’Antoni fa le valigie.
Gasol decide quindi, a scadenza di contratto, di trovar fortuna altrove siglando un contratto con i Chicago Bulls.
Tutti sanno di cosa è capace lo spagnolo, è ben conosciuto ma nonostante l’età ormai avanzata le aspettative non sono di certo abnormi.
Pau Gasol stupisce nuovamente : viaggia attualmente al ritmo di doppia doppia di media, è più volte risultato decisivo per i Bulls realizzando prestazioni imponenti, siglando nuovi record personali come quello delle stoppate in una singola gara (9) e scollinando anche sopra i 30 in molte occasioni.
Ancora una volta il catalano si dimostra essere, nonostante i 34 anni d’età, una pedina fondamentale per l’equilibrio di una franchigia.
Assieme a stelle come Derrick Rose, Noah ed il sempre più in ascesa Jimmy Butler forma un quintetto che non teme rivali.
Nonostante Pau abbandonò gli studi di medicina a causa dei molteplici impegni sul parquet, la sua originaria vocazione non è del tutto esaurita : spesso e volentieri fa visita nei reparti pediatrici di diversi ospedali portando gioia ed allegria ai piccoli meno fortunati.
La sua grandezza è data dal suo talento cristallino tanto quanto il suo essere umile e signorile, da sempre è grato a Coach Zen per tutto ciò che è stato capace di dargli, a partire dalla fiducia passando per le imprescindibili letture sul triangolo offensivo, Hubie Brown ed i suoi genitori.
Non possiamo che augurare con altrettanta umiltà e sincerità un roseo futuro per un campione di tale portata.
Per NBA Passion,
Teto Ceneri







